Il pacchetto sicurezza del governo Meloni è una dichiarazione di guerra

È prevista per fine luglio un’altra tappa dell’iter per l’approvazione del Disegno di legge n. 1660 dal titolo “Disposizioni in materia di sicurezza pubblica, di tutela del personale in servizio, nonché di vittime dell’usura e di ordinamento penitenziario”, promosso dal Ministro dell’Interno Piantedosi, insieme al Ministro della Giustizia (Nordio) e al Ministro della Difesa Crosetto, approvato dal Consiglio dei Ministri a novembre 2023 e presentato alla Camera a gennaio 2024.
Il Ddl è rimasto “parcheggiato” alla Camera per diversi mesi, fino a quando il governo Meloni, poco prima delle elezioni, ha dato un’accelerata all’iter e da fine maggio, la commissione incaricata ha iniziato a svolgere audizioni di tecnici e associazioni varie, ricevendo molte critiche per il contrasto delle norme in esso contenute con i principi costituzionali e il sistema democratico italiano.
I molteplici emendamenti presentati dai parlamentari di opposizione e relativi agli articoli presi in esame fino a oggi sono stati bocciati in blocco. Il 25 luglio verrà svolta la discussione sui restanti articoli, mentre l’approdo in Parlamento dell’intero Ddl è rimandato, probabilmente, all’autunno.
Venendo al contenuto, si tratta di un nuovo e corposo “pacchetto sicurezza” che include una serie di misure repressive e persecutorie contro varie tipologie di mobilitazioni: dai picchetti fuori dalle aziende alle occupazioni di immobili, dalle proteste nelle carceri e nei centri di permanenza per i rimpatri alle mobilitazioni contro le grandi opere inutili e dannose.
In sintesi, questa legge vuol essere uno strumento della guerra interna che i vertici della Repubblica Pontificia conducono contro le masse popolari, funzionale a reprimere le mobilitazioni contro le misure reazionarie del governo Meloni e a sostenere le tre leggi di controriforma costituzionale che i nostalgici del Ventennio hanno in cantiere (autonomia differenziata, premierato, riforma della magistratura).
Il 24 giugno i movimenti di lotta per la casa hanno dato appuntamento a Roma, presso piazza Montecitorio, per una manifestazione nazionale a cui hanno aderito Potere al Popolo, Cambiare Rotta, Osa, Usb, Unione Inquilini. In contemporanea, si sono svolte manifestazioni anche in diverse altre città (Milano, Bologna, Ancona, Bari, Reggio Calabria). Nel testo di convocazione della mobilitazione si legge: “Non basta qualche emendamento per mitigare un disegno di legge così irricevibile e autoritario, il D.L. sicurezza deve essere fermato con ogni mezzo necessario!”.
Non solo. Così come affermano i promotori della mobilitazione del 24 giugno, gli emendamenti presentati dalle opposizioni non sono sufficienti a mitigare una legge così repressiva nei confronti delle lotte operaie, studentesche e popolari e sono stati respinti in blocco a conferma della loro debolezza.
È necessario mettere in campo una mobilitazione che non si limiti a contestare l’approvazione del Ddl, che probabilmente avverrà, ma si ponga l’obiettivo di costruire un fronte tra tutte le organizzazioni operaie e popolari che vorrebbe colpire, per costruire nelle piazze rapporti di forza tali da rendere il pacchetto sicurezza inapplicabile di fatto.

***

Pacchetto sicurezza in sintesi

Diritto di parola e di opinione. Il Ddl esordisce con un articolo che colpisce le opinioni, introducendo il “terrorismo della parola”, un nuovo reato che prevede una pena che va da due a sei anni per chiunque detenga o faccia circolare, in forma sia scritta che orale, testi ritenuti capaci di sobillare il compimento di atti o resistenze che coinvolgano uffici, istituzioni, servizi pubblici o di pubblica necessità.

Diritto all’abitare. Mentre sono decine di migliaia gli alloggi di Edilizia residenziale pubblica vuoti e non assegnati, il governo Meloni vorrebbe punire le persone senza casa, inutilmente collocate nelle graduatorie per alloggi di Erp, quelle sfrattate e gli attivisti che le aiutano a non finire in mezzo alla strada con la reclusione dai due ai sette anni, dando modo alla polizia di procedere in qualsiasi momento al loro arresto.

Diritto di scioperare e manifestare. C’è un articolo che prevede la reclusione da sei mesi a un anno per coloro che “non ottemperano al divieto di avvicinamento o accesso alle pertinenze del trasporto ferroviario”, mentre l’impedimento della circolazione su strada viene inquadrato con un’aggravante speciale che prevede la reclusione da sei mesi a due anni se più persone bloccano in maniera coordinata la circolazione su qualsiasi arteria stradale. Finora tali forme di lotta venivano considerate semplici illeciti amministrativi. Ribattezzata norma “anti-Ultima Generazione” o “anti-Gandhi”, colpirà tutti coloro che effettuano blocchi stradali. Per chi protesta in modo “minaccioso o violento” contro le grandi opere infrastrutturali come il Ponte sullo Stretto o il Tav, è passato l’emendamento del leghista Igor Iezzi (diventato famoso per aver preso parte all’aggressione contro il deputato M5s Leonardo Donno, lo scorso 12 giugno) che prevede un’aggravante che può portare a una pena massima di venti anni di carcere. Anche il deturpamento e imbrattamento contro beni immobili e mezzi di trasporto (sia pubblici che privati) saranno sanzionati in maniera grave se è colpita una sede istituzionale per cui si configura la lesione dell’onore e del prestigio della stessa; in caso di recidiva la pena prevede fino a tre anni di carcere e multe fino a 12 mila euro.

Carceri e migranti. Sono previste pene estremamente severe per chi pianifica o partecipa a rivolte all’interno delle carceri e nei Cpr, colpendo anche chi solidarizza dall’esterno. Le pene valgono anche in caso di protesta pacifica. È previsto il carcere anche per le donne incinte o madri di figli con meno di un anno.

Forze dell’Ordine. Più tutele in caso di “resistenza violenza e condotte offensive nei confronti degli ufficiali o agenti di pubblica sicurezza o di polizia giudiziaria; protezione rafforzata per i beni in dotazione alla polizia e per le attività in mare della Guardia di finanza; sanzioni potenziate per chi non rispetta le prescrizioni della polizia stradale e non si ferma all’alt; porto d’arma privata (libertà per gli agenti di detenere fuori dal servizio armi private senza licenza); rinnovo dei contratti scaduti nel 2021 con aumento del 5,8% delle retribuzioni; adeguamento degli organici.

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