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Il referendum CGIL e la cacciata del governo Meloni

Agenzia Stampa - Staffetta Rossa by Agenzia Stampa - Staffetta Rossa
Marzo 6, 2025
in In breve, Lavoro operaio e sindacale
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Nei due anni e mezzo di governo Meloni la Cgil si è attivata su diversi fronti. Con il lancio della Via Maestra, lo sciopero generale del 29 novembre e in ultimo con la campagna referendaria, il sindacato diretto da Landini ha assunto un superiore ruolo politico nel paese fino a lanciare la parola d’ordine della “rivolta sociale”.

Il referendum promosso dalla Cgil si propone l’obiettivo di cambiare l’Italia facendosi rivolta sociale, abrogando misure “frutto di vent’anni di leggi sbagliate” in ambito lavorativo e di cittadinanza. “Non stiamo semplicemente resistendo o facendo una lotta di difesa. Stiamo proponendo una discussione per cambiare e dare un futuro al Paese” ha dichiarato Landini. Ma per cambiare e dare un futuro al paese occorre che questa campagna referendaria si concentri sul principale elemento che terrorizza Giorgia Meloni e il resto dei partiti anti larghe intese (da Fratelli d’Italia al PD): la mobilitazione delle masse popolari.

Non è un caso che il 20 gennaio la Corte costituzionale ha dichiarato inammissibile il referendum per l’abrogazione della legge sull’autonomia differenziata; quello che tra i referendum avrebbe favorito il raggiungimento del quorum. È chiaro che la decisione della Corte ha molto di politico e molto poco di tecnico e che l’obiettivo è stato evitare che il referendum sull’autonomia differenziata diventasse per il governo Meloni ciò che il referendum sulla riforma costituzionale fu per Renzi nel 2016 (un tracollo).

Per perseguire questo giusto obiettivo sono necessarie due condizioni.

La rivolta sociale passerà dalla campagna referendaria se e nella misura in cui questa diventerà strumento per alimentare il protagonismo e la mobilitazione dei lavoratori. Abbiamo già visto referendum molto importanti e combattivi, come quello sull’acqua pubblica, essere regolarmente violati. Perfino la Costituzione sarebbe stata totalmente elusa nelle sue parti più progressiste se non fosse stato per le mobilitazioni degli anni ’50, ’60 e ’70 che sono costate letteralmente i morti nelle piazze. È il prezzo pagato dalle masse popolari per le conquiste di civiltà e benessere che oggi le Larghe Intese stanno demolendo.

Allo stesso modo la campagna referendaria sarà in grado di cambiare il paese se e nella misura in cui diventerà strumento della battaglia politica per cacciare il governo Meloni. Tutte le volte che la Cgil si è posta sul piano della mobilitazione dispiegata verso il governo Meloni ha ottenuto importanti risultati in termini di partecipazione e coinvolgimento di lavoratori e masse popolari! e in una situazione di emergenza come questa il sindacato deve assumersi la responsabilità politica di occuparsi del governo del paese perché può farlo.

La promozione dei referendum deve quindi essere strumento per attivare e organizzare quanti più lavoratori in ogni azienda, per organizzare iniziative e mobilitazioni e per legarle alle tante già in corso: quella per il rinnovo dei CCNL su cui la Fiom sta promuovendo mobilitazioni nel paese, quella contro la repressione sui luoghi di lavoro e contro il Ddl Sicurezza, quella in corso contro lo smantellamento delle aziende, Stellantis in primo luogo. I tanti mali che affliggono lavoratori e masse popolari hanno un’origine comune e una soluzione comune nella lotta contro il governo Meloni e le sue politiche. Lotta in cui la Cgil deve assumere un ruolo di primo piano!

Al 2023 gli aderenti alla Cgil erano 5,3 milioni. Se ognuno di questi lavoratori si mette attivamente a coinvolgere nel suo posto di lavoro anche solo 3 o 4 colleghi – iscritti o meno al sindacato o con altre tessere sindacali non ha importanza – sono capaci di innescare una reazione a catena che può rendere attiva e combattiva la maggioranza del paese e far valere la sua forza.

Leggi, diffondi e discuti con i tuoi i colleghi il Volantino in diffusione alle assemblee Cgil per i referendum

Questa prospettiva non dipende da quanto Landini imboccherà questa strada o tentennerà nel farlo, dipende principalmente da quanto lavoratori e delegati si attiveranno nel prossimo periodo direttamente per farlo. Quanto useranno le iniziative di presentazione e formazione per coordinarsi con altri delegati, quanto useranno le assemblee e gli strumenti per organizzare collettivi sul lavoro che portino avanti il referendum e la lotta con scioperi e altre iniziative; quanto useranno la campagna per rendere il paese ingestibile al governo Meloni fino a farlo cadere. Quanto quindi i lavoratori e delegati più decisi renderanno la campagna dirompente, in grado di spingere anche i vertici del sindacato a rompere gli indugi, dichiarare e perseguire l’obiettivo di cacciare il governo Meloni!

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