Nell’appello per il corteo nazionale in solidarietà con la Resistenza palestinese del 12 aprile a Milano, gli organizzatori hanno chiamato esplicitamente i lavoratori a partecipare. E i lavoratori hanno risposto! Abbiamo raccolto le loro parole.
Maria Teresa Turetta, segretaria provinciale Cub di Vicenza
Puoi spiegarci come mai oggi sei in piazza?
Sono venuta insieme a un pullman di lavoratori e di giovani palestinesi perché riteniamo importante questa piazza. Non è la prima volta, noi siamo vicini alla resistenza del popolo palestinese nei fatti, manifestando il nostro dissenso contro queste guerre, questa distruzione, questo genocidio. Il governo italiano è complice di Israele e degli Usa.
Sarete in piazza anche il 25 Aprile e, magari, anche a sostegno delle mobilitazioni per il rinnovo dei contratti collettivi promosse da altri sindacati?
Certo, abbiamo sostenuto anche la manifestazione di piazze locali per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici, riteniamo che sia sempre la categoria più all’avanguardia in termini di proteste e di scioperi ed è da lì che dobbiamo ripartire per il riscatto dei lavoratori, dell’umanità e dei popoli che soffrono. Quindi il 25 Aprile sarà ancora una volta, ancora di più, una giornata nel nome della resistenza dei popoli e dei lavoratori.
Ferrovieri contro la Guerra
Puoi spiegarci di che organizzazione fai parte e come mai oggi sei qua in piazza?
Ferrovieri contro la Guerra è un insieme di persone che fanno riferimento anche ai sindacati di base. Il governo Meloni è complice del genocidio in Palestina. Noi come ferrovieri cosa possiamo fare? I carri armati viaggiano sulle rotaie, quindi noi ferrovieri ci dovremmo rifiutare di farli viaggiare.
C’è una resistenza che cresce nel paese, manifestazioni, iniziative: secondo te, queste mobilitazioni come si possono legare nel prossimo periodo?
Una chiave che accomuna tutti, nel settore dei trasporti, è la lotta alla privatizzazione. A volte dietro una superficie formalmente pubblica, in realtà si nascondono le logiche della privatizzazione, a discapito dell’utenza e della sicurezza. Noi riserviamo a questo capitolo un sacco di attenzione con gli incidenti che avvengono e che nessuno conosce, i mancati incidenti, eccetera. Stiamo facendo assemblee sia del personale di macchina e utenti che assemblee dei manutentori.
È vero che gli scioperi magari causano qualche disagio, ma i disguidi grossi li causano i ritardi provocati dalla privatizzazione e noi con i nostri scioperi la combattiamo. Pensiamo che lo sciopero sia una lotta per le nostre condizioni di vita, ma anche per le condizioni di viaggio degli utenti. Noi della manutenzione lo sappiamo bene, perché siamo sicuri che se portiamo avanti in un modo sicuro il nostro lavoro rendiamo sicuro il loro viaggio.
Stessa cosa vale anche per i cantieri in essere. Abbiamo bisogno di qualcuno che ci aiuti a scoprire quelli che sono utili a rafforzare la rete del trasporto civile e quelli che, invece, servono a rafforzare gli spostamenti bellici.
Sanitari per Gaza
Cosa possono fare qua le lavoratrici e i lavoratori?
Intanto manifestare: oggi siamo in tanti per far capire che il governo deve cambiare direzione. Il governo italiano ha tenuto, fin dall’inizio, una posizione molto equivoca, direi filo-sionista, e invece noi vorremmo che si schierasse apertamente come stanno facendo alcuni governi che riconoscono lo Stato di Palestina.
Come sanitari stiamo chiedendo il boicottaggio di Teva, un’industria farmaceutica che in Italia conosciamo per i farmaci generici. Ciascun paziente può rifiutarsi, e io l’ho fatto spesso, di acquistare farmaci Teva. Stiamo facendo anche delle campagne di informazione vicino alle farmacie. Poi ci sono altri prodotti chiaramente: sul sito e sulle pagine Instagram e Facebook di Bds Italia si possono vedere quali sono i prodotti da boicottare oltre a Teva.
C’è una resistenza che cresce nel paese, manifestazioni, iniziative. Secondo te, queste mobilitazioni come si possono legare ulteriormente nel prossimo periodo?
Sicuramente il fatto che nelle delibere di governo ci siano finanziamenti alle spese militari è contrario a qualsiasi welfare e quindi interesse diretto anche delle persone. Noi vogliamo che ci siano più finanziamenti per lo Stato sociale. Si tratta di un’azione di interesse diretto per i lavoratori italiani: respingere le guerre, respingere le spese militari per avere uno Stato sociale degno di questo nome. Pensioni, sanità, scuola, trasporti pubblici, sono tutte voci che vengono tagliate a favore delle spese militari.
Asme Zeme, operaio di Sda-Poste Italiane, dirigente del Si Cobas
I lavoratori della logistica hanno avuto un ruolo di primo piano nel boicottaggio alla guerra, secondo te come si fa a coinvolgere il resto dei lavoratori in questa battaglia?
Mediaticamente sembra che noi lavoratori non capiamo e invece non è così: proprio ieri, 11 aprile, abbiamo fatto lo sciopero generale della logistica come Si Cobas e l’adesione è stata oltre le aspettative, più del 90%. L’unica arma è bloccare.
I lavoratori che lottano non si vedono alla televisione, perché è complice proprio il governo italiano, quindi cercano di nasconderlo. Sanno bene che siamo un sindacato di lotta, siamo nei settori critici. Quando blocchiamo, la prima cosa che arriva è la polizia. Io sono immigrato, la prima cosa che mi chiedono è il permesso di soggiorno… gli stessi poliziotti che mi rinnovano i documenti in questura!
Nel ddl sicurezza c’è anche questo ricatto. Siamo qui oggi anche contro il ddl Sicurezza che è appena passato, ci battiamo fino in fondo anche nei posti di lavoro, non arretriamo.
Massimo Cappellini, lavoratore Piaggio del Coordinamento Valdera per la Palestina
Cosa possono fare i lavoratori contro la guerra e il genocidio in corso?
Quello che hanno sempre fatto i lavoratori nella storia. Quando si sono mossi in un numero molto grande sono riusciti a cambiare il corso della storia, a fermare queste guerre capitalistiche che avvengono nel mondo. Se ci pensiamo bene loro hanno la possibilità di avere degli armamenti e di usare la ricchezza sotto forma di armamenti, ma siamo noi a creare quella ricchezza e siamo noi quelli che potremmo fermare questa catena che passa dal capitale ai cannoni e alle bombe che buttano sulla povera gente.
Secondo te come si possono unire i lavoratori e alzare il livello della lotta?
C’è da ricostruire una forza e in questi anni chi era deputato a rappresentare la forza dei lavoratori ha fatto di tutto per distruggerla. Noi, come operai e lavoratori, dobbiamo cercare di ricostruirla partendo dai singoli posti di lavoro, partendo dalle fabbriche più grandi dove è più facile aggregarsi per fare attività sindacale… e da lì partire cercando di collegarci con gli altri lavoratori italiani e possibilmente di tutto il mondo.
Pietro Cusimano Esecutivo Nazionale Usb Pubblico Impiego
Oggi siamo qua perché noi seguiamo la vicenda palestinese ben da prima del 7 ottobre 2023 e perché siamo sempre stati solidali e vicini al popolo palestinese.
Abbiamo partecipato in modo attivo alla costruzione della manifestazione nazionale dello scorso febbraio, quando decine di migliaia di persone da tutta Italia arrivarono a Milano. Non abbiamo mai smesso di seguire questo percorso e lo faremo fino alla fine perché la resistenza del popolo palestinese è anche la nostra resistenza.
Che legame c’è tra la resistenza dei lavoratori nel nostro paese e quella palestinese?
Direi un legame didattico, nel senso che noi abbiamo molto da imparare dai palestinesi. È evidente che abbiamo dimenticato quella lezione che mai avremmo dovuto scordare, quella dei nostri partigiani nella Resistenza. I palestinesi per oggi hanno fatto appello ai lavoratori.
Noi in tutti i posti di lavoro nei quali ci può essere un coinvolgimento potenziale rispetto al traffico di armi stiamo conducendo delle azioni: dall’aeroporto di Montichiari a tutti i porti dove siamo coinvolti, Genova, Livorno e anche nella logistica.
Il ruolo dei lavoratori in questo momento è quello di opporsi concretamente alle politiche di guerra e al traffico delle armi come stiamo facendo dentro la logistica, di opporsi ai progetti di riarmo della Ue.




![[Toscana] Liberare la Toscana dal protettorato dei gruppi imperialisti USA-NATO, dalla complicità con i sionisti di Israele e dalla gabbia dell’UE!](https://i0.wp.com/www.carc.it/wp-content/uploads/2025/05/bandierarossa-4186767557.png?fit=1522%2C1344&ssl=1)

