Il mondo è sconvolto dagli effetti della crisi generale. La Terza guerra mondiale, che per i paesi imperialisti è conseguenza e sbocco naturale della crisi generale, è già in corso nella forma ibrida che la distingue dalle due guerre mondiali precedenti.
Tutti i paesi che si oppongono o in qualche modo ostacolano le manovre dei caporioni dell’imperialismo sono indicati pubblicamente e trattati come bersaglio degli imperialisti Usa, sionisti e Ue. Ma a essere in crisi è il complesso delle relazioni internazionali degli imperialisti, con Trump che minaccia l’invasione della Groenlandia, territorio controllato dalla Danimarca che è un paese Nato.
Tutti i paesi imperialisti sono avviluppati nella guerra civile, in maniera più o meno aperta. Negli Usa è più aperta: le esecuzioni sommarie dell’Ice nelle strade di Minneapolis sono la punta dell’iceberg.
Non solo i popoli dei paesi oppressi si stanno sollevando in ogni continente contro il neocolonialismo e l’imperialismo, ma anche le masse popolari dei paesi imperialisti si stanno mobilitando contro gli effetti della crisi economica, contro le misure reazionarie dei governi borghesi e contro l’adeguamento della società alle esigenze belliche.
Il marasma dilaga È quella confusione per la quale Mao direbbe che “la situazione è eccellente”. E non per un cinico e sconsiderato “tanto peggio, tanto meglio”, ma perché tutto spinge verso il salto epocale che l’umanità deve compiere, tutto spinge verso un nuovo e superiore ordine che metta fine al caos, tutto spinge a che il capitalismo sia sostituito dal socialismo.
Siamo nel pieno della fase imperialista del sistema capitalista. O la rivoluzione socialista sbarra la strada allo sviluppo della Terza guerra mondiale con l’instaurazione del socialismo almeno in alcuni dei paesi imperialisti oppure gli sviluppi della Terza guerra mondiale schiuderanno la strada alla rivoluzione socialista. Il socialismo trionferà.
Al netto delle sintesi e delle formule, tuttavia, è necessario avere chiaro che non si affermerà da solo, non è un automatismo. Il socialismo deve essere instaurato attraverso l’azione cosciente dei comunisti e la mobilitazione della classe operaia e delle masse popolari; deve essere imposto con la guerra popolare rivoluzionaria, che è la forma della rivoluzione socialista nell’epoca imperialista.
“Il socialismo trionferà” non è una professione di fede o una speranza, è prima di tutto una dichiarazione di guerra.
***
Da alcuni anni, ma soprattutto dopo l’insediamento del governo Meloni in Italia nel 2022 e di Trump negli Usa nel 2024, ha ripreso vigore la tesi che nei paesi imperialisti si stia affermando un regime di moderno fascismo.
Sembra una sintesi acuta ed efficace per descrivere “la gravità della situazione”, invece è una semplificazione superficiale dalle gravi conseguenze.
Nell’articolo “Moderno fascismo e regime di controrivoluzione preventiva” sono spiegate le ragioni materiali per cui non è possibile definire il regime vigente nei paesi imperialisti moderno fascismo e per cui oggi è, anzi, estremamente difficile per la borghesia riproporre la strada della sua dittatura terroristica dell’inizio del XX secolo.
Qui ci limitiamo a considerare le conseguenze politiche della tesi del moderno fascismo.
Denunciare il moderno fascismo non è affatto un modo efficace per alimentare la mobilitazione delle masse popolari. Perché è esperienza concreta e comune che la classe dominante non è ancora riuscita a eliminare tutti i diritti conquistati con la vittoria della Resistenza e con le lotte politiche e sociali degli anni Settanta. Chi agita lo spauracchio del moderno fascismo lo fa durante cortei e manifestazioni, iniziative pubbliche, articoli su riviste e giornali o sui siti internet…
In un paese in cui Gramsci, il principale dirigente comunista, è stato lasciato morire in carcere dai fascisti, le sedi dei sindacati, dei partiti e dei giornali venivano assaltate e distrutte, le manifestazioni erano vietate e le squadracce facevano valere a bastonate e revolverate quello che la polizia fascista non riusciva a imporre: affermare che oggi viviamo in un regime di moderno fascismo è, per lo meno, poco serio.
Ma c’è anche altro e, prima fra tutto, la stridente incoerenza fra quello che i sostenitori della tesi del moderno fascismo affermano e quello che fanno.
Se fosse vero che viviamo nel moderno fascismo, perché continuano a comportarsi come se nulla fosse? Perché per cambiare le cose si affidano al rispetto delle leggi e delle prassi della classe dominante?
In un paese in cui la lotta per la liberazione dal fascismo è stata diretta dal partito comunista, che ha organizzato clandestinamente e poi condotto la Resistenza nelle montagne e nelle metropoli, indicare i flash mob, le raccolte di firme e la presentazione di liste alle elezioni come strumenti della nuova liberazione di cui c’è bisogno è surreale.
Affermare che viviamo in un regime di moderno fascismo è una dichiarazione di resa. Equivale a dare per conclusa, e persa, la battaglia contro l’affermazione della parte più reazionaria della classe dominante e contro il programma comune della borghesia imperialista, battaglia che invece è in corso e il cui esito è tutto da decidere.
È vero che la classe dominante cerca di cancellare anche formalmente, dopo che per decenni ha operato per smantellarne la sostanza, tutti i diritti democratici e gli spazi di agibilità politica che le masse popolari avevano conquistato con la Resistenza.
È vero che la parte più reazionaria della borghesia prova in ogni modo a estendere il controllo sociale e la censura, ad allargare e inasprire la repressione. Ma guardiamo i fatti: ognuno di questi tentativi incontra la ribellione delle masse popolari. Ognuno di questi tentativi è motivo di mobilitazione. Ognuno di questi tentativi diventa una battaglia in cui quanto più sono attive le masse popolari, tanto più sono coinvolti anche esponenti della classe dominante stessa che, per convinzione o interesse, vogliono distinguersi dalla sua parte più reazionaria.
Impossibilitata per condizioni oggettive a riproporre un regime terrorista come fu il fascismo del XX secolo, la borghesia è comunque costretta dallo sviluppo della Terza guerra mondiale a impedire – o almeno limitare – l’iniziativa autonoma delle masse popolari, la loro organizzazione e mobilitazione.
Aumenta la repressione, vero, ma ogni attacco repressivo alimenta la ribellione, l’organizzazione e la mobilitazione delle masse popolari. La repressione è un boomerang. Se affrontata con una linea adeguata e di attacco, si rivolta contro chi la promuove.
Succede negli Usa, a Minneapolis, contro l’Ice. E succede in Italia. Questo è un formidabile e concreto freno inibitorio alle pulsioni autoritarie e repressive della classe dominante.
I nostalgici del Ventennio raccolti nel governo Meloni, ad esempio, non vedrebbero l’ora di mettere fuori legge i comunisti. Lo dichiarano, ma si guardano bene dal farlo.
Una simile iniziativa sarebbe il modo più efficace per dimostrare su ampia scala la necessità della clandestinità del partito comunista – lo Stato Maggiore della guerra popolare rivoluzionaria – e costituirebbe l’occasione per un enorme balzo in avanti nella lotta contro il legalitarismo nel movimento comunista italiano.

La parte più reazionaria della borghesia…
La classe dominante alimenta l’equivoco per cui la parte più reazionaria della borghesia sia costituita da coloro che più o meno direttamente si mettono a scimmiottare i fascisti del XX secolo: saluti romani, nazionalismo, razzismo, ecc.
Secondo questa semplificazione, la parte meno reazionaria sarebbe costituita da chi si professa per i diritti civili, versa lacrime di coccodrillo ai funerali di chi muore nelle stragi sul lavoro e, magari, si impegna affinché le istituzioni assumano protocolli contro la violenza di genere o protocolli “antifascisti”. È un equivoco. Anzi, è una truffa.
Indipendentemente dal partito di appartenenza, dalle carnevalesche affezioni per il Ventennio o dalle ipocrite manifestazioni di progressismo, la parte più reazionaria della classe dominante è quella che promuove o sostiene l’attuazione del programma comune della borghesia imperialista:
1. eliminazione delle conquiste di civiltà e benessere strappate alla borghesia nel corso della prima ondata della rivoluzione proletaria (1917-1976);
2. smantellamento del settore pubblico dell’economia;
3. reintegrazione nel sistema imperialista mondiale dei primi paesi socialisti e neocolonialismo;
4. repressione del movimento di resistenza delle masse popolari.
È ben evidente che la parte più reazionaria della borghesia non corrisponde affatto ai soli accoliti di Giorgia Meloni, ma comprende gran parte del Pd e persino una parte dei cespugli della sedicente “sinistra”. Sinistra per Israele ne è un tragicomico esempio.
***
Cosa c’è dietro la tesi del moderno fascismo? Gratta gratta, di fondo c’è la convinzione che il capitalismo è l’unico mondo possibile, per quanto barbaro e superato dalla storia. E la democrazia borghese (o il feticcio che ne resta nella fase imperialista – vedi il già citato articolo) è il regime politico più evoluto della storia umana.
Secondo la borghesia la società moderna può essere solo democrazia borghese oppure fascismo. E poiché la democrazia borghese NON è più da decenni il regime politico dei paesi imperialisti, sostituita dal regime di controrivoluzione preventiva, allora, meccanicamente, la conclusione a cui arriva è che siamo in un regime di moderno fascismo.
Il socialismo non è contemplato. Non è un’opzione, una strada, un futuro possibile, IL futuro possibile: la borghesia, per quanto “di sinistra” e “illuminata”, non lo concepisce nemmeno.
Da qui il disfattismo della sinistra borghese che, da una parte, pur di allontanare la realtà della Terza guerra mondiale in corso la presenta come un tragico futuro che incombe, ma che non arriva finché le bombe non colpiscono le Ztl delle città italiane. E, dall’altra, si straccia le vesti e denuncia l’avvento del moderno fascismo perché non ha gli strumenti per combattere efficacemente chi la Terza guerra mondiale la promuove e la impone.
I comunisti non devono cedere un centimetro alle concezioni della borghesia. Devono anzi contrastarle e smontarle agli occhi delle masse popolari.
È “un lavoraccio” per la disparità dei mezzi di comunicazione a disposizione, per il prestigio di cui ancora gode la sinistra borghese fra le masse popolari e per la debolezza attuale del movimento comunista cosciente e organizzato. Ma abbiamo la realtà dei fatti dalla nostra parte, testimone costante che la resa, i piagnistei, il disfattismo, lo scetticismo sono armi del nemico per inquinare le idee delle masse popolari. E abbiamo una prospettiva da opporre al marasma, alla barbarie, alla guerra, alla precarietà.
Nell’epoca imperialista la lotta non è fra democrazia borghese e moderno fascismo, ma fra capitalismo e socialismo.
“Il socialismo trionferà” non è una professione di fede, ma il grido di guerra che arma di coscienza la classe operaia e le masse popolari, che infonde fiducia e permette di imparare a combattere combattendo.
Il socialismo trionferà perché è il futuro dell’umanità.






