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Aiutiamoli a casa loro?

Teresa Noce by Teresa Noce
Marzo 2, 2025
in Resistenza n. 3/2025
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L’editoriale del numero scorso (“Non sono razzista, ma…”) ha alimentato la discussione e sono arrivati alla Redazione vari riscontri e alcune richieste di chiarimento.
Riprenderemo poi alcune questioni che, per motivi di spazio, non possiamo trattare qui, mentre ora ci soffermiamo su un argomento che ci è stato posto in due modi “opposti” (a dimostrazione di quanto siano diverse le analisi e le sensibilità sul tema, anche fra la “gente di sinistra”) e di cui l’editoriale del numero scorso è stato solo spunto: la questione immigrazione.
Un compagno ci ha scritto di aver apprezzato l’articolo, ma di non aver capito se dietro le cose condivisibili (dal suo punto di vista) si celassero posizioni tipiche di alcuni che si definiscono “sovranisti di sinistra” (blocco dell’immigrazione, chiusura delle frontiere, rimpatri per gli immigrati già presenti in Italia, ecc.).
Un altro ci ha chiesto quali potrebbero essere le contraddizioni fra quanto abbiamo scritto e il sostegno alla tesi “aiutiamoli [gli immigrati, ndr] a casa loro”: al netto dell’assonanza con gli slogan della Lega e di altri partiti razzisti, non è forse una declinazione del sostegno all’autodeterminazione dei popoli dei paesi oppressi?
Lo spazio a disposizione è poco e le cose da dire sono molte: confidiamo che gli appunti che seguono siano di stimolo per entrambi i compagni.

1. Finché il paese sarà governato dalla borghesia imperialista, la borghesia imperialista sottometterà il paese ai propri interessi. Se avrà interesse a limitare l’immigrazione, introdurrà leggi per limitarla. Se avrà interesse a incoraggiare l’immigrazione, introdurrà leggi che la favoriscono. Se avrà interesse a proclamare di voler limitare l’immigrazione, ma a favorirla nei fatti, fingerà che gli immigrati riescono ad aggirare le leggi e a violare i confini (immigrazione clandestina) senza che la sua polizia e le sue guardie di frontiera possano intervenire efficacemente.

2. Finché il paese sarà governato dalla borghesia imperialista, la borghesia imperialista scaricherà sulle masse popolari tutte le conseguenze negative delle sue azioni, come ordinariamente fa. Oggi incentiva l’immigrazione perché ha bisogno di manodopera a basso costo da impiegare nelle sue aziende e domani cavalcherà la presenza di “troppi immigrati che rubano il lavoro agli italiani”. Oggi si attrezza per ospitare gli immigrati che lavorano nelle sue aziende e domani manderà la polizia a sfrattarli dopo averli licenziati oppure a cacciarli dai ripari di fortuna (baraccopoli, capannoni dismessi, accampamenti, ecc.) in nome della sicurezza e del “decoro”.

3. In nessun caso la borghesia imperialista aiuterà gli immigrati nei loro paesi di origine, cioè non aiuterà mai, in nessun caso, i popoli oppressi nella lotta per la loro emancipazione. Questo perché la borghesia imperialista che governa in Italia partecipa in prima persona alla loro oppressione. Aiutare gli immigrati a casa loro è contro la sua natura, come è contro la sua natura aiutare le masse popolari italiane.

4. La borghesia imperialista distingue fra immigrati poveri e italiani poveri solo quando le fa comodo, ad esempio quando le è utile alimentare la guerra fra poveri, ma in genere divide la società solo fra ricchi e poveri: opprime, sfrutta, ricatta, mercifica tutti i poveri indistintamente, siano essi italiani o immigrati.

5. Tutti i ragionamenti sul tema immigrazione (sì, no, come) che poggiano sull’attuale rapporto di forza fra le classi (il dominio della borghesia imperialista e la subalternità delle masse popolari) sono destinati a confluire o nella mobilitazione reazionaria (chiudere i confini, difendere i confini, difendere i diritti degli italiani, difendere gli italiani, ecc.) oppure nella rete della speculazione di chi fa affari con il traffico e la gestione di esseri umani trattati come merce (Vaticano in primis e Ong appresso).

6. Solo a partire dal ribaltamento dei rapporti di forza fra le classi (le masse popolari organizzate che diventano la nuova classe dirigente del paese) è possibile inquadrare il tema immigrazione nella giusta dimensione perché in un paese diretto da un governo che fa gli interessi delle masse popolari vengono meno i presupposti stessi per definire l’immigrazione “un problema”. A partire dal fatto, ad esempio, che in un paese in cui il governo garantisce a tutti gli adulti abili un lavoro dignitoso, l’aumento del numero di lavoratori (italiani e immigrati) si traduce nella ripartizione delle ore di lavoro (si lavora tutti e si lavora meno).
L’Italia, ad esempio, non ha un problema di mancanza di lavoro, ha un enorme bisogno di lavoratori in tutti i settori. Ci sono addirittura una serie di lavori che non vengono più svolti perché non generano profitto per i capitalisti e gli speculatori, come la manutenzione dei territori, dei corsi d’acqua, ecc. Non svolgere quei lavori è concausa di quelle “catastrofi climatiche”, il cui impatto può essere quanto meno limitato, che ogni anno costano miliardi di euro e vite umane.

Ci sono molte altre cose da dire, ma anche solo da questi accenni possiamo concludere che NO, non abbiamo alcuna affinità con chi cerca di cavalcare i problemi e il disagio delle masse popolari a scopi elettorali (sia pure la “sinistra sovranista” che finisce per scimmiottare la destra reazionaria) e che NO, l’“aiutiamoli a casa loro” non è un argomento valido, né solido, per affrontare il tema immigrazione.
Organizzare i lavoratori italiani e immigrati, dare alla loro mobilitazione uno sbocco politico, portarli a rovesciare i governi delle Larghe Intese e a imporre un governo che fa gli interessi delle masse popolari tutte, autoctone e immigrate, chiudere le frontiere a speculatori e grandi criminali che spolpano l’apparato produttivo e i territori, rimandare nel loro paese le migliaia di extracomunitari che occupano il territorio italiano con la divisa Usa o Nato, mettere a spaccare i sassi chi specula sulle tendopoli dove sono ammassati i braccianti, obbligare i proletari che abboccano alla propaganda razzista a frequentare la scuola della lotta di classe: tutto questo è, invece, quello che riteniamo un approccio valido al tema immigrazione.

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