Campeggi di lotta. La mobilitazione contro la guerra non si ferma

Nel nostro paese è in corso un’ampia mobilitazione contro la terza guerra mondiale promossa dagli imperialisti Usa, Ue e dai sionisti. È una mobilitazione che poggia per intero sull’attivismo di una rete di organismi operai e popolari, una rete che va via via allargandosi.
Quando parliamo di ampia mobilitazione non intendiamo che si sviluppa attraverso grandi manifestazioni. Intendiamo che le manifestazioni di piazza territoriali si combinano con assemblee, presidi, blocchi che coinvolgono diversi settori delle masse popolari, capillari e continuative.
Alcune di esse hanno ottenuto piccole, ma significative vittorie: ad esempio, la mobilitazione degli universitari per sospendere la cooperazione fra atenei italiani e università israeliane o quella dei facchini del Si Cobas a Bologna per imporre il blocco della movimentazione delle merci da e per Israele nei magazzini in cui lavorano.
La miriade di iniziative e di mobilitazioni, ovviamente, non è sufficiente a fermare le manovre della Comunità Internazionale degli imperialisti. Per farlo è necessario che almeno in uno dei paesi della catena imperialista si installi un governo deciso a far valere gli interessi delle masse popolari, deciso a spezzare quella catena.
Ma la miriade di iniziative e di mobilitazioni ha accresciuto il ruolo degli organismi e dei movimenti che le promuovono.
Ora sono proprio i promotori di queste mobilitazioni a porre la questione di fare un bilancio, verificare i passi fatti, discutere delle difficoltà incontrate, allargare la mobilitazione e renderla più efficace. I mesi estivi sono caratterizzati da molti appuntamenti che perseguono questi obiettivi: ci sono i campeggi di lotta già definiti e quelli in via di definizione.

Dal 12 al 16 giugno si è svolto a Frassanito (LE) l’International People’s Camp No G7 e altre iniziative collaterali contro il G7.
Dal 26 al 28 luglio si svolgerà il Festival Alta Felicità in Val Susa e sono in definizione altre date promosse dal Movimento No Tav.
Dal 2 al 4 agosto ci sarà il campeggio promosso dal Movimento No Muos in Sicilia e dal 9 all’11 agosto quello di A Foras in Sardegna.

Il P.Carc sostiene il lavoro di tutti gli organismi promotori e indica il loro attivismo come esempio di serietà e di assunzione di responsabilità. Faremo il possibile per essere presenti fisicamente, ma non è detto che ci riusciremo, quindi riassumiamo qui il messaggio che intendiamo portare ai promotori e ai partecipanti di questi importanti momenti di lotta. Schematicamente:

– anche l’esito delle ultime elezioni europee dimostra lo scollamento delle masse popolari dal sistema politico della classe dominante. In Italia, più del 50% degli aventi diritto al voto si è astenuto e a ciò va aggiunto il numero delle schede bianche e annullate. I servi della Nato, dei sionisti e della Ue hanno preso una sonora legnata. Tuttavia, ciò non è sufficiente a fermarli. Per fermarli non c’è altra strada che rovesciare i loro governi, nel caso di specie il governo Meloni. Rovesciare il governo Meloni e sostituirlo con un governo di emergenza popolare;

– la mobilitazione delle masse è un aspetto essenziale: il governo Meloni va cacciato con la mobilitazione, rendendo il paese ingovernabile fino al suo rovesciamento. Solo in questo modo è possibile sbarrare la strada ai tentativi della classe dominante di sostituirlo con un altro governo di guerrafondai. La mobilitazione è un aspetto essenziale, tuttavia è ancora più importante promuovere l’organizzazione delle masse popolari. Sono le organizzazioni operaie e popolari che, coordinandosi azienda per azienda e scuola per scuola, territorio per territorio, su scala comunale, provinciale, regionale e nazionale possono e devono assumere il ruolo di nuove autorità pubbliche che sostituiscono le vecchie autorità della classe dominante nell’attuazione delle misure straordinarie necessarie a fare fronte alla situazione.
Si tratta di fare in modo che ogni lotta specifica faccia sorgere un’organizzazione operaia o popolare e rafforzi quelle esistenti. Non parliamo necessariamente di grandi numeri, è sufficiente che sia formata anche da due o tre persone, ma è determinante che operi con continuità e continui a esistere e a operare anche quando la specifica lotta o la protesta è finita;

– nelle condizioni in cui versa il nostro paese, con il genocidio in corso il Palestina e con la catastrofe della terza guerra mondiale che incombe è necessario unire TUTTE le forze per dare alla mobilitazione uno sbocco politico: il governo del paese. Serve che le organizzazioni operaie e popolari, i movimenti, le organizzazioni sindacali, il variegato fronte anti Larghe Intese, i partiti e le organizzazioni del movimento comunista, le tendenze progressiste, democratiche e pacifiste operino in modo coordinato e promuovano l’organizzazione e la mobilitazione del resto delle masse popolari.
Per liberare il paese dalla Nato, dai sionisti e dalla Ue serve un nuovo Comitato di liberazione nazionale. Le sue radici non sono piantate nelle sedi dei partiti borghesi o in quelle dei vertici dei sindacati di regime, le sue radici sono piantate nei campeggi di lotta, nelle proteste, nelle mobilitazioni, nelle aziende, negli ospedali, nelle università… Ovunque si alza una protesta, dobbiamo farne il baluardo della resistenza e la spinta per la riscossa.

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