Per quanto le Larghe Intese – in particolare il Pd e i suoi cespugli – tentino di strumentalizzare la Resistenza ai propri fini, i tentativi finiscono sempre per far emergere quella verità che con tanti sforzi la classe dominante cerca di soffocare: il “regime democratico” della Repubblica Pontificia non è neppure un lontano riflesso di ciò per cui migliaia di giovani, di operai, di uomini e donne delle masse popolari hanno combattuto.
La Resistenza ha vinto, cioè ha liberato il paese dal nazifascismo, ma benché sia stata il punto più alto raggiunto dalla classe operaia per la conquista del potere, non ha liberato il paese dal capitalismo.
Il 25 Aprile 1945, l’Italia è diventata un protettorato Usa amministrato dal Vaticano e dalle organizzazioni criminali.
Sulle cause di questo risultato, apertamente in contrasto con il carattere e il contenuto della Resistenza, pesano ancora oggi come un macigno le giustificazioni che da allora sono state accampate dal Pci revisionista (e dalla sinistra borghese dopo che i revisionisti hanno demolito il Pci fino allo scioglimento): “l’Italia era disastrata e aveva bisogno della pace”, “l’Italia era occupata dagli americani”, “l’Urss di Stalin ha abbandonato l’Italia”, ecc. Cose, queste, che poggiano su aspetti parzialmente veri, ma che neppure prese tutte assieme sostituiscono la verità. Sono tutte argomentazioni strumentali a nascondere che il Pci aveva coscientemente intrapreso la strada dell’accordo con la borghesia per imboccare la via “democratica” anziché la strada di mettersi alla testa della classe operaia in armi per condurre la rivoluzione socialista alla vittoria.
“Fu un tradimento!” è quanto sostengono, dal 1945 fino a oggi, quelli che nutrivano speranze e riponevano fiducia nella direzione revisionista del Pci. La tesi della “Resistenza tradita” è stata per anni un pretesto per non andare più a fondo: la destra revisionista del Pci ha sicuramente tradito la Resistenza, gli operai e le masse popolari, ma quel tradimento non è sufficiente a spiegare i motivi per cui la spinta della Resistenza, le posizioni conquistate dal movimento comunista, dalla classe operaia e dalle masse popolari non siano state valorizzate per avanzare nella rivoluzione socialista neppure dalla sinistra del Pci.
La tesi del “tradimento” è comoda, ma è un ostacolo al bilancio della Resistenza, impedisce di individuare i limiti e gli errori della sinistra (della parte autenticamente rivoluzionaria del Pci) e gli insegnamenti utili alla rinascita del movimento comunista e allo sviluppo della rivoluzione socialista oggi.
Siamo perfettamente coscienti che una parte delle Larghe Intese cercherà di relegare l’80° anniversario della vittoria della Resistenza agli angoli remoti della storia della Repubblica e non può essere altrimenti.
Siamo coscienti che, senza vergogna, il Pd e i suoi cespugli cercheranno di strumentalizzare la Resistenza per rinfocolare a chiacchiere la “lotta contro il governo Meloni”.
Siamo pertanto perfettamente coscienti delle responsabilità che ha il movimento comunista nel celebrare degnamente l’80° anniversario della vittoria della Resistenza. Significa, certo, celebrarne i suoi protagonisti, ma significa soprattutto individuare i limiti e gli errori politici che hanno impedito che la lotta di liberazione dal nazifascismo si sviluppasse efficacemente, vittoriosamente, in lotta per la liberazione dall’Italia dal capitalismo fino all’instaurazione del socialismo.
Vogliamo celebrare i protagonisti della Resistenza. Vogliamo ricordare circostanze ed episodi in cui il coraggio, la fame di conquista, la fame di libertà dall’oppressione hanno reso dei giganti gli uomini e le donne delle masse popolari. Vogliamo contribuire a sgomberare il campo e contrastare i continui tentativi di revisionismo. Ma, soprattutto, vogliamo individuare e trattare i limiti e gli errori politici della sinistra del Pci, quelli che non sono stati superati neppure dall’eroismo e dalla generosità e che hanno interrotto il cammino che la classe operaia italiana stava compiendo per fare dell’Italia un paese socialista.
A questo il P.Carc dedicherà una campagna di agitazione e di propaganda che inizia ad aprile e proseguirà per tutto l’anno. L’obiettivo è sostenere le spinte, gli slanci e le iniziative di cui oggi, nella fase rivoluzionaria in sviluppo in cui siamo immersi, il movimento comunista italiano è protagonista.






