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Moderno fascismo o regime di controrivoluzione preventiva?

Stralci del contributo del (n)Pci alla Conferenza su fascismo e imperialismo del XXI secolo nei centri capitalisti - Utrecht, 28-29 novembre 2025

Teresa Noce by Teresa Noce
Febbraio 3, 2026
in Resistenza 2/2026
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Sulla natura del fascismo del XX secolo e i fascisti del XXI secolo

Nel movimento comunista il fascismo viene generalmente ridotto a violenza (squadrismo, messa fuori legge, carcere, eliminazione fisica) contro gli oppositori politici all’interno e guerra contro altri paesi all’esterno. Ma ridurre il fascismo a repressione, propaganda e guerra in definitiva porta a dare per concluso uno scontro che invece è tutto aperto.

Se con il fascismo la borghesia imperialista fosse riuscita a intruppare una parte importante delle masse popolari nella guerra solamente con la repressione e la propaganda (le promesse, le parate, i riti e le cerimonie), cosa le impedirebbe oggi di fare lo stesso? Tanto più che oggi dispone di strumenti ancora più pervasivi e raffinati sia per reprimere sia per deviare e intossicare le coscienze delle masse e creare un’opinione pubblica favorevole alle sue attività.

In realtà il fascismo si è affermato ed è riuscito a soffocare e contenere per anni la ribellione diffusa degli operai e dei contadini contro l’ordine dei capitalisti e del clero combinando quattro linee:

1) violenza contro i proletari e i contadini ribelli, contro gli oppositori politici e in particolare contro i comunisti (Gramsci lo fecero morire imprigionandolo e privandolo di assistenza sanitaria),

2) promesse demagogiche, parate, riti, cerimonie e parole d’ordine,

3) guerre,

4) creazione di un settore industriale e finanziario pubblico, di istituzioni previdenziali, scolastiche e assistenziali, del settore dei lavori pubblici e dell’industria militare: le innovazioni e gli istituti che scimmiottavano l’Unione Sovietica e con i quali la borghesia creò nei paesi imperialisti un sistema di capitalismo monopolistico di Stato.

Quest’ultimo fattore, che Gramsci chiamò “rivoluzione passiva” (rivoluzionare il sistema sociale restando nell’ambito del capitalismo, quindi senza la partecipazione organizzata e consapevole delle masse popolari, mantenendole nella condizione di massa di manovra) è stato determinante; fu quello grazie al quale il fascismo ha conquistato il consenso e il sostegno di una parte delle masse popolari.

Gli esponenti della borghesia e della sinistra borghese (e coloro che pur dicendosi comunisti sono da quelli influenzati) non tengono conto che quello che la borghesia fece negli anni successivi al 1917 e fino al 1976 circa, lo fece in combinazione con la prima ondata della rivoluzione proletaria e alla rincorsa del movimento comunista cosciente e organizzato.

Per stare in piedi la borghesia da una parte ha scimmiottato l’Unione Sovietica con il settore pubblico dell’economia, i servizi pubblici, la pianificazione economica, ecc. e dall’altra ha fatto ricorso alla guerra: non solo in Italia con il fascismo e in Germania con il nazismo, ma anche negli Usa (guerra e New Deal).

Il fascismo di Mussolini, il nazismo di Hitler e il New Deal di F.D. Roosevelt affermarono definitivamente nei rispettivi paesi il capitalismo monopolistico di Stato scimmiottando, quanto alle istituzioni messe in opera, l’Unione Sovietica per quanto era possibile farlo finché restavano ferme la proprietà capitalista delle forze produttive e la libertà d’iniziativa economica privata dei capitalisti. Processi analoghi si produssero in Francia, Giappone e Gran Bretagna, paesi che differivano dai primi principalmente per gli imperi coloniali di cui disponevano e per le specifiche condizioni della lotta di classe.

Oggi, stante il corso delle cose prodotto dalla borghesia stessa a seguito dell’esaurimento della prima ondata della rivoluzione proletaria (1917-1976) nei paesi imperialisti, verosimilmente la borghesia imperialista non è più in grado di promuovere una “rivoluzione passiva” come quella fatta dal fascismo in Italia e dal nazismo in Germania.

Nei paesi imperialisti è la borghesia stessa che sta smantellando il settore pubblico dell’economia, i servizi pubblici, la pianificazione economica, i sistemi scolastici, previdenziali e assistenziali, ecc.

Cosa resta alla borghesia? La repressione, la persecuzione degli immigrati, la guerra (ma persino Trump si è affermato alle elezioni promettendo “basta guerre”). La borghesia imperialista sta provando a mobilitare direttamente per la guerra, ma si sta dando la zappa sui piedi.

Per questo diciamo che il fascismo di Meloni è imitazione e ripetizione di formule, di gesti e di riti, è scimmiottatura del fascismo del XX secolo. Trump negli Usa, Meloni in Italia, Le Pen in Francia, Afd in Germania e gli altri “fascisti del XXI secolo” hanno tratto vantaggio dall’azione politica della borghesia “di sinistra” (esemplare l’opera di Obama negli Usa, di Prodi in Italia, di Hollande in Francia, di Schröder in Germania) che si sono applicati all’eliminazione delle conquiste che le masse popolari dei paesi imperialisti hanno strappato quando il movimento comunista era forte nel mondo.

Quando grazie alla politica antipopolare della borghesia “di sinistra” essi arrivano al potere (o si combinano con altri partiti borghesi), anche gli scimmiottatori del fascismo del XX secolo non fanno altro che applicarsi a eliminare le conquiste strappate dalle masse popolari nel passato (il “programma comune” della borghesia imperialista) e promuovere la Terza guerra mondiale.

Su questo terreno noi comunisti possiamo e dobbiamo attaccare gli scimmiottatori dei fascisti del XX secolo:

– mobilitando le masse popolari contro le misure reazionarie e antipopolari della borghesia senza attestarsi al “meno peggio”, contro l’eliminazione delle conquiste strappate del secolo scorso senza fermarsi alla “difesa dell’esistente”, contro l’allargamento della Terza guerra mondiale in cui è già sfociata la crisi generale del capitalismo iniziata nella seconda metà degli anni Settanta del secolo scorso,

– coalizzando in un fronte comune tutte le forze mobilitabili, di volta in volta e per i motivi più diversi, contro partiti e governi fautori del “programma comune” della borghesia imperialista e contro esponenti, partiti e governi ancora più reazionari (come Fratelli d’Italia e la Lega), mantenendo la propria libertà di iniziativa per fare anche quello che le altre organizzazioni del fronte non fanno e dare l’esempio a quelle che vogliono contribuire con più forza e a un livello superiore alla lotta comune.

(…) In questo modo combiniamo la lotta per impedire che la parte più reazionaria e criminale della borghesia si affermi servendosi proprio del malcontento delle masse popolari stesse con lo sviluppo della prima fase della guerra popolare rivoluzionaria, la strategia universale della rivoluzione proletaria elaborata da Mao Zedong sulla base del bilancio della prima ondata della rivoluzione proletaria.

Sul regime politico dei paesi imperialisti

(…) La borghesia imperialista non può prescindere dalla collaborazione delle masse e nello stesso tempo deve mantenere le masse fuori dal potere. Da questa contraddizione la società borghese non esce, è un suo elemento costitutivo.

I modi in cui la borghesia tratta la contraddizione insita nel suo regime sono vari secondo le caratteristiche peculiari di ogni formazione economico-­sociale e secondo l’andamento dello scontro tra le classi.

Dall’inizio dell’epoca imperialista si sviluppano e succedono l’uno all’altro

­- regimi terroristici che fanno fronte a situazioni d’emergenza e hanno durata relativamente breve scomparendo (il “ritorno alla democrazia”) quando hanno assolto al loro compito storico;

­- regimi “democratici” in cui il suffragio universale e il riconoscimento legale dei diritti di organizzazione, associazione, propaganda, ecc. per i proletari e il resto dei lavoratori si accompagna all’esautoramento sostanziale delle assemblee elettive, alla crescita del ruolo di quegli organismi dell’attività statale sottratti agli occhi indiscreti delle assemblee elettive e degli individui non amici (la diplomazia segreta, servizi segreti di polizia, le operazioni sporche, le operazioni extra­legali, lo squadrismo, il complesso militare­-industriale-­finanziario, ecc.), alla predisposizione di una serie di misure preventive atte a impedire che la forza politica del proletariato cresca al punto che questo possa prendere il potere.

Nel suo Rapporto Dimitrov mette in risalto che anche nei paesi imperialisti che si dicevano “democratici” il regime politico non era più la democrazia borghese che si era affermata in Europa, accenna alla trasformazione del sistema politico dei paesi imperialisti nel passaggio all’epoca imperialista, ma non con l’enfasi necessaria per sradicare nei partiti comunisti dei paesi imperialisti la deviazione elettoralista / parlamentarista ereditata dai partiti socialisti.

(…) Per inerzia i partiti comunisti hanno continuato anche nell’epoca imperialista del capitalismo a indicare con l’espressione “democrazia borghese” il sistema politico dei paesi imperialisti, ma questo nasconde la profonda trasformazione che essi hanno compiuto nel passaggio all’epoca imperialista del capitalismo.

Man mano che, mobilitate dal movimento comunista cosciente e organizzato, le masse popolari oltre a rivendicare miglioramenti (con scioperi, dimostrazioni, proteste, ecc.) si avvalgono degli istituti e delle istituzioni della democrazia borghese, la borghesia deve soffocarne l’iniziativa e deviare la formazione delle masse popolari. Sviluppa quindi un regime di controrivoluzione preventiva che prende il posto della democrazia borghese, abitualmente mascherandosi da democrazia borghese, cioè ammantandosi degli istituti e delle istituzioni della democrazia che la borghesia aveva fatto valere a suo vantaggio contro la nobiltà, il clero e la monarchia.

Il passaggio dalla democrazia borghese al regime di controrivoluzione preventiva è, insieme al passaggio dalle crisi cicliche alle crisi per sovrapproduzione assoluta di capitale, una delle principali trasformazioni avvenute nell’epoca imperialista: all’inizio del 1900 nei paesi imperialisti anglosassoni e dopo il 1945 negli altri.

Con la controrivoluzione preventiva la borghesia riconosce che le masse hanno assunto un ruolo nuovo nel movimento della società, ben diverso da quando erano composte di lavoratori dispersi e isolati, ognuno alle prese con le particolarità del proprio signore. Sa di essere seduta su un barile di esplosivo.

(…) Ha sviluppato una più raffinata tecnica del potere che utilizza sistematicamente i più moderni ritrovati delle scienze biologiche, tecnologiche e psicologiche di cui promuove lo sviluppo su larga scala. Ha esteso su larga scala l’uso delle droghe fisiche e spirituali.

A differenza di quanto sostengono i teorici del “controllo sociale totale”, però, quello che la borghesia non può eliminare è l’esperienza quotidiana e capillare dello sfruttamento e dell’oppressione insiti nei rapporti sociali capitalisti. Quindi il regime di controrivoluzione preventiva lascia mille buchi aperti per la nostra attività.

Per non provocare le masse e per sfruttarle meglio, la borghesia limita l’uso degli strumenti repressivi ai rivoluzionari, alle avanguardie, ai promotori. Anche questo dà ampi spazi di manovra ai rivoluzionari che non sono di colore diverso dalle masse, che possono confondersi tra le masse. La politica rivoluzionaria allora implica un’attenta e scientifica (nel senso che si impara con l’esperienza) combinazione di lavoro clandestino e lavoro pubblico.

I regimi terroristici della borghesia nascono negli anni Venti e Trenta in Italia prima, poi in altri paesi dell’Europa centrale, in Germania e in Spagna proprio perché in questi paesi la borghesia non aveva ancora instaurato un sistema di controrivoluzione preventiva adeguato alla forza della mobilitazione rivoluzionaria delle masse.

Noi siamo ancora in regime di controrivoluzione preventiva, ma la borghesia imperialista ha bisogno di ricorrere sempre più alla mobilitazione reazionaria per cercare di mantenere il suo dominio sulle masse proprio perché il suo sistema di potere si è indebolito: il regime di controrivoluzione preventiva è traballante.

Il secondo dei suoi cinque pilastri (le concessioni economiche) è già crollato, il quinto (il carattere fortemente selettivo della repressione) è scosso dal dilagare della militarizzazione, della guerra e della repressione, il terzo (la partecipazione di massa alle elezioni al seguito dei partiti borghesi) e il quarto (le organizzazioni di massa del regime) sono fortemente sconvolti, il primo (la manipolazione delle coscienze) è quello che fa più presa, ma senza gli altri resta sospeso in aria.

Questo rende più aperto lo scontro tra mobilitazione rivoluzionaria e mobilitazione reazionaria delle masse popolari.

Comitato Centrale del (n)Pci

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