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Non sono razzista, ma…

Teresa Noce by Teresa Noce
Marzo 6, 2025
in Editoriali, Resistenza n. 2/2025
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Degrado e razzismo dilagano dove i comunisti non intervengono

Durante un volantinaggio ai cancelli di un’azienda, all’ingresso di un ospedale, a una scuola o al mercato, anche a una manifestazione della Cgil, a un certo punto salta fuori, sempre più spesso, qualcuno che durante la discussione dice “io non sono razzista, ma…”.
Di fronte a una frase simile la sinistra radical chic perde la brocca. Quel ma sarebbe proprio la dimostrazione che il razzismo dilaga fra le masse popolari, che sono razzisti i giovani, i lavoratori, i cassintegrati, i pensionati, ecc.
È curioso notare che, secondo questa interpretazione chic del mondo, sarebbero razzisti tutti quelli – e soprattutto quelli – che per vivere sono costretti a lavorare.
Noi siamo di un altro avviso. Crediamo che l’operaio di fabbrica, il muratore, l’autista di autobus, la studentessa, la pensionata delle poste non siano affatto razzisti e che quel loro ma sia manifestazione dell’esigenza di un confronto e, in molti casi, anche una richiesta di aiuto. Perché, davvero, razzisti non lo vogliono diventare.
Siamo dell’avviso che le masse popolari italiane siano sottoposte a una grande prova di resistenza e che di fronte alle difficoltà che essa comporta debbano avere il sostegno dei comunisti, debbano poter contare sui comunisti, debbano poter trovare nei comunisti un orientamento e un centro di organizzazione e di mobilitazione.

Prove di resistenza

Emergenza sicurezza, emergenza criminalità, allarme per le bande di adolescenti fuori controllo, furti, rapine, violenze e molestie sessuali, prevaricazioni e prepotenze di vario tipo, inciviltà, illegalità e degrado dei quartieri, questo è ciò che l’informazione mainstream somministra a colazione, a pranzo e a cena.
Il bombardamento mediatico poggia su alcune notizie vere, le amplifica, le ingigantisce e le strumentalizza per rappresentare un paese assediato da criminali senza scrupoli, senza principi morali e senza nulla da perdere – in prevalenza stranieri e figli di stranieri nati in Italia – che vivono prevaricando le masse popolari, pretendendo di “imporre le loro regole” e di “farla da padroni a casa nostra”.
L’obiettivo del bombardamento mediatico è fare leva sul senso di insicurezza, sulla paura e sulla frustrazione per alimentare la guerra fra poveri (la mobilitazione reazionaria), ostacolare lo sviluppo della lotta di classe (la mobilitazione rivoluzionaria).
L’operazione ha margini di successo, in parte per ciò che si sente in televisione e si legge sui giornali e in parte per ciò che si vede quando ci si affaccia alla finestra di un palazzo in un quartiere popolare, si va al mercato o alle poste, si va al lavoro o si attraversa un parco pubblico. È soprattutto da questo che nasce quel ma di cui sopra.
Tutte questioni concrete, ordinarie e contingenti che diventano uno strumento di diversione dalla lotta di classe fintantoché i comunisti non le inquadrano e le trattano come un fronte della lotta di classe.

Le sirene reazionarie

Benché le masse popolari siano accomunate dagli stessi interessi e condividano “la stessa sorte”, la propaganda reazionaria le divide in gruppi e fazioni in concorrenza e in antagonismo l’una con l’altra. Questo è “il capolavoro” della borghesia imperialista per impedire che le masse popolari si uniscano nella lotta per liberarsi dal suo cappio.
La difesa della legalità della classe dominante, del suo ordine e del suo decoro è l’illusione di chi cede alla propaganda reazionaria e invoca più repressione, più polizia, più carcere la deportazione di “immigrati e criminali”.
È la parte più abbrutita delle masse popolari, quella che ha smesso di resistere, si è intruppata al carro della classe dominante ed è – o è diventata – razzista senza ma.
Anche fra quelli che la propaganda reazionaria indica come i responsabili del degrado, dell’insicurezza, della criminalità e microcriminalità, non importa che siano italiani o immigrati, c’è chi si illude di poter evitare di sprofondare più in basso di dove si trova tramite gli espedienti, i furti, le rapine e le prevaricazioni contro il resto delle masse popolari. Sono quelli che non rubano ai ricchi, ma a chi lavora per vivere; sono quelli che non svuotano ville e banche, ma le case popolari; sono quelli che non minacciano i rampolli della borghesia, ma vivono di prevaricazioni, ad esempio, contro i pendolari sui mezzi pubblici.

Condizioni per la riscossa

La propaganda reazionaria con cui sono bombardate le masse popolari ha punti di forza e punti deboli.
Il principale punto di forza consiste nel fatto che criminalità, violenze, piccole e grandi prevaricazioni e degrado esistono davvero e si aggiungono alle tante altre emergenze che le masse popolari sono costrette a subire.
Il principale punto debole consiste nel fatto che, per quanto sia capillare e pervasiva, la propaganda reazionaria non può nascondere del tutto e per sempre la verità.
L’esperienza pratica dei proletari rimane quella per cui a pignorare le case, a sfrattare le famiglie che non riescono a pagare l’affitto e a buttarle in mezzo alla strada sono le banche, le finanziarie e le grandi immobiliari – fra cui il Vaticano – con l’uso della forza pubblica di polizia e carabinieri. Non gli immigrati.
A smantellare l’apparato produttivo, a chiudere le aziende e a lasciare senza salario decine di migliaia di famiglie sono i fondi di investimento, le grandi corporazioni, i “tagliatori di teste” in giacca e cravatta. Non gli immigrati.
Non sono stati gli immigrati – regolari o meno – a devastare la Val Susa e il Mugello per il Tav, non sono loro ad aver avvelenato la pianura padana, né ad aver costruito e gestito le discariche tossiche nella Terra dei fuochi, non sono loro a impedire l’aumento degli stipendi, dei salari e delle pensioni, a ostacolare i controlli per la sicurezza nei posti di lavoro e ad aver abolito il Reddito di Cittadinanza.
Telegiornali e squallidi programmi al massimo volume, moltiplicazione delle pagine web su cui viaggia il terrorismo mediatico, fotografie a tutta pagina del capro espiatorio di turno sui giornali: per quanto la classe dominante provi a confondere le acque, non può cancellare la verità.
Se mettiamo sul piatto della bilancia i punti di forza e i punti deboli della propaganda reazionaria, prevalgono i punti deboli. La propaganda reazionaria può essere rivolta contro la classe dominante.

La riscossa è la lotta di classe

L’Italia è realmente un paese assediato da criminali senza scrupoli e senza principi morali: sono i capitalisti, i ministri, i politicanti, gli alti dirigenti delle aziende pubbliche e private, i banchieri e i grandi proprietari immobiliari, i vertici del clero, i super-poliziotti e i super-magistrati, i vertici della mafia e dell’antimafia, i guerrafondai, i trafficanti di armi e di esseri umani. Sono loro i responsabili del degrado, della miseria dilagante, della precarietà esistenziale e pratica delle masse popolari.
Loro non si sbracano nel parchetto del quartiere, sui mezzi pubblici o nel parcheggio del supermercato perché tramano ben protetti nei loro uffici, nelle loro stanze, nelle loro case da ricchi.
Loro non rapinano gli anziani, non svuotano gli appartamenti e non spacciano al dettaglio: non si sporcano le mani con i traffici da poveri, loro fanno affari, si occupano delle cose da ricchi.
Noi siamo i promotori della lotta per rompere l’assedio di questi parassiti e farla finita con il loro sistema imponendo una nuova governabilità del paese che poggia sul protagonismo, l’organizzazione e il coordinamento delle masse popolari.
Ci rivolgiamo a quella parte di masse popolari che per esperienza, tradizione e formazione ha mantenuto, nonostante le dure prove di resistenza, solide e profonde radici piantate nella lotta di classe, grazie alle quali non tentenna e sa da che parte stare.
Ci rivolgiamo anche a quella parte di masse popolari confusa per le estenuanti prove di resistenza a cui è sottoposta, che non è razzista, ma non ce la fa più a vivere nella paura, nell’insicurezza e nel degrado che dilaga.
Ci rivolgiamo, infine, anche a quella parte di masse popolari – non importa che siano italiani o immigrati – che è criminalizzata e perseguitata perché spinta dalla povertà dilagante, dall’isolamento sociale, dal classismo e dal razzismo di Stato a vivere di espedienti e sotterfugi, di criminalità e illegalità.

Siamo promotori della mobilitazione per affermare una nuova legalità basata sugli interessi di classe e sul protagonismo delle masse popolari organizzate. La storia del nostro paese è costellata di esperienze in cui il movimento comunista è stato avanguardia dell’organizzazione popolare contro il degrado e la criminalità: ricordiamo qui, a titolo di esempio, il controllo proletario dei quartieri popolari, negli anni Settanta, contro spacciatori di eroina e papponi. L’organizzazione, la mobilitazione, il controllo popolare non sono solo un’efficace forma di difesa contro il degrado e la criminalità, sono anche la strada per far vivere concretamente la nuova legalità di cui c’è bisogno, per educare le masse a praticarla, estenderla e farla rispettare: non è tollerata nessuna prevaricazione e nessuna prepotenza contro le masse popolari; non si ruba ai poveri, si prende ai ricchi.

Senza se e senza ma

L’emergenza sicurezza, l’emergenza criminalità, l’allarme per le bande di adolescenti fuori controllo, i furti, le rapine, il degrado, ecc. non possono essere affrontati in modo efficace e su ampia scala senza l’attuazione di misure politiche straordinarie e urgenti che garantiscano a ogni adulto un lavoro dignitoso e a ogni famiglia ciò che serve per vivere dignitosamente. In altri termini, non si possono curare i sintomi, bisogna debellare la malattia e la cura è una questione politica.
Senza la difesa dei posti di lavoro esistenti, la creazione di nuovi posti di lavoro che servono e la distribuzione trasparente e democratica di beni e servizi non servono a niente la repressione, i controlli, la polizia e la galera: è la povertà che genera la criminalità e il degrado, bisogna eliminare la povertà.
Bisogna rompere l’assedio dei criminali senza scrupoli e senza principi morali che dirigono il paese, rovesciare il loro ordine e la loro legalità, imporre un governo di emergenza popolare (il Governo di Blocco Popolare) che afferma gli interessi della maggioranza della popolazione.
Questa è l’unica soluzione da percorrere anche per combattere gli arruffapopolo e i reazionari che si insinuano nel campo delle masse popolari.
Nascondere i problemi di sicurezza, criminalità e degrado nei quartieri popolari, eluderli o disinteressarsene – è quello che fanno le Larghe Intese e i radical chic – significa lasciare campo libero alla classe dominante e ai suoi servi, le organizzazioni reazionarie, neofasciste, razziste, ecc.
Finché le masse popolari troveranno SOLO i personaggi dei partiti e delle organizzazioni reazionarie, fasciste e razziste a “sostenerle” nella lotta contro il degrado e la criminalità e per la sicurezza, le loro iniziative avranno sempre un carattere reazionario e saranno sempre, inevitabilmente, inutili ai fini della risoluzione dei problemi e alimento per la guerra fra poveri.
I comunisti devono occuparsi di tutti gli aspetti della vita delle masse popolari. Quanto più si attrezzano e imparano a diventare punto di riferimento per il proletariato ANCHE su questo fronte, tanto più il rapporto fra mobilitazione reazionaria (guerra fra poveri) e mobilitazione rivoluzionaria (lotta di classe) sarà favorevole alla mobilitazione rivoluzionaria.
Ne deriva, in conclusione, che le condizioni per un cambiamento politico radicale e positivo per le masse popolari sono dispiegate e, anzi, il principale ostacolo al loro sviluppo consiste nelle reticenze e nelle difficoltà dei comunisti ad assumere il ruolo che compete loro.
Le chiacchiere sul fatto che il cambiamento politico radicale e positivo per le masse popolari “sarebbe bello, ma non è possibile” sono una forma di opportunismo, come tutti gli altri se e tutti gli altri ma.
È possibile e necessario rovesciare la propaganda reazionaria somministrata dal mainstream a colazione, a pranzo e a cena e farla diventare un ingrediente della mobilitazione rivoluzionaria. Dipende da noi.

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Comments 1

  1. MarA says:
    1 anno ago

    l’articolo affronta le cose dal punto
    giusto. Avrei fatto delle aggiunte: dove si parla degli organismi che
    buttano fuori i proletari dalle case, vanno aggiunti gli enti di gestione delle case popolari, perchè anche
    loro sgomberano i proletari e sono peggio dei padroni, visto che, in origine, erano nati per difendere i diritti alla casa dei
    proletari. Poi c’è sempre il discorso “culturale” di sistema che
    riguarda la non violenza. Nei quartieri popolari si sta riprendendo
    l’abitudine di cacciare, anche con la forza, gli spacciatori. Tanti di
    loro agiscono da impuniti perchè sanno che la gente è abituata a non
    reagire, ad avere paura, ma quando trovano gli abitanti o i gruppi di
    ragazzi che reagiscono con forza, allora ci pensano due volte prima di
    tornare. Il terzo punto è quello che riguarda la migrazione. Va sempre
    ricordato che la maggioranza di queste persone vengono da territori
    depredati e devastati dall’occidente, vedi ENI e sono anche intossicati
    dalla propaganda sul “sogno europeo”. Andrebbero fermati semplicemente
    perchè, in questo momento, in Africa può rinascere di tutto, mentre in
    Europa, con questa banda di delinquenti analfabeti e buzzurri, si può
    solo affondare

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