In termini preliminari, è utile sgomberare il campo da ogni possibile fraintendimento, illusione o ambiguità.
In uno Stato borghese la magistratura è uno strumento politico, fa politica. In due sensi.
La magistratura è uno strumento con cui la borghesia fa valere la sua legalità contro le masse popolari. Non solo attraverso la repressione giudiziaria delle lotte e delle mobilitazioni, ma anche avviluppando le masse popolari in un’intricata rete di leggi, norme, regole e regolamenti che insieme costituiscono gli strumenti dell’oppressione di classe.
La magistratura è anche uno strumento con cui le fazioni della classe dominante regolano i loro conti e conducono la lotta per affermare ognuna i propri interessi a discapito delle altre.
Il referendum sulla riforma della magistratura voluta dal governo Meloni è parte del teatrino della politica borghese.
Quando il governo Meloni frigna per la magistratura politicizzata (argomento caro a Berlusconi per le vicende giudiziarie che il polo “progressista” delle Larghe Intese ha usato per colpirlo) non sta rivendicando “l’indipendenza della magistratura”, ma il controllo della magistratura per ripararsi dagli attacchi e per attaccare il Pd e i suoi cespugli.
Qualunque sia l’esito del referendum, esso non sposta di una virgola né il fatto che la magistratura è e rimarrà uno strumento dell’oppressione di classe né il fatto che la magistratura fa e farà politica.
Tuttavia, per le masse popolari sarebbe miope e persino controproducente non approfittare dello scontro fra le fazioni della classe dominante per indebolirne la parte più reazionaria e antipopolare.
Attenzione: la parte più reazionaria non si limita a quella raccolta attorno al governo Meloni
Quella raccolta attorno al governo Meloni è quella che formalmente governa il paese, ma la parte più reazionaria della borghesia ha più che un tentacolo nel Pd e nei suoi cespugli. Non a caso, nelle file del Pd c’è allarme per una possibile spaccatura (anche) sul referendum.
Sconfessare il governo Meloni sconfiggendolo sul referendum è un modo per indebolirlo e sviluppare la lotta per cacciarlo, ma è anche un modo per bastonare i reazionari che, fuori dal governo Meloni e formalmente all’opposizione, infestano il sistema politico delle Larghe Intese.
Con questa consapevolezza e con queste motivazioni, al netto delle questioni particolari su cui verte il referendum, indichiamo ai lavoratori, alle masse popolari, agli organismi popolari e a tutti gli organismi politici e sindacali del fronte anti Larghe Intese di andare a votare il 22 e 23 marzo e di votare NO.
È un voto esclusivamente politico, che può abbattersi come un uragano sul governo Meloni, al modo del referendum del 2016 sulle riforme costituzionali che travolse Renzi.
Mettere all’angolo i questurini, i forcaioli, i nostalgici dei tribunali speciali del Ventennio val bene un voto a un referendum che, formalmente, vuole “mantenere le cose come sono”.
Noi siamo per cambiare tutto, più precisamente siamo per rovesciare il sistema politico delle Larghe Intese e sostituirlo con il sistema politico delle organizzazioni operaie e popolari. Siamo certi che una parte della magistratura è irriducibilmente contraria a questa prospettiva e userà tutti i mezzi di cui dispone per impedirla. Per questo siamo convinti che bastonare oggi i reazionari (anche con il referendum sulla giustizia) sarà una lezione impartita anche a chi confida di ripercorrerne i passi in futuro.

![[Firenze] 9 maggio 1945 – 9 maggio 2025 Le masse popolari possono liberare il paese!](https://i0.wp.com/www.carc.it/wp-content/uploads/2025/05/bandiera-rossa-sventola-sul-reichstag.jpg?fit=800%2C600&ssl=1)




