Rilanciamo la nota con cui il nostro compagno Simone Casella, membro della sezione di Pisa ed ex delegato FILCAMS alla Worsp, rilancia la solidarietà di classe nei confronti di altri lavoratori, organismi operai e sindacati alternativi e di base impegnati a respingere al mittente la repressione padronale.
La lotta di Simone, durata oltre tre anni, è stata ricca di insegnamenti e il compagno sottolinea giustamente che non si tratta di una questione individuale ma collettiva; colpendo lui hanno cercato di spazzare via l’organismo che aveva costruito, di intimorire ogni delegato che si oppone allo sfruttamento e all’arroganza, alla mancanza di misure di sicurezza e alle irregolarità di ogni tipo: senza riuscirci, anzi da questo attacco sono nati legami, comitati di solidali, coordinamento di lavoratori che continuano ancora oggi.
Ciao a tutti e tutte,
scrivo a pochi mesi dall’udienza di appello del 20 marzo 2025, in cui il mio licenziamento da parte della Worsp è stato riconosciuto come illegittimo e l’azienda condannata a pagarmi un risarcimento. Non ho riavuto il mio posto a causa del Job’s Act e anche perché il posto di lavoro non c’era più (alla Worsp non è stato rinnovato l’appalto)… questioni che meritano di essere trattate, ma non lo faccio qui. Qui mi preme spiegare un’altra cosa.
Dopo averci riflettuto e ragionato con il mio partito (il Partito dei CARC), ho deciso di sottoscrivere una parte dei soldi del risarcimento per sostenere altri operai, organismi di lavoratori e sindacati che sono in prima fila nella lotta per difendere il posto di lavoro, per contrastare il traffico di armi e le altre operazioni di guerra, per difendere i diritti dei lavoratori. Ho quindi fatto un versamento a favore del Collettivo di Fabbrica della GKN di Campi Bisenzio, del CALP di Genova, del SICobas e del coordinamento Fare Rete contro la repressione aziendale.
I motivi di queste sottoscrizioni sono presto detti.
Il CdF GKN da oltre 4 anni è in lotta contro la dismissione della fabbrica decisa da uno dei fondi di investimento lasciati liberi di scorrazzare nel nostro paese. Gli operai del CdF GKN sono stati sottoposti a ogni tipo di attacco: dal mancato pagamento dello stipendio all’assedio costante di guardie e spioni, fino alla recente ordinanza di sgombero. Ma in questi anni non solo hanno fatto fronte all’assedio, ma hanno portato la parola d’ordine di “insorgere e convergere” in tutto il paese, hanno steso piani industriali e leggi, hanno organizzato festival di letteratura operaia e di musica popolare.
Il CALP di Genova ha risposto agli attacchi repressivi (lo hanno perfino accusato di associazione a delinquere!) sviluppando la lotta contro il traffico di armi nel loro e negli altri porti, lotta che è tanto più importante e da estendere oggi, contro il genocidio del popolo palestinese perpetrato dai sionisti, la corsa al riarmo e l’allargamento della Terza guerra mondiale in cui il governo Meloni sta trascinando il nostro paese al carro degli imperialisti USA-NATO, sionisti e UE. Il CALP ha sempre unito la mobilitazione contro la guerra a quella per la sicurezza del lavoro per tutti i portuali.
Il SI Cobas da anni lotta contro la mafia degli appalti che imperversa nel settore della logistica e che è stata ulteriormente alimentata dalla liberalizzazione voluta da Salvini. Lo fa organizzando ed educando alla lotta migliaia di operai immigrati, anche in questo caso resistendo alla repressione: vedi le recenti denunce per il picchetto con cui hanno boicottato i collaboratori dei sionisti della Maersk a Modena.
Infine, ho dato un contributo a Fare Rete, un coordinamento che ho contribuito a fondare, che unisce lavoratori di diverse parti d’Italia e di diversa appartenenza sindacale per sviluppare in modo collettivo la lotta contro la repressione aziendale: si confrontano, mettono in comune metodi e strumenti (come ad esempio le sentenze), partecipano a udienze, presidi e altre forme di lotta a sostegno di lavoratori sotto attacco, hanno da poco aperto una cassa di resistenza.
Le cifre che ho sottoscritto sono sicuramente molto piccole, ma con esse voglio ribadire che la repressione aziendale è una questione collettiva, non individuale.
È una questione collettiva la lotta contro la repressione aziendale, perché colpendo un lavoratore i padroni e le loro autorità contano di indurre tutti gli altri a chinare la testa. Come la minaccia di licenziamento contro Luigi Borrelli, delegato USB all’aeroporto di Montichiari (Brescia), a cui va tutto il mio sostegno: è un modo per dissuadere gli altri lavoratori anche solo dal denunciare pubblicamente il traffico di armi che per di più, da vigliacchi e criminali quali sono, aziende e autorità fanno all’insaputa dei lavoratori e degli abitanti della zona.
È una questione collettiva la solidarietà con ogni lavoratore attaccato, perché la solidarietà rafforza chi la riceve e anche chi la dà (siamo membri della stessa classe, abbiamo interessi comuni e antagonisti a quelli dei padroni), rafforza la lotta comune contro il nemico comune.
È una questione collettiva la vittoria che un lavoratore ottiene, perché rafforza tutti i lavoratori, li incoraggia a lottare anziché rassegnarsi, contribuisce a spezzare il ricatto padronale.
Allora, mi sono detto, deve diventare una questione collettiva anche l’uso del risarcimento economico (o almeno una parte di esso) che un singolo lavoratore riesce a strappare.
L’insegnamento principale che ho ricavato dalla conoscenza con i compagni e compagne degli organismi in favore dei quali ho fatto la sottoscrizione e che ho messo a frutto anche nella mia vertenza è appunto questo: la repressione aziendale è una questione collettiva e non individuale, nessuno deve essere lasciato da solo, la solidarietà di classe è fondamentale per far fronte agli attacchi del nemico e preparare le condizioni per passare all’attacco… a cominciare dallo smettere di pagare multe, sanzioni e penalità che vengono inflitte agli operai per piegarli: 15mila euro che un licenziato rischia di dover pagare se perde il processo di appello per lui sono una mazzata, per un padrone sono spiccioli.
Ci vediamo alla Festa della Riscossa Popolare che si terrà al circolo ARCI di Putignano di Pisa, in particolare al dibattito del 3 agosto dove discuteremo della lotta contro repressione aziendale e Decreto Sicurezza con il Movimento NO TAV, il Gruppo Autonomo Portuali di Livorno e altri compagni e compagne.
Un saluto e non un passo indietro nei confronti del padrone,
Simone Casella
delegato FILCAMS CGIL WORSP Pisa licenziato politico


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