Sono in corso molte speculazioni attorno ai referendum dell’8 e del 9 giugno. L’obiettivo di tutto il padronato è il mancato raggiungimento del quorum e per scoraggiare la partecipazione al voto se ne stanno vedendo di tutti i colori.
C’è gente come Marco Rizzo che, confortato dai generosi emolumenti da ex parlamentare italiano ed europeo, cerca di convincere i lavoratori a disertare le urne referendarie per fare un dispetto a Landini.
Ma Rizzo non ha mai avuto – e tanto meno ha ora – problemi di precarietà o di contratti di merda, può ben permettersi di giocare a fare i dispetti a Landini… Fra le argomentazioni con cui ammorba il dibattito pubblico c’è quella secondo la quale i referendum “sul lavoro” (i primi quattro quesiti) sono un cavallo di troia per far passare anche il quinto, quello per dimezzare il tempo di residenza in Italia come requisito per la richiesta della cittadinanza – da 10 anni a 5.
Gli arzigogolati ragionamenti di Rizzo cercano di mostrare che il Pd voglia facilitare l’iter per l’acquisizione della cittadinanza per poter contare su “un esercito di voti degli immigrati”, voti che il Pd ha perso e sta perdendo da parte “degli italiani”.
Solo un giullare asservito alla Lega potrebbe sostenere una tesi simile – che infatti è sostenuta dalla Lega e da Fratelli d’Italia.
Solo un politicante di professione potrebbe propagandarla – e infatti né Rizzo, né Salvini, né Vannacci, né La Russa, ad esempio, hanno mai timbrato un cartellino.

Il Pd è un partito padronale. Come la Lega e Fratelli d’Italia. Questo è il motivo per cui il Pd ha perso voti nel corso degli ultimi 20 anni, come li hanno persi la Lega e Fratelli d’Italia e tutti gli altri partiti delle Larghe Intese.
Nemmeno Rizzo riesce a raccogliere i voti dei parenti stretti per essere eletto – tanto al parlamento italiano quanto a quello europeo quanto pure in un qualunque consiglio comunale.
L’esercito di immigrati che voterebbero Pd se avessero la cittadinanza è una tipica fandonia con cui una certa destra cerca di turlupinare la parte più confusa e impaurita delle masse popolari. O la più abbrutita.

Al netto di Marco Rizzo e dei suoi tentativi di imbroglio, è in voga anche la posizione di chi fa propaganda solo per 4 referendum, quelli “sul lavoro”, e invita a non votare per quello sulla cittadinanza.
È un fenomeno diverso dalle baracconate di Marco Rizzo, è più che altro il frutto di una comprensione sbagliata o parziale di cosa sia la lotta di classe e di come si difendano i diritti dei lavoratori.
Non vogliamo fare discorsi generali e staccati dalla realtà, facciamo esempi pratici e concreti. L’obiettivo è rimettere questi “compagni che sbagliano” con i piedi per terra, a fare i conti con la realtà.

a. Sui posti di lavoro avere o non avere la cittadinanza italiana fa differenza. Molto banalmente, questo lo capisce chiunque, chi non ha la cittadinanza è molto più ricattabile. Non è un caso se nei campi di pomodori della Puglia, fra i braccianti laziali o piemontesi la totalità dei lavoratori è senza cittadinanza, spesso anche senza permesso di soggiorno e quasi sempre senza rappresentanza sindacale.
In un sistema dove regnano arbitrii, soprusi e abusi, cioè il sistema con cui vengono “gestiti gli immigrati” in Italia, tutto ciò che alimenta differenze e divisioni fra i lavoratori viene alimentato, sostenuto e difeso dalla classe dominante.
È importante andare a votare sì al referendum che dimezza il tempo di residenza in Italia come requisito per ottenere la cittadinanza per favorire il processo per cui tutti i lavoratori siano messi nelle medesime condizioni e per ostacolare il sistema del ricatto.
b. Sui posti di lavoro avere o non avere la cittadinanza fa la differenza, decisiva, nel momento in cui bisogna lottare. Marco Rizzo – ma probabilmente neppure chi invita a votare per 4 referendum anziché per 5 – non ha la minima idea di cosa succede quando per difendere il posto di lavoro da chiusure e delocalizzazioni, per respingere un licenziamento, per rivendicare il rispetto del contratto nazionale, ecc. ecc. è necessario fare sciopero, fare un picchetto, bloccare una strada o i cancelli dell’azienda.
Per un lavoratore “italiano con la cittadinanza”, può scattare la denuncia e può anche essere condannato dal Tribunale. Per un lavoratore immigrato, con il permesso di soggiorno, vuol dire revoca del permesso di soggiorno!
Il permesso di soggiorno è un ricatto per decine di migliaia di lavoratori italiani (che lavorano in Italia senza la cittadinanza), è un cappio, danneggia direttamente le condizioni DI TUTTI I LAVORATORI!
È importante andare a votare sì al referendum che dimezza il tempo di residenza in Italia come requisito per ottenere la cittadinanza per spuntare una delle armi principali dei padroni, delle prefetture e del Ministero dell’Interno contro tutta la classe lavoratrice italiana.
c. Lo stesso identico meccanismo – permesso di soggiorno/ricatto – vige nei movimenti sociali e politici, nelle manifestazioni, nelle proteste Di fronte alla violazione di un divieto di manifestare, le prefetture possono revocare il permesso di soggiorno di chi scende in piazza. Con il pretesto di problemi di ordine pubblico o pericolosità sociale, le autorità possono revocare il permesso di soggiorno anche in modo mirato e selettivo. E se non lo revocano, possono sempre – lo fanno già – allungare i tempi per il rinnovo, far diventare il rinnovo un calvario, ecc.[Ricatti sul permesso di soggiorno e decreto sicurezza sono due armi dello stesso arsenale della classe dominante].
È importante andare a votare sì al referendum che dimezza il tempo di residenza in Italia come requisito per ottenere la cittadinanza per depotenziare il ricatto sul permesso di soggiorno come strumento di repressione del movimento popolare.
“Alla manifestazione del 27 gennaio a Milano vietata dal prefetto, una ragazza palestinese mi faceva notare che per molti immigrati è difficile violare i divieti: sono ricattabili per mille vie, prima di tutto sul permesso di soggiorno o sull’iter per la cittadinanza italiana”. Da Riflessioni sul movimento in solidarietà con il popolo palestinese
Marco Rizzo non sa o fa finta di non sapere che i lavoratori italiani senza cittadinanza sono parte integrante delle lotte e delle mobilitazioni: dai sindacati di base a quelli di regime, dalla logistica alla grande distribuzione, ai metalmeccanici, all’agricoltura, all’edilizia. In certi settori, come la logistica, sono i protagonisti di lotte d’avanguardia.
Limitare la loro possibilità di organizzarsi e di mobilitarsi con il ricatto del permesso di soggiorno è, precisamente, uno strumento in mano ai padroni. Altro che “dispetti a Landini” ed “esercito di voti per il Pd”!
E poi c’è altro, chiaramente. C’è il fatto che se questo paese va a rotoli non è per “l’invasione di immigrati islamici o africani”, ma per l’invasione di quegli extracomunitari che portano le divise della Nato e degli Usa e usano l’Italia come terreno per le loro scorrerie, per quei “comunitari” in giacca e cravatta che impongono l’economia di guerra, per gli agenti sionisti e per i padroni, italianissimi – dai Riva della ex Ilva agli Agnelli-Elkann.
E c’è il fatto che chi cerca di convincere i lavoratori e le masse popolari che il problema sono altri lavoratori, sono altre famiglie proletarie, ecco, chi cerca di convincere di queste cose qua è un servo dei padroni. Perché fa per i padroni quello che loro da soli non riuscirebbero a fare, dal momento che i lavoratori e le masse popolari, in larga maggioranza, i padroni li schifano e sempre più spesso fanno il contrario di quello che i padroni dicono.

Non siamo affatto illusi che il referendum cambierà le cose dalla sera alla mattina, ma tutto quello che favorisce la lotta di classe va sostenuto. E tutto quello che la ostacola va ostacolato.
Senza dubbio, quindi: liberarsi della propaganda tossica di gentaglia come Marco Rizzo e rompere le timidezze di “votare 4 sì”! Votare assolutamente 5 sì, anche al referendum sulla cittadinanza!






