Pochi giorni fa Sesto è stata teatro di un grave episodio di sequestro e stupro di due giovani ragazze nella propria casa.
Da quel momento varie voci si sono levate condannando giustamente l’accaduto e chiedendo all’amministrazione di mettere mano alla gestione della città e alla sua sicurezza. Alcuni facendo proposte concrete di una gestione alternativa dei territori e della vigilanza, altri sottolineando la necessità di invertire la rotta rispetto all’abbandono e al degrado in cui affonda la città incrementando servizi pubblici, più garanzie e tutele per le fasce più deboli, più pulizia, più sicurezza.
Questo grave episodio, come altri che sono avvenuti sul territorio nell’ultimo periodo, è il frutto della crisi in cui versa l’intero paese e con questo Sesto. Una crisi fatta di aumento continuo di povertà, emarginazione, disoccupazione, creando una situazione sempre più esplosiva. Anche l’accanimento sulle donne delle masse popolari è effetto di questo, di una guerra tra poveri che si fa sempre più grave. Una situazione alimentata da chi governa oggi la città, che quindi NON RISOLVERA’ questa situazione. Non può farlo perché non è nei suoi interessi. Perché farlo, mettere mano al degrado e all’insicurezza significa mettere al centro gli interessi delle masse popolari della città e alimentare il loro protagonismo.
Su questo vogliamo essere chiari: la soluzione a questa condizione non verrà da vigilanti, dall’aumento o dal cambio di mansione della polizia sui territori. L’unica soluzione reale e positiva per gli abitanti di Sesto non può che venire da loro stessi. Le città sicure le fanno le masse popolari organizzate, quelle che rendono vivi e popolari i quartieri, che promuovono attività, sport, iniziative, sportelli rendendoli sicuri. Le fanno i comitati che ogni giorno lottano per fermare la guerra e i suoi effetti nel paese, quelli che in solidarietà alla Palestina animano piazze e spazi, quelli che combattono affinchè tutti abbiano la possibilità di avere un tetto sopra la testa, di accedere al Servizio Sanitario, quelle che lottano ogni giorno per i diritti delle donne e per la loro tutela.
Sono già molti i comitati su Sesto che sono attivi in questo senso e che formano in potenza una rete che rende sicuri i quartieri. È questa rete che va rafforzata ed estesa!
In ogni quartiere, in ogni caseggiato, in ogni azienda e ospedale bisogna organizzarci per cambiare questa situazione. Promuovendo attività, ricostruendo quei servizi e quegli spazi lasciati alla malora da chi gestisce la città, controllando il territorio organizzando anche ronde popolari contro degrado e violenza nei quartieri, come ha fatto ad esempio il comitato “riprendiamoci piazzetta Trento e Trieste” o le compagne di Nudm in alcune città con le passeggiate arrabbiate contro la violenza sulla donne. Rimettendo in sesto i territori come hanno fatto comitati e associazioni alle Vele di Scampia (NA) o il Quarticciolo ribelle a Roma. Sviluppare iniziative simili e il loro coordinamento, in modo da costruire una rete di gestione dal basso e alternativa a quella criminale di chi governa il territorio è l’unica strada che le masse popolari hanno di fronte.
Chi si propone alla guida della città è questo movimento, questa organizzazione che deve prima di tutto sostenere – da subito – per invertire la rotta.
I quartieri sicuri le fanno le masse popolari. Così come le città e l’intero paese possono essere sicuri se queste si organizzano per liberarsi dai criminali che li affamano e li sprofondano nel degrado. Non c’è altra via per invertire la rotta che mobilitarsi per mandare a casa questi criminali al governo e imporre le misure urgenti che servono a fare fronte a questa situazione. La nuova liberazione di Sesto passa dalla mobilitazione dei comitati e dei lavoratori.

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