La situazione in Ucraina è a un punto di svolta. Il motivo è che la guerra per procura condotta dagli Usa e dalla Nato contro la Federazione Russa – ultimo capitolo della strategia di accerchiamento e aggressione che da più di vent’anni portano avanti con lo scopo di sottometterla, smembrarla e farne terreno aperto per le scorrerie dei gruppi imperialisti – è persa.
I gruppi imperialisti Usa escono da tre anni di conflitto con le ossa rotte, sconfitti sul piano militare e soprattutto politico ed economico. I gruppi imperialisti europei ne escono ancor peggio. Ne escono invece rafforzati la Federazione Russa, il suo asse con la Repubblica Popolare Cinese e, in generale, il fronte dei Brics+. Ancora una volta, ogni mossa che i gruppi imperialisti compiono per fare fronte alla crisi del proprio sistema si ritorce loro contro e aggrava la crisi stessa.
A fronte di questa situazione, la nuova amministrazione Trump, fin dal suo insediamento, ha cominciato a manovrare per arrivare a un accordo con la Federazione Russa. L’obiettivo è giocare d’anticipo per salvare il salvabile, secondo un copione ben noto: abbandonare al suo destino il burattino Zelensky, che fino a ieri avevano manovrato e innalzato a campione della democrazia contro la tirannide, e scaricare il prezzo e le conseguenze della sconfitta sull’Ucraina (e sull’Europa).
Il 18 febbraio sono quindi cominciati a Riad i colloqui tra i delegati di Russia e Usa per trovare un accordo. Nell’incontro hanno parlato di normalizzazione dei rapporti diplomatici tra i due paesi e di accordi commerciali. Gli Usa hanno ventilato l’ipotesi di riammettere la Federazione Russa al G8. Appare chiaro che cercano un riavvicinamento alla Russia anche per rompere il fronte dei Brics+ (per inciso, la Russia ha risposto di preferire il formato G20 a quello del G8).
Le trattative si sono svolte senza il coinvolgimento di nessun rappresentante dell’Ucraina, che viene trattata apertamente da Trump – che ha almeno il pregio di dire le cose come stanno, senza mistificarle per indorare la pillola – come una vera e propria colonia degli Usa, quale di fatto è diventata dopo il colpo di Stato di piazza Maidan del 2014. L’amministrazione Trump punta a rifarsi della sconfitta saccheggiando il paese di tutte le sue risorse.
Il Telegraph ha fatto trapelare una bozza di accordo per la ricostruzione che lascerebbe mano libera agli imperialisti Usa nel disporre delle risorse del sottosuolo: terre rare, minerali, infrastrutture energetiche, per un totale di oltre 500 miliardi di dollari (oltre due volte l’intero Pil dell’Ucraina). Insomma, vere e proprie riparazioni di guerra, che fanno impallidire anche le famose indennità imposte alla Germania sconfitta all’indomani della Prima guerra mondiale.
Ma se da una parte l’amministrazione Trump si muove per imporre questo accordo a Zelensky, dall’altra prepara il terreno per scaricarlo. E così, quello che fino a poco tempo fa era incensato come l’eroe del popolo ucraino e del mondo libero, nella nuova narrazione di Washington è diventato, da un giorno all’altro, il solo responsabile della guerra, il primo ostacolo alla pace, un dittatore, un ladro che ha rubato agli Usa centinaia di miliardi di dollari, il capo di un governo corrotto che lucra sul massacro dei suoi soldati.
Ma non sono solo Zelensky e l’Ucraina l’oggetto delle manovre dell’amministrazione Trump per far pagare ad altri il prezzo della sconfitta.
Al tavolo delle trattative non sono stati invitati neanche i rappresentanti della Ue e della Gran Bretagna. In effetti, per i gruppi imperialisti Usa l’unico risultato favorevole di questo conflitto, nella guerra strisciante che li contrappone ai gruppi imperialisti Ue, è stato quello di scaricare su questi ultimi tutti i costi economici e sociali del conflitto, con annessa imposizione di rompere i legami energetici con la Russia, per rifornirsi, a caro prezzo, da loro.
I gruppi imperialisti Ue hanno ingoiato senza fiatare tutti gli ordini dei padroni americani perché evidentemente, nonostante tutto, contavano ancora di partecipare alla mangiatoia del saccheggio dell’Ucraina. Ma l’amministrazione Trump sembra intenzionata a non lasciar loro neanche le briciole. E basta leggere i giornali dei giorni successivi ai colloqui per rendersi conto dello spaesamento e della confusione, della frustrazione e dell’umiliazione con cui i gruppi imperialisti europei hanno vissuto l’esclusione dai negoziati e il ribaltamento di strategia deciso dagli Usa.
I negoziati per una pace in Ucraina alimentano ed esasperano i contrasti tra Usa e Ue. Tanto più che l’accordo con la Russia è apertamente indicato come un mezzo per potersi concentrare nello scontro con la Cina e che le trattative si accompagnano all’imposizione da parte dell’amministrazione Trump di un aumento delle spese militari nei paesi Nato. La realtà è che gli accordi per la pace alimentano la tendenza alla guerra. Sembra un paradosso, ma in effetti non può essere altrimenti, perché la guerra è lo sbocco necessario della crisi generale del capitalismo.
La sola alternativa è mettere fine al capitalismo con la rivoluzione socialista.
La sconfitta subita in Ucraina lascia la classe dominante allo sbando, confusa e divisa. Soprattutto i gruppi imperialisti Ue, che subiscono la svolta decisa a Washington. Bando alle illusioni sulla pace, approfittiamo invece della situazione di difficoltà dei gruppi imperialisti per avanzare nella rinascita del movimento comunista!






