No a lavoratori di serie A e di serie B!
Dopo lo sciopero che si è svolto il 28 marzo, contrassegnato da una buona partecipazione e da una rinnovata spinta alla lotta da parte dei metalmeccanici (vedi l’articolo “Vento di riscossa” su Resistenza n.4/2025), per il mese di aprile sono state dichiarate altre otto ore di stop per sbloccare la trattativa, ferma alle irricevibili controproposte degli industriali che di fatto mirano a mettere in discussione il contratto nazionale stesso.
Questa volta la Fiom ha scelto mobilitazioni articolate, sperimentando forme di lotta in alcuni casi innovative. Si registrano scioperi articolati, con le otto ore decise dalle Rsu aziendali e in molti casi spalmate su più giorni, o scioperi a scacchiera con modalità originali.
Alla Leonardo di Firenze i lavoratori hanno scelto di scioperare a turno seguendo l’ordine alfabetico dei cognomi degli operai, come ci racconta la corrispondenza che abbiamo raccolto; o ancora alla Denso di Poirino (TO) hanno optato per una dichiarazione di sciopero “flessibile” su tre giornate, durante le quali i singoli lavoratori potevano decidere, in base alle loro possibilità, quando e per quanto tempo scioperare. Questa modalità imprevedibile ha preoccupato la direzione aziendale che ha subito scritto all’Unione Industriale chiedendo l’apertura delle trattative per il contratto.
Anche i metalmeccanici del gruppo che fa capo agli Agnelli-Elkann (Stellantis, Iveco, Cnh, Ferrari, Mopar, ecc.) sono alle prese con il rinnovo del Contratto Collettivo Specifico di Lavoro (Ccsl), ovvero con il contratto imposto da Marchionne ai lavoratori dai tempi dell’uscita del gruppo da Confindustria e mai riconosciuto dalla Fiom-Cgil.
La trattativa è bloccata anche in questo caso, secondo una comune strategia padronale e alla faccia della separazione contrattuale. A fronte della milionaria buonuscita elargita all’ex amministratore delegato Tavares e dei 5 miliardi di dividendi che si sono spartiti gli azionisti, il rinnovo del Ccsl è fermo e i lavoratori continuano a fare i conti con la cassa integrazione.
La rabbia operaia, sempre più manifesta, ha spinto la Fiom a proclamare anche per questi metalmeccanici otto ore di sciopero. Le mobilitazioni sono partite con l’adesione allo sciopero nazionale del 28 marzo data dalla Fiom dell’Iveco di Brescia, passando per il 18 aprile con la fermata di gran parte del gruppo (compreso lo stabilimento di Mirafiori), per arrivare al 24 aprile a Pomigliano D’Arco (NA).
Seppur ridimensionati, gli operai del gruppo Agnelli-Elkann rimangono il principale concentramento di operai del nostro paese. Nelle mobilitazioni di questa importante parte della classe operaia italiana si sta facendo sempre più strada la rivendicazione di farla finita con il Ccsl separato e di rientrare nel contratto nazionale dei metalmeccanici. La parola d’ordine è “No a metalmeccanici di serie A e di serie B!”.
Questa rivendicazione è giusta e di prospettiva e deve essere raccolta da tutti i metalmeccanici. Il rientro degli operai del gruppo Agnelli-Elkann nel contratto nazionale è interesse di tutta la classe operaia; sarebbe un’importante vittoria in contrasto alle mire padronali di depotenziare, se non addirittura di eliminare, il contratto nazionale.
Per il ruolo che oggettivamente hanno questi lavoratori nel nostro paese, questo risultato segnerebbe un passo avanti importantissimo per tutte le masse popolari nella lotta per cambiare il corso delle cose.
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Corrispondenza di Lorenzo Vieri, Rsu Fiom della Bobst – Firenze. La discussione interna al sindacato, in questa fase straordinaria, riguarda la ricerca degli strumenti che arrivino a riaprire il tavolo della trattativa.
I punti principali della piattaforma sono 280 euro lordi sul quinto livello, aumento legato all’indice Ipca (indice di riferimento per stabilire il recupero dell’inflazione, ndr) e riduzione dell’orario di lavoro. Di tutto questo gli industriali non ne vogliono sapere. Da una parte si giustificano, ritenendo sufficiente l’ultimo contratto 2021-2024 dove mediamente si è arrivati a un aumento di 318 euro, dall’altra usano il ricatto, prevedendo la chiusura di un’azienda su quattro se la piattaforma attuale viene firmata. Vogliono scaricare sui lavoratori le conseguenze delle loro politiche industriali fallimentari.
Oltre a questo, stanno portando avanti una loro controproposta, che ha alla base l’idea di andare verso una negoziazione settore per settore, quindi disarticolando il contratto nazionale per come lo conosciamo oggi.
Per quello che riguarda le prospettive, parto dalle otto ore di sciopero dichiarate per aprile. Sono state organizzate in modo che le Rsu avessero la direzione all’interno della fabbrica, scegliendo come articolarle. Potevano scegliere se farle in un sol giorno oppure spezzarle in due o tre date: l’obiettivo era fare scioperi efficaci che portassero disagio entro la fine di aprile.
Per esempio, alla Leonardo hanno fatto sciopero per cognome: dalle 10 alle 11 dalla A fino alla D, poi l’ora dopo dalla E fino alla M e così via. Ogni Rsu aveva in capo l’organizzazione dello sciopero e le forme in cui riteneva opportuno articolarlo in azienda. Da quello che so il risultato è stato buono.
Altra iniziativa in campo è quella di chiedere alle direzioni aziendali di scrivere pubblicamente a Confindustria per riaprire il confronto; questo perché pare che la volontà delle grosse aziende sia quella di aprire la trattativa mentre le piccole e medie aziende, rappresentate in larga parte da Assolombarda e Assoveneto, non ne vogliono sapere. L’idea è quella di arrivare a creare una spaccatura in Confindustria per riaprire il tavolo.
In questo contesto prosegue la mobilitazione per il referendum. Si vuole partire dalle fabbriche istituendo i comitati referendari e promuovere delle assemblee territoriali o dei banchetti informativi: si punta a dei comitati interaziendali dove i referenti di più aziende si affiancheranno nel lavoro.




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