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Conferenza di Bogotà: 12 stati approvano misure immediate contro Israele

Agenzia Stampa - Staffetta Rossa by Agenzia Stampa - Staffetta Rossa
Luglio 29, 2025
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Dal 13 al 15 luglio a Bogotà si è tenuta una conferenza per coordinare azioni diplomatiche ed economiche nei confronti del governo sionista d’Israele organizzata dal Gruppo dell’Aia, una coalizione di nove paesi (Sudafrica, Malesia, Namibia, Colombia, Bolivia, Cile, Senegal, Honduras e Belize) nata a gennaio del 2025 a questo scopo.

A indire la conferenza Colombia e Sudafrica, con l’obiettivo di definire misure legali e diplomatiche contro lo stato terrorista d’Israele ed esercitare pressioni contro le continue violazioni del diritto internazionale.

Al vertice erano presenti ben 31 paesi, tra questi Cina, Turchia, Spagna, Portogallo e Qatar. Presente anche la relatrice speciale per l’Onu Francesca Albanese.

In uscita dal vertice solo alcuni di questi – Cuba, Colombia, Bolivia, Sudafrica, Indonesia, Iraq, Libia, Malesia, Namibia, Nicaragua, Oman, Saint Vincent e Grenadine – si sono impegnati a dare immediata attuazione alle sei misure individuate per rompere i legami di complicità dei propri Paesi con il genocidio in Palestina.

“Con la presente annunciamo le seguenti misure, da adottare in base ai quadri giuridici e legislativi nazionali degli Stati:
Impedire la fornitura o il trasferimento di armi, munizioni, carburante militare, attrezzature militari correlate e oggetti a duplice uso a Israele;
Prevenire il transito, l’attracco e la manutenzione di navi in qualsiasi porto in tutti i casi in cui vi è il chiaro rischio che la nave venga utilizzata per trasportare armi, munizioni, carburante militare, attrezzature militari correlate e oggetti a duplice uso in Israele;
Prevenire il trasporto di armi, munizioni, carburante militare, attrezzature militari correlate e oggetti a duplice uso a Israele sulle navi che portano la nostra bandiera e garantire la piena responsabilità, tra cui il dibattimento, per il mancato rispetto di questo divieto;
Inizia una revisione urgente di tutti gli appalti pubblici, per impedire alle istituzioni pubbliche e ai fondi di sostenere l’occupazione illegale da parte di Israele dei Territorio Palestinesi e di consolidare la sua presenza illegale;
Rispettare gli obblighi di garantire la responsabilità per i reati più gravi di diritto internazionale, attraverso indagini e procedimenti giudiziari solidi, imparziali e indipendenti a livello nazionale o internazionale, per garantire giustizia a tutte le vittime e la prevenzione di crimini futuri;
Sostenere la giurisdizione universale, come e, ove applicabile, nei quadri giuridici nazionali e nelle magistrature, per garantire la giustizia alle vittime di crimini internazionali commessi nei Territori palestinesi occupati”.

Dalla Dichiarazione congiunta sulla conclusione della Conferenza ministeriale di emergenza sulla Palestina

Il governo italiano non ha ovviamente partecipato al vertice. E la dichiarazione dei ministri degli esteri di 25 paesi, tra cui l’Italia, arrivata qualche giorno fa per chiedere a Israele di cessare il fuoco, è stata solo uno specchietto per le allodole. In un paese imperialista come il nostro infatti, nessun governo di Larghe intese (quindi neanche l’attuale variante PD, M5S, AVS) avrà mai la volontà politica di attuare misure come quelle definite alla Conferenza di Bogotà, perché quelle misure ledono gli interessi economici e politici che la classe dominante cerca di difende ad ogni costo.

Per concretizzarle c’è bisogno di un governo di emergenza intenzionato a farlo. Che rompa con la sudditanza agli imperialisti Usa, ai sionisti e all’Ue e trasformi in legge quelle sei misure e tutte le altre che i lavoratori e le masse popolari organizzate in organismi politici, sindacati, associazioni e coordinamenti rivendicano quotidianamente mobilitandosi contro guerra ed economia di guerra.

Il movimento di resistenza delle masse popolari oggi non ha altra scelta se non quella di porsi l’obiettivo di andare a governare il paese. Questo il compito principale di questa fase che devono porsi le organizzazioni operaie, popolari, i sindacati, le organizzazioni politiche e tutti quanti oggi vogliono cambiare il corso delle cose.

“Il nostro obiettivo è la costituzione di un governo che trasforma in legge le principali rivendicazioni delle masse popolari e che per farlo non si lascia legare le mani dalle leggi che nel corso del tempo hanno svuotato di valore e di significato – e sistematicamente violato – la Costituzione del 1948.
Un governo che non si lascia fermare dalle regole, scritte e non scritte, con cui la classe dominante italiana tiene sottomesse le masse popolari.
Un governo di emergenza, perché servono misure straordinarie per fare fronte agli effetti della crisi e alla spirale della Terza guerra mondiale.
Un governo di emergenza popolare, nel senso che opera con trasparenza per attuare le indicazioni che riceve dalla rete di organismi operai e popolari, forze sindacali e politiche, associazioni e, allo stesso tempo, fornisce loro gli strumenti e i mezzi per sviluppare quello già fanno e arrivare ad affermare gli interessi delle masse popolari.
“Ordinariamente”, tutti i governi delle Larghe Intese agiscono su mandato delle cricche di potere italiane (ad esempio, le organizzazioni criminali) e straniere (la Nato, la Ue e l’entità sionista), agiscono alle spalle delle masse popolari, dietro il paravento del teatrino della politica borghese e la cappa di intossicazione mediatica dell’opinione pubblica. Ma è proprio “l’ordinaria amministrazione” ad aver prodotto la situazione in cui siamo oggi.
Leggi l’intero articolo Un movimento di massa per fermare la terza guerra mondiale

La spinta per avanzare in questa direzione ci sono, bisogna costruirne le condizioni in maniera sempre più consapevole. Il movimento contro la guerra deve rafforzarsi, allargarsi in tutto il paese e trovare la forza di far cadere il governo dei fratelli della Nato per diventare una “forza di governo” e non solo di opposizione e protesta.

Una forza di governo che sta via via anche selezionando i suoi uomini, rappresentati e portavoce che già stanno mettendo la faccia, le loro capacità e il loro ruolo al servizio del movimento contro la guerra. Un governo in cui ad esempio Francesca Albanese è il ministro degli esteri e Angelo D’Orsi quello della cultura. Un governo che rappresenta la sintesi delle lotte dei lavoratori e del resto delle masse popolari e che nomini figure come Moni Ovadia, Presidente della Repubblica.

Questa prospettiva è del tutto realizzabile. A patto di volerla realizzare. A patto di convogliare tutte le migliori energie, capacità e intelligenze del paese verso questo obiettivo e su questo costruire un fronte ampio di forze. Un fronte variegato, popolare e di massa contro la guerra che si muove su obiettivi condivisi e su passi coordinati a questo scopo. Un fronte che si ponga l’obiettivo di invertire la rotta nella quale criminali e guarrafondai stanno facendo affondare il nostro Paese.

Per far sì che il nostro paese attui misure giuste e di rottura con la comunista internazionale capeggiata dagli imperialisti Usa la parola d’ordine è una: andiamo a governare!

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