Fin dal minuto successivo all’elezione di Prevost sono iniziate le speculazioni per prevedere le caratteristiche del suo pontificato. Tutta intossicazione mediatica, dalla ricerca di indizi nel suo passato fino alle suggestioni riguardo la scelta del nome Leone XIV.
È tuttora in corso la ricerca di conferme sul fatto che sarà, come Bergoglio, un Papa buono. E le conferme Leone XIV cerca di darle: ha probabilmente battuto ogni record di pronuncia della parola “pace” in un’omelia e ha commissionato l’acquisto di 5 mila croissant per i senzatetto di Roma.
Inevitabilmente, però, l’ombra della bontà di Bergoglio incombe su di lui.
Il discorso non riguarda affatto le caratteristiche personali di Prevost, ma le capacità del Vaticano di far presa sulle larghe masse di fedeli almeno quanto era stato capace di fare Bergoglio.
Il Vaticano è uno dei principali gruppi imperialisti del mondo. Per alcuni versi è del tutto simile agli altri gruppi imperialisti, ma ha anche caratteristiche sue proprie.
Il suo potere temporale, che poggia come per tutti gli altri gruppi imperialisti sugli affari, sulla speculazione finanziaria, sui traffici leciti e illeciti, è fortemente legato al consenso e al sostegno che riesce a raccogliere fra le larghe masse.
Ma il Vaticano il consenso e il sostegno se li deve conquistare sul piano spirituale, etico e morale. Pertanto la sua esistenza è un continuo tentativo di nascondere i traffici, le speculazioni e i crimini – ciò che gli permette di sedersi alla tavola dei caporioni dell’imperialismo mondiale – dietro il paravento della fede, della carità, della moralità e della pietà cristiana.
Ecco perché non può esistere un Papa che non sia buono. Ma c’è anche altro.
Le radici del Vaticano sono piantate nella società feudale, il Vaticano stesso è espressione della società feudale. Si è adattato ai cambiamenti che si sono susseguiti nel corso dei secoli e ha stretto patti con la borghesia, che nel frattempo è diventata la classe dominante nella società, ma in definitiva è un sistema di potere superato dalla storia.
Poggia su rigidi dogmi che sono in aperto antagonismo con la concezione scientifica, ma non può disconoscerli e superarli, pena il dissolvimento della sfera mistica e spirituale che fa da paravento al suo ruolo economico e politico.
Prescrive alle masse popolari comportamenti e condotte che non sono più adeguati a soddisfare le esigenze della vita collettiva contemporanea, ma non può fare a meno di farlo perché è in ragione di quelle rigidità che riesce a far leva sul senso di colpa e sul “bisogno di redenzione” per i quali i credenti gli si affidano.
L’esistenza del Vaticano è incompatibile con l’emancipazione delle masse popolari perché il suo sistema di potere si basa per natura sulla loro sottomissione e controllo.
Bergoglio ha assolto il ruolo di riavvicinare al Vaticano una parte di masse popolari, non solo “nel Sud del mondo”, ma anche nei paesi imperialisti, perché la figura di Papa Francesco rispondeva ad alcune delle esigenze che la storia ha iniziato a imporre. Prima fra tutte l’esigenza di pace a fronte delle preoccupazioni e dell’indignazione provocate dalla Terza guerra mondiale che si sta dispiegando.
E inevitabilmente, in questo senso, il pontificato di Bergoglio è stato “orientato a sinistra”. Non perché Bergoglio fosse di sinistra, ma perché altrimenti la crisi del Vaticano sarebbe precipitata.
Al funerale di Bergoglio, in piazza San Pietro sventolavano le bandiere palestinesi. In ordine di tempo è stata l’ultima manifestazione di una pesante eredità che adesso Prevost deve provare a gestire.
Nessuna sorpresa, dunque, che Leone XIV voglia presentarsi almeno in continuità con Bergoglio.
Non è importante cosa pensa Prevost dei diritti delle donne, dell’aborto, dell’autodeterminazione dei popoli, della strage sui posti di lavoro, dei missili della Nato o dei nazisti ucraini: importa che Leone XIV riesca a trattenere il prestigio raccolto da Papa Francesco fra una parte delle masse popolari.
È nella gestione di questa ingombrante eredità che si creano e si ricreano le contraddizioni che permettono al movimento comunista di fare breccia anche nella massa di fedeli che guarda al Papa con speranza e alle parole del Papa come ispirazione e guida.
Il Vaticano è fra l’incudine e il martello.
Se Leone XIV si metterà a seguire con dedizione la strada tracciata da Papa Francesco, la massa di fedeli su cui il Vaticano oggi conta per esercitare una parte del suo potere andrà più velocemente in rotta di collisione con gli imperialisti Usa e Ue e con i sionisti. Anzi, è probabile che cresca e che pretenderà che il Papa in persona si schieri a sostegno del movimento di massa contro la Terza guerra mondiale.
Se Leone XIV non sarà in grado di emulare Bergoglio, lasciando trasparire ciò che il Vaticano è e fa realmente, allora la massa di fedeli su cui il Vaticano conta si disperderà. La parte più popolare lascerà il campo alle cricche oscurantiste e reazionarie, quelle che, anche in ragione dell’influenza della concezione e della morale medievale che il Vaticano ha inculcato loro, pensano di poter vivere oggi come l’umanità viveva mille anni fa.






