11 e 12 aprile di scioperi e mobilitazioni. Ora l’unità per la cacciata di Meloni!

L’11 aprile è stata giornata di scioperi e mobilitazioni in tutto il paese. Cgil e Uil hanno indetto sciopero generale di quattro ore in tutti i settori privati e otto in quelli dell’edilizia. Contenuto dello sciopero erano le parole d’ordine “zero morti sul lavoro, per una giusta riforma fiscale, per un nuovo modello sociale di fare impresa”. Per la stessa giornata hanno poi convocato circa 90 manifestazioni e iniziative a livello territoriale in tutto il paese.

Il 12 aprile, inoltre, Fim, Fiom e Uilm hanno indetto lo sciopero unitario a Torino nella vertenza Stellantis e a “sostegno del rilancio produttivo di Mirafiori e di tutto il comparto automotive”. Il corteo a Torino è stato molto partecipato, in piazza erano in dodicimila. Nella stessa giornata Landini ha depositato in Cassazione il referendum per l’abrogazione del Jobs act.

In entrambi i giorni, 11 e 12 aprile, anche alcuni sindacati di base, in continuità con quanto fatto negli ultimi mesi, hanno scioperato e promosso mobilitazioni locali in varie città, in particolare Al Cobas, Si Cobas e Usb. Il fatto che anche i sindacati di base abbiano indetto mobilitazioni in giornate in cui c’erano quelli proclamati da Cgil e Uil è estremamente positivo.

A pochi giorni dalla strage di Bargi, quella che è venuta fuori è stata una giornata di scioperi e mobilitazioni che ha toccato ogni regione del paese e diversi settori della produzione (in particolare quello privato) e ha coinvolto lavoratori di diverse categorie e sigle sindacali. Una spinta oggettiva all’unità dei lavoratori contro la guerra, per il miglioramento delle condizioni di lavoro e per la cacciata del governo Meloni.

Questa spinta oggettiva è frutto del grande sommovimento in corso nel nostro paese e nel mondo, in cui manifestazioni, scioperi e iniziative di lotta si stanno moltiplicando. Le guerre in Ucraina e in Palestina, la mattanza quotidiana di lavoratori sui luoghi di lavoro, lo smantellamento dell’apparato produttivo e la crescente disoccupazione e il resto delle misure di guerra del governo Meloni alimentano nella classe operaie e nel resto dei lavoratori l’esigenza di organizzarsi, mobilitarsi per un’alternativa.

Tale sommovimento si riversa nei sindacati confederali, soprattutto nella Cgil, ma anche nei sindacati di base e conflittuali. Organizzazioni che dalla loro stessa base sono spinte a fare un salto di qualità, unire le forze, convergere e confluire nel più complessivo movimento di resistenza delle masse popolari per la cacciata del governo Meloni. In definitiva a portare la mobilitazione sul piano politico e contribuire alla costruzione di un’alternativa di governo del paese.

I dirigenti dei sindacati alternativi, conflittuali e la parte avanzata dei sindacati confederali se vogliono assumere un ruolo positivo per i lavoratori devono quindi farsi promotori di questo salto di qualità, dell’unità d’azione per cacciare il governo Meloni e imporre un governo che faccia gli interessi della classe operaia e del resto delle masse popolari.

Il sindacato che serve
I sindacati conflittuali e di base sono già parte integrante del percorso di lotta per la cacciata del governo Meloni e devono diventarne sempre più protagonisti, farsi sempre più centro di riferimento degli elementi avanzati della classe operaia e delle masse popolari, di tutti coloro che sono alla ricerca di soluzioni a questa situazione.
La situazione oggettiva spinge alla convergenza e i lavoratori e le lavoratrici ne hanno bisogno per rafforzarsi e far fronte adeguatamente ai padroni e ai loro sbirri; pretendono unità (non solo dai sindacati di base, ma anche da noi comunisti) e dobbiamo lavorare per dargliela.
Il sindacato che serve è un sindacato che alimenta il confronto con le altre sigle, individuando gli appigli per promuovere unità d’azione e la alimentano in ogni occasione davanti agli attacchi della classe dominante.
Il sindacato che serve è un sindacato che fa politica e si assume la responsabilità di favorire la partecipazione allargata dei lavoratori e delle masse popolari. Che alla guerra dei padroni si risponde con un “piano di guerra”, quello degli operai, delle masse popolari e dei loro sindacati conflittuali!
Il sindacato che serve contribuisce a sviluppare l’azione sul terreno politico. Nel fare questo non solo fa leva sull’attuale forza e prestigio di cui godono le organizzazioni sindacali di base, ma anche attraverso il rafforzamento del proprio e degli altri sindacati di base (bando allo spirito di concorrenza) e la crescente tendenza a non occuparsi solo di contratti e azienda ma di mettere le mani in pasta nella lotta di classe a tutto tondo (diritto alla casa, carovita, ecc.).

A partire dai risultati delle mobilitazioni dell’11 e del 12 aprile, in ogni luogo di lavoro bisogna riportare i contenuti di quelle piazze. Questo si può fare organizzando assemblee sui luoghi di lavoro (aperte anche ai non iscritti o iscritti ad altri sindacati), all’esterno dell’azienda o anche in incontri informali. Alimentare il confronto e l’organizzazione collettiva dei lavoratori, al di là di sigle e tessere, serve per fare un bilancio degli scioperi (cosa era possibile fare in più?), per decidere quali iniziative prendere per non limitarsi ad aspettare risposte dai padroni, dal governo Meloni o affidarsi ai suoi falsi oppositori del Pd ma mobilitarsi per imporle.

I sindacalisti che, a ogni livello, perseguiranno questa unità dei lavoratori, daranno il loro importante contributo alla riscossa generale degli sfruttati e di tutte le masse popolari, spingendo ad organizzarsi tutti i lavoratori uniti contro il “governo della guerra”.

Questo è il contenuto profondo del grido di unità della parte avanzata dei lavoratori del nostro paese, un grido che sta riempiendo le piazze da nord a sud al di là di chi le promuova, ultimi esempi sono state quelle del 19 e del 20 aprile promosse dal Fridat for Future e da Cgil e Uil. Un grido che animerà anche le prossime mobilitazioni indette dalla Cgil e dai sindacati di base il 25 aprile e il 1° maggio e che sempre più dovrà fare irruzione nelle prossime elezioni europee e amministrative di giugno.

Il futuro è di chi osa conquistarlo, di chi osa superare i propri limiti, di chi mette al centro gli interessi della classe operaia e del resto delle masse popolari!

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