“Governo forte, stabile e coeso che ha restituito credibilità all’Italia” le ultime parole famose del presidente Giorgia Meloni. Non ha fatto in tempo a postarle che è uscita la notizia di una guerra interna tra Fratelli d’Italia (FdI) e la sua giovanile. Guerra che si è concretizzata a Roma il 13 agosto con l’occupazione della sede del partito di via Sommacampagna 29 da parte dell’organizzazione giovanile Gioventù nazionale e con l’intervento di polizia e digos contro questa, chiamati proprio da Fratelli d’Italia.
A poco sono valsi i tentativi di smentita e le balle con cui si sono arrampicati sugli specchi i vertici di Fratelli d’Italia romani. E così, il governo più “solido” d’Europa si è mostrato per l’ennesima volta per quello che è: un gigante dai piedi di argilla, che ad ogni passo che fa si sfalda un pochino di più.
Se non bastavano le bugie spudorate per camuffare la sudditanza del governo a imperialisti Usa, sionisti e Ue a targhe alterne (ma a volte anche in contemporanea!) e se non bastavano le sparate varie per distogliere l’attenzione da difficoltà e scontri interni, in questi giorni è arrivata anche la farsa per mostrare la fragilità con cui si tiene in piedi il governo Meloni.
Un corto circuito interno che ha di farsesco anche solo per il ricorso all’occupazione, forma di lotta ampiamente criminalizzata dalla Meloni contro tutto il movimento che resiste e si oppone alle misure di guerra e antipopolari del governo. Ma che ha anche tanto di reale perché mostra come la stessa base del partito di governo (già da principio minoritaria) scricchioli e si sfaldi dopo due anni di mandato. Dopo due anni in cui l’opera della Meloni ha tradito e calpestato ogni promessa fatta.
Oggi è sempre più chiaro che se il governo è ancora in carica è perché l’ampio e variegato movimento che nel paese gli si oppone non l’ha ancora preso di mira con l’obiettivo di farlo cadere. Perché ancora non si muove compattamente e in maniera adeguata per farlo.
È sempre più chiaro quindi quale è invece la strada – del tutto possibile – che organismi, comitati, collettivi, sindacati, partiti politici alternativi al sistema delle Larghe intese hanno davanti. Organizzarsi e coordinarsi per dare un colpo mortale al governo Meloni e scalzarlo definitivamente. Moltiplicando proteste, iniziative, organismi e lotte contro tutte le sue misure; collegandole con l’obiettivo politico di far montare una forza in grado di cacciarlo e far valere la volontà della maggioranza della popolazione, imponendo un governo che sia espressione diretta di questa. Liberando nuovamente il paese!
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Scontro Gabbiani-meloniani. Occupata la sede a Roma
DESTRE Guai interni a FdI tra Gioventù Nazionale e i seguaci di Rampelli, che minimizza
Il Manifesto
Giovani militanti della Gioventù Nazionale – Ansa
ROMA
Via Sommacampagna 29, a due passi da Piazza Indipendenza, è uno dei luoghi simbolo della militanza dura e pura della destra romana. Già sede degli universitari del Fuan, da qui partivano le spedizioni dirette verso La Sapienza e la ‘rossa’ San Lorenzo. Oggi è la sede romana della federazione di Gioventù Nazionale, ma anche una delle casematte dei Gabbiani, ovvero della corrente che fa riferimento a Fabio Rampelli.
ORA LA STORICA SEDE è al centro di uno scontro senza esclusione di colpi tra i giovani che fanno riferimento a Marco Perissa, segretario romano di FdI di osservanza Meloniana, e i combattivi rampelliani che rifiutano la ‘normalizzazione’ che il partito vorrebbe imporre a quello che è un luogo che storicamente ha sempre avuto una sua autonomia. Autonomia oggi poco gradita, anche perché spesso e volentieri i giovani inquilini sembrano indistinguibili da una qualsiasi sigla di estrema destra.
Ieri mattina su Telegram inzia a circolare un comunicato durissimo che dichiara Sommacampagna «occupata». Arriva sul canale di “Colle Oppio” cuore della militanza rampelliana e della destra identitaria. Poi viene pubblicato sulla pagina Instagram di Gioventù Nazionale Roma, venendo subito dopo cancellato. Evidentemente i panni sporchi si lavano in famiglia.
«QUESTA NOTTE è stata fatta una forzatura da parte di chi, evidentemente, quella storia l’ha dimenticata, e, invece di preservarla punta a distruggerla, o meglio, a preferirle il vile denaro. Così, nella notte, le serrature della nostra sede – Federazione romana di Gioventù Nazionale – sono state cambiate a nostra insaputa», recita la nota. «La nostra mobilitazione è stata repentina e abbiamo provveduto a riprenderci nel più breve tempo possibile quello spazio appartenuto sempre al motore della destra giovanile. – prosegue il comunicato poi cancellato – Dichiariamo perciò l’occupazione degli appartamenti, sostituendoci così alla Fondazione Alleanza Nazionale. Saremo noi a difendere la storia, a preservarla e portarla avanti, sempre e per sempre, di generazione in generazione, è un nostro diritto, è un nostro dovere!».
MA COSA È SUCCESSO? Il partito, guidato a Roma dal meloniano Marco Perissa, dopo un congresso velenoso dietro l’apparente unità, ha deciso di spostare la federazione a Garbatella. Una scelta d’ordine, formalmente voluta dalla Fondazione An proprietaria degli immobili ereditati da Alleanza Nazionale. Dal partito la decisione è negare ogni cosa. Eppure stamattina a Sommacampagna è arrivata la polizia. Il segretario nazionale di Gn Fabio Roscani – contattato da il manifesto – ha scelto di rimandare al segretario Romano Francesco Todde che ci ha detto che «non è accaduto nulla», aggiungendo «smentiamo ogni cosa». E il comunicato? «Un errore fatto dai ragazzi». Non sappiamo come si sia risolta la vicenda perché le bocche sono cucite, ma un accordo deve essere stato trovato. Rampelli se ne assume il merito, parlando di «Un equivoco cui si è immediatamente posto rimedio con il mio intervento», sarebbero bastate «due telefonate e la consegna delle chiavi al sottoscritto come responsabile della custodia dei locali». Insomma i Gabbiani si tengono Sommacampagna, fino alla prova di forza le “due telefonate” non avrebbero sortito evidentemente effetto.
TRA DUE ANNI SI VOTA nella capitale, e la scelta del candidato che spetta di diritto alla destra romana, rischia di essere una grana per il partito che ufficialmente non ha correnti, ma dove il dibattito interno è silenziato e la lotta politica si combatte con cambi di serratura e chiamate alla polizia per riprendere possesso degli immobili. Ma questa vicenda racconta anche della difficoltà di normalizzare la militanza giovanile del partito, ancora molto legata ai miti e a i riti del neofascismo, come ha mostrato l’inchiesta di Fanpage.it che prendeva le mosse proprio dal racconto dei ragazzi di Fratelli d’Italia a Roma.






