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Strage di Bargi. Una mattanza chiamata lavoro

Agenzia Stampa - Staffetta Rossa by Agenzia Stampa - Staffetta Rossa
Aprile 11, 2024
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Tre morti e quattro dispersi. E per questi ultimi i vigili del fuoco dicono che ci sono poche speranze di recuperarli vivi. Questo è il bilancio dell’esplosione nella centrale idroelettrica dell’Enel avvenuta due giorni fa a Bargi, in provincia di Bologna.

Nei primi due mesi del 2024, secondo gli ultimi aggiornamenti Inail, siamo arrivati a quota 119 morti sul lavoro, il 19% in più dello scorso anno. 119 colpi di cannone della guerra di sterminio che la borghesia conduce contro i lavoratori e le masse popolari del nostro paese. Una guerra che non è stata dichiarata ma che miete migliaia di morti ogni anno. Questo perché le bombe non sono solo in Donbass o a Gaza, sono in casa nostra e non moriamo solo per l’assenza di sicurezza sui luoghi di lavoro ma di malasanità, inquinamento, dissesto idrogeologico, miseria e depressione.

La borghesia, le sue istituzioni e i suoi governi non hanno altro da offrire alle masse popolari se non la morte e la devastazione della loro società a fine corsa. Il resto è propaganda e vergognosi tentativi di nascondere questa verità.

Lo fa Mattarella che esprime il suo cordoglio per le “vittime dell’incidente”, come se l’assenza di sicurezza a lavoro fosse solo una sfortuna, una combinazione o un imprevisto. Ebbene questi “imprevisti” sono ormai quattro al giorno e 1.500 l’anno. Una guerra.

Lo fanno i vertici del Pd Schlein e Bonaccini che hanno avuto la faccia tosta di dire “ora è il momento delle lacrime, ma chiediamo chiarezza”. Una chiarezza che in mano alle autorità borghesia non sarà altro che la constatazione di un guasto imprevedibile, della responsabilità dei morti che hanno sbagliato qualcosa o di un capro espiatorio cui appioppare ogni responsabilità. Di questa chiarezza i lavoratori e le masse popolari non se ne fanno nulla.

Lo fa la Meloni che racconta di seguire gli sviluppi “con apprensione”. Ma neanche di questa apprensione i lavoratori e i parenti degli operai morti non se ne fanno niente.

Un governo degno di questo nome, espressione reale delle masse popolari, non si limiterebbe a “seguire con attenzione” ma imporrebbe sin da subito le misure di sicurezza, controllo e verifica (dall’alto e dal basso) indicate dai lavoratori. Non darebbe tregua ai veri responsabili di queste stragi, i padroni e la loro cieca sete di profitto, farebbe della sicurezza un ambito di lotta e di organizzazione dei lavoratori. Questo è il governo che serve e che le masse popolari devono imporre al posto del governo Meloni.

Le parole di Mattarella, Schlein e Meloni, invece, non sono altro che tentativi miserabili di fare campagne elettorale sui morti. Sui nostri morti. Altro che “tenere alta l’attenzione” o “pretendere chiarezza”. L’unica cosa chiara è che di sicurezza sui luoghi di lavoro, di tutela dei lavoratori e di lotta al carovita devono essere gli operai e i lavoratori a decidere di cosa è necessario parlare e cosa è necessario fare!

E allora è tempo di organizzarsi, mobilitarsi e scioperare. Che gli scioperi in corso – oggi è sciopero Cgil e Uil lavoro privato e sciopero generale indetto dal Si Cobas per i morti sul lavoro – e la mobilitazione nazionale convocata il 20 aprile a Roma dalla Cgil per la sicurezza sul lavoro, diventino un’irruzione dei lavoratori in questa campagna elettorale permanente che i politicanti di regime cercano di fare sulla loro pelle. Basta subire, passiamo all’attacco!

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