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Rivolte nelle carceri e negli scioperi. Ribellarsi ovunque al DL Sicurezza

Agenzia Stampa - Staffetta Rossa by Agenzia Stampa - Staffetta Rossa
Giugno 26, 2025
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La conversione in legge del DL Sicurezza – che ha introdotto anche il delitto di rivolta all’interno del carcere, perfino nel caso di resistenza passiva – non sta impendendo la ribellione dei detenuti. Nelle scorse settimane ci sono state infatti rivolte per l’acuirsi di problemi atavici, mai risolti, che contribuiscono ad aggravare le condizioni di detenzione in carcere, già da tempo inaccettabili.

I detenuti del carcere di Terni e Spoleto (PG) lo scorso 16 giugno hanno dato il via a rivolte e proteste, seguiti da quelli delle carceri di Brissogne (AO) e Arghillà (RC) e di Castrogno (TE). Lo hanno fatto prendendo di mira telecamere, porte, impianti elettrici e incendiando intere sezioni. Alcuni si sono rifiutati di rientrare nelle loro celle e hanno fatto esplodere bombolette di gas.

Le carceri sono sovraffollate, i detenuti costretti a vivere ammassati in celle che dovrebbero ospitarne molti di meno. A Terni ad esempio sono presenti 588 detenuti a fronte di 422 posti regolamentari. Simili condizioni anche nella casa circondariale di Spoleto dove, stando a dati del ministero dell’Interno aggiornati al 15 giugno 2025, a fronte di 456 posti regolamentari risultano presenti 498 detenuti. Nel carcere di Teramo invece i detenuti presenti sono il 72% in più della capienza massima: sarebbero ora 440 a fronte di 255 posti.

Ovunque mancano spazi e anche la polizia penitenziaria è sotto organico. A Terni al 30 aprile 2025, risultano in servizio 202 agenti di polizia penitenziaria effettivi a fronte di una necessità di 243, a Spoleto sono stati registrati 230 agenti a fronte dei 273 necessari, mentre a Teramo mancherebbero in forze 70 agenti.

Leggi anche Proteste e rivolte nelle carceri

Quando l’ingiustizia diventa legge, violarla ovunque e renderla inapplicabile diventa dovere!

Con le rivolte degli scorsi giorni i detenuti hanno dimostrato che violare apertamente l’ormai Legge 80/2025 (Dl Sicurezza) non solo è necessario ma è soprattutto possibile. E in quest’opera non sono soli.

Già durante l’iter di approvazione del decreto sono state varie le iniziative che hanno mostrato al governo la precisa intenzione di non farsi intimidire da tentativi repressivi. Lo hanno fatto gli attivisti di Extinction Rebellion che il 30 aprile hanno protestato sotto al Ministero della giustizia. Così come le occupazioni delle scuole superiori, a partire da quella del liceo Volta di Milano, e quella degli operai dell’Ilva di Taranto, che il 22 maggio hanno occupato la statale alla notizia del raddoppio della cassa integrazione.

Dopo la conversione in legge invece, lo hanno violato apertamente gli operai ex Whirlpool/Beko di Siena che il 5 giugno hanno bloccato il passaggio dei bilici alla fabbrica dopo un grave infortunio. Lo hanno fatto i lavoratori del Si Cobas licenziati da Temi sui magazzini GLS di Napoli che, in occasione dello sciopero generale del 20 giugno, hanno organizzato un picchetto fuori dai cancelli dell’azienda ignorando l’inasprimento delle pene e il ricatto del permesso di soggiorno per i lavoratori stranieri. Lo stesso giorno a Bologna il corteo dei metalmeccanici della Fiom in sciopero per il CCNL ha deviato dal percorso autorizzato. In 10.000 sono entranti in tangenziale bloccando il traffico rispedendo al mittente l’aggravamento delle pene previsto dal DL Sicurezza per il blocco stradale.

Questi esempi dimostrano che le masse popolari organizzate in sindacati, collettivi studenteschi, organismi politici e tematici, nella rete Liberi di Lottare e in quella A pieno Regime, si stanno già ribellando alle misure del DL Sicurezza e al tentativo del governo Meloni di reprimere mobilitazioni e lotte che impediscono alla classe dominante di imporre “pacificamente” guerra ed economia di guerra. Sono esempi del fatto che le masse popolari non sono più disposte a ingoiare il peggioramento delle loro condizioni di vita e di lavoro, a sacrificare il loro futuro per le guerre imperialiste. 

Leggi anche Dalla piazza no DL Sicurezza del 31 maggio

Ribellarsi ovunque al DL Sicurezza è la parola d’ordine che deve risuonare in ogni posto di lavoro, scuola, università e quartiere.

Picchetti, blocchi stradali, occupazioni e tutte le mobilitazioni oggi nel mirino della repressione del governo Meloni vanno allora moltiplicate fino a diventare un problema per il normale funzionamento di aziende, scuole, ospedali e città. Un problema di ordine pubblico. Vanno rese ambito di organizzazione attraverso assemblee di discussione politica e momenti di formazione, anche aderendo alle reti Liberi di Lottare e A pieno regime, per farle funzionare con costanza nei territori. Per creare o rafforzare gruppi di lavoratori, studenti, abitanti di quartieri popolari e detenuti determinati a lottare. Determinati a rendere ingestibile il paese alla Meloni e alla sua cricca di parassiti e capaci di farlo in ogni ambito in cui sono inseriti.

L’iniziativa della primavera rumorosa di Extincition Rebellion è un buon esempio di come rendere simili azioni momenti di organizzazione, di formazione e mobilitazione. Leggi Intervista a Extinction Rebellion. Alzare la voce nonostante denunce e fogli di via.

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