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Attivarsi contro la guerra dentro e fuori dalle aziende: lettera di una lavoratrice

Agenzia Stampa - Staffetta Rossa by Agenzia Stampa - Staffetta Rossa
Agosto 28, 2025
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Pubblichiamo il contributo inviato all’Agenzia Stampa Staffetta Rossa da parte di una compagna che ha trovato nel nostro articolo Mobilitarsi contro la guerra suoi luoghi di lavoro. Che fare? spunti utili per spingere i colleghi di lavoro ad attivarsi e intervenire nelle mobilitazioni in solidarietà con la Resistenza del popolo palestinese.

La compagna infatti ci racconta una piccola ma significativa esperienza nella quale mostra che cominciare a promuovere discussione e organizzazione contro la guerra nei posti di lavoro non è solo possibile e necessario, ma è soprattutto un’esigenza di tanti lavoratori che ad oggi non sanno come e cosa fare per opporsi.

Ma soprattutto l’esperienza della compagna mostra che quando i lavoratori, anche pochi, si schierano e partecipano alle mobilitazioni, ai presidi, alle manifestazioni contro il genocidio in corso a Gaza e contro la partecipazione del nostro paese alla Terza guerra mondiale, trasmettono agli altri lavoratori la fiducia nel fatto che la guerra si può fermare se i lavoratori iniziano a organizzarsi per farlo.

Leggi anche: Da Genova al resto d’Italia: Bloccare il traffico di armi

Che altri 10, 100, 1000 gruppi di lavoratori prendano posizione contro la partecipazione dell’Italia al genocidio in Palestina e partecipino alle prossime iniziative e mobilitazioni per opporsi alla guerra e riempire delle loro istanze il movimento di Resistenza che sta crescendo nel nostro paese.

Buona lettura

***

IIl 9 agosto ho partecipato insieme a un’altra compagna al presidio in solidarietà alla Palestina che si è tenuto in Piazza S. Babila a Milano, organizzato dall’Associazione Palestinesi d’Italia nell’ambito della giornata mondiale per rompere l’assedio di Israele.

Abbiamo deciso di prendere parte al presidio come lavoratrici del Gruppo Poste, lavorando in due aziende diverse ma entrambe del gruppo Poste Italiane, portando cartelloni che identificavano la nostra appartenenza di classe, con i quali affermavamo la necessità di organizzarsi in ogni posto di lavoro, seguendo l’esempio dei portuali, per diventare quella forza che può interrompere la complicità del governo e delle aziende italiane con il genocidio, e nei quali davamo alcune indicazioni pratiche di azioni, anche simboliche, per iniziare ad attivarsi e ad attivare i propri colleghi.

L’iniziativa che abbiamo preso è stata piccola, eravamo solo due, ma ha avuto un riscontro che è andato oltre le nostre aspettative: tante persone si sono fermate a parlare con noi, complimentandosi per l’iniziativa, abbiamo conosciuto una collega con cui ci siamo scambiate i contatti e scoperto che esistono dei gruppi di lavoratori organizzati dentro le Poste, è rimasta con noi per tutta la durata del presidio una lavoratrice di un’altra azienda conosciuta in piazza che ci ha spinte a ragionare su come proseguire collettivamente aprendo a una prospettiva di ampio respiro nei luoghi di lavoro, ci siamo confrontate rispetto alle interazioni che abbiamo con i rispettivi colleghi sulla Palestina.

Come dicevo, è stata una piccola esperienza a cui ora bisogna dare seguito.

Perché siamo andate in piazza in questo modo? Anzitutto, ci stiamo interrogando da qualche tempo su come dare un risvolto organizzativo alle tante discussioni che facciamo con i nostri colleghi, informati, aggiornati sul genocidio, preoccupati dalla spirale di guerra, ma soprattutto resi impotenti da quel senso comune secondo il quale le cose non possono cambiare, non si può fare niente.

Noi siamo consapevoli che le cose possono cambiare, lo dimostrano i portuali del Mediterraneo che da Marsiglia a Genova, Livorno e oltre si coordinano, organizzano scioperi e impediscono il traffico di armi nei porti; lo dimostrano gli aeroportuali e i ferrovieri che denunciano e bloccano il traffico di armi: la nostra arma è l’organizzazione, ed è un’arma potente, in grado di spaventare i padroni e bloccare tutto.

Il punto è che i lavoratori sono stati disabituati a lottare, con il meccanismo della delega promosso dai sindacati di regime, e sono stati abituati a perdere. Da un lato i lavoratori hanno paura di esporsi, perché non c’è un movimento operaio abbastanza forte e sufficientemente coeso, dall’altro spesso non sanno nemmeno come fare e cosa fare, non hanno fiducia di poter fare qualcosa e si sentono delle gocce nell’oceano.

Siamo consapevoli che il fronte che si oppone alla Terza guerra mondiale in corso deve entrare nei luoghi di lavoro perché solo la forza organizzata delle migliaia di lavoratori nel nostro paese può far diventare la guerra e l’economia di guerra un problema per i padroni e i guerrafondai che sono al governo. Siamo anche consapevoli che questo fronte non si realizzerà da solo, se nessuno si mette a costruirlo. Noi siamo solo due, ma abbiamo preso i contatti con altre due lavoratrici durante un presidio di un paio d’ore, questo significa che la disponibilità a muoversi c’è, che l’esigenza di organizzarsi nei luoghi di lavoro esiste ed è condivisa, ma quello che non c’è è qualcuno che se ne fa promotore.

Non pensiamo che sia semplice: abbiamo provato a intervenire sui nostri rispettivi colleghi, quelli con cui abbiamo un rapporto di fiducia, per farli partecipare con noi al presidio, alla fine siamo andate da sole, ma li abbiamo aggiornati e resi partecipi di questo percorso. Proveremo in altri modi a coinvolgerli, cercando di attuare quei suggerimenti che sono stati indicati nell’articolo dell’Agenzia Stampa Mobilitarsi contro la guerra suoi luoghi di lavoro. Che fare?: un’idea che ci è venuta in mente è di proporre di scrivere uno striscione dopo il turno per affiggerlo nei pressi dei luoghi di lavoro, fare una cassa di resistenza per comprare il materiale per realizzarlo, in modo che anche chi non vuole, non può o non se la sente di partecipare attivamente all’iniziativa possa comunque contribuire alla sua realizzazione.

Abbiamo pensato ovviamente di continuare a partecipare ai presidi e cortei per la Palestina con la parola d’ordine di organizzarsi nei luoghi di lavoro e di continuare a proporre ai nostri colleghi di partecipare, per costruire un percorso che ci porti a un’assemblea dei lavoratori milanesi contro il genocidio a Gaza.
Nessuna di queste iniziative prevede di “salire sulle barricate”, per ora. Prima di salire sulle barricate quelle barricate vanno costruite: con le piccole azioni che ci permettano di dare fiducia a chi l’ha persa, di infondere coraggio a chi pensa di non averlo, di far esprimere la forza che è sopita, di organizzare il malcontento e l’indignazione che covano sotto la cenere.

Per il mese di settembre, di ottobre e anche di novembre sono già in programma numerose iniziative locali e nazionali a cui partecipare coi propri colleghi!
■ 2-7 settembre, Venaus (TO): campeggio studentesco “Uniamoci contro chi ci vuole in guerra”,
■ 5-6 settembre, Cernobbio (CO): “L’altra Cernobbio, addio alle armi” promossa da Sbilanciamoci e Rete Pace e Disarmo,
■ 5-6-7 settembre, Coltano (PI): “Campeggio No Base ai Tre Pini” promossa dal Movimento No Base ne a Coltano né altrove,
■ 11 settembre, Roma: protesta contro il “Defence Summit” (incontro tra Forze Armate e industria delle armi),
■ 12-14 settembre, Cecina (LI): università estiva di Attac “Fermare l’economia di guerra, riprendersi il futuro”,
■ 15 settembre, Trieste: corteo “Fuori la guerra dal porto franco e internazionale di Trieste”,
■ 15-21 settembre: settimana di azione globale per la pace e la giustizia climatica,
■ 21 settembre, Roma: assemblea nazionale organizzata dal coordinamento “A pieno regime” contro la guerra, il governo Meloni e la deriva autoritaria,
■ 26-27 settembre: assemblea internazionale dei portuali contro la guerra promossa da USB,
■ 27 settembre, Roma: assemblea nazionale “Convergiamo” promossa da Stop Rearm Italia,
■ 4 ottobre (da confermare): mobilitazione nazionale per la Palestina indetta da Giovani Palestinesi in Italia, Unione Democratica Arabo-Palestinese e altre associazioni palestinesi,
■ 11 ottobre, Bologna: assemblea “Pensare l’Europa oggi: spazi e soggetti delle lotte in tempo di guerra” promossa da RESET Against the War,
■ 11 ottobre, Firenze: corteo indetto dal Comitato No Comando Nato né a Firenze né altrove,
■ 12 ottobre, Umbria: marcia Perugia-Assisi,
■ 14 ottobre, Udine: manifestazione contro la partita di calcio Italia-Israele,
■ 25 ottobre (da confermare): manifestazione nazionale contro il riarmo e verso la legge di bilancio indetta dalla CGIL,
■ 4 novembre: giornata di lotta contro la propaganda di guerra e il militarismo (la convocazione dello sciopero non è ancora ufficiale) in occasione della festa nazionale delle Forze Armate,
■ 8 novembre, Roma (da confermare): manifestazione nazionale indetta dall’assemblea “Guerra alla guerra” organizzata il 27 luglio scorso dal movimento NO TAV.

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