Fervono i preparativi per commemorare il 79° anniversario della fondazione della Repubblica italiana. Meloni ha fatto sapere che parteciperà alla deposizione di una corona d’alloro sulla Tomba del Milite ignoto, mentre il ministero della Difesa ha diramato un manifesto sul quale si legge “A difesa della Repubblica, al servizio del Paese”. Il governo Meloni prova a strumentalizzare anche il 2 giugno nel tentativo di costruire quell’unità nazionale che tanto gli serve per continuare a trascinare tutto un paese in guerra, sfruttando l’ennesima ricorrenza per promuovere la corsa al riarmo e la sua retorica bellicista.
L’Italia del governo Meloni e del resto delle Larghe intese si conferma un protettorato degli imperialisti Usa, nonché zerbino dei sionisti, della Nato e della Ue. È la Repubblica delle oltre cento basi militari Usa-Nato presenti nel paese, quella complice dello stato terrorista di Israele nel genocidio in Palestina.

È la Repubblica contro la quale il crescente movimento di resistenza alla guerra del nostro paese, composto da coordinamenti, comitati, associazioni, sindacati, realtà politiche e singoli si sta mobilitando per la nuova liberazione nazionale di cui il nostro paese ha bisogno e di cui il 2 giugno deve essere un’ulteriore tappa.
Una spinta coinvolge, incalza e radicalizza personalità autorevoli come il giornalista Alessandro Orsini che in occasione della presentazione del suo ultimo libro “Casa Bianca-Italia. La corruzione dell’informazione di uno Stato satellite” al Salone internazionale del libro di Torino, ha affermato che il nostro paese è uno stato satellite degli Usa. In particolare Orsini smaschera il ruolo che gli Usa hanno nell’elezione del presidente della Repubblica, riportando un episodio del 2022 in cui Matteo Renzi, ospite in un programma di Giletti, affermava di aver ricevuto una telefonata dalla Casa bianca che metteva il veto all’elezione di Frattini al posto di Mattarella perché le sue posizioni erano troppo di apertura verso la Russia.
Marco Travaglio, direttore de Il Fatto Quotidiano, dal palco della piazza organizzata dal Movimento 5 stelle contro il riarmo ha incentrato il suo discorso su “le balle che ci hanno raccontato” in questi anni sulle guerra in corso in Ucraina e in Palestina e sul ruolo del governo Meloni nel sostegno agli imperialisti Usa-Nato, sionisti e Ue affermando che gli 800 miliardi stanziati per il Rearme europe dovrebbero essere destinati per investire nello stato sociale, per il benessere delle masse popolari.
Ha preso posizione anche l’ex sindaco di Napoli Luigi De Magistris nel suo libro “Poteri occulti. Dalla P2 alla criminalità istituzionale: il golpe perenne contro Costituzione e democrazia” in cui racconta dei cosiddetti «colletti bianchi» che continuano a ricoprire ruoli rilevanti all’interno della politica e delle istituzioni e hanno la forza di far ratificare decisioni che perseguono interessi lobbistici, affaristici, privati e criminali calpestando la Costituzione. Per De Magistris il loro obiettivo primario è quello di evitare che si creino le condizioni per invertire i rapporti di forza nel nostro e costruire un’alternativa. In un’intervista rilasciata a L’Indipendente afferma inoltre che nell’ultimo periodo l’influenza dei “poteri forti” è stata esercitata dal governo Meloni con la cancellazione dell’abuso d’ufficio, gradita a entrambi i poli delle Larghe intese e con il DL Sicurezza il cui unico scopo è quello di criminalizzare il dissenso, contrastare le opposizioni sociali e rafforzare la sicurezza dell’ordine costituito. Su queste tematiche si è espresso anche Nicola Gratteri che ha denunciato come il DL sicurezza garantisca la classe dominante e reprima sempre più duramente la ribellione delle masse popolari al catastrofico corso delle cose.
Ma c’è anche Moni Ovadia che a 2mila persone scese in piazza a Milano rispondendo alla piazza promossa da OttolinaTV il 24 maggio, ha detto che non c’è peste peggiore della moderazione e che sul banco degli imputati ben presto dovranno finire tutti i criminali sionisti, tutti i presidenti Usa e i capi degli stati europei che con il genocidio a Gaza si stanno macchiando del peggior crimine dell’umanità che la storia recente ricordi.
Tutte denunce, inchieste e posizioni importanti ma che portano a una sola conclusione: bisogna cacciare il governo Meloni e ogni governo della guerra e costruire nel paese un’alternativa di governo. Un governo fondato sul protagonismo popolare, sui valori progressisti della Costituzione italiana, che fermi il coinvolgimento dell’Italia nella terza guerra mondiale e attui tutte le misure urgenti e necessarie per le masse popolari a partire da lavoro, casa, scuola e salute.
Per fare questo serve un sempre più ampio, dispiegato e combattivo movimento di massa contro la guerra. Un movimento che deve raccogliere TUTTI quelli che sono contro la guerra e il riarmo. Che deve riempire le piazze e inondare le strade con la mobilitazione. Che deve portare sempre di più gli Orsini, i Travaglio, De Magistris, Gratteri e gli Ovadia a schiararsi dalla propria parte e a fare la propria parte. Che è sicuramente dare voce allo sdegno e indignazione popolare ma è soprattutto promuovere iniziative e manifestazioni unitarie contro la guerra e per la cacciata del governo Meloni.
Questo vuol dire chiamarli sistematicamente a mettere tutti i mezzi che hanno a disposizione per sostenere e partecipare le prossime mobilitazioni come il corteo nazionale contro il DL Sicurezza del 31 maggio a Roma e la campagna per la liberazione del partigiano palestinese Anan Yaeesh. Schierarsi con tutte le manifestazioni e i presidi che verranno organizzati il 2 giugno in occasione della festa delle forze armate e della repubblica. Propagandare la partecipazione al referendum del 8-9 giugno e farsi portatori dell’appello a Potere al Popolo e ai promotori della campagna “Stop rearm Europe” affinché quella del 21 giugno a Roma diventi una mobilitazione ampia e unitaria contro la guerra, il riarmo e la NATO.
Il movimento di resistenza del nostro paese è l’unica forza capace di raccogliere le migliori opinioni e le più belle proposte di questi giornalisti, amministratori locali e magistrati e trasformarle in armi per la lotta di liberazione e per la riconquista della sovranità nel nostro paese. L’unica forza capace di dare a questi esponenti un ruolo positivo e di prospettiva e cioè al servizio della mobilitazione popolare.






