Proseguono le manovre repressive portate avanti dal governo Meloni in continuità con il decreto sicurezza e gli interventi reazionari condotti dal suo insediamento. Nelle ultime settimane il governo ha infatti aggravato un processo di criminalizzazione dei principali promotori e protagonisti della mobilitazione delle masse popolari. Sono stati avviati ad esempio importanti processi contro il Movimento di lotta dei disoccupati organizzati di Napoli, come quello ai danni del vecchio movimento disoccupati dei Bros per associazione a delinquere e l’ apertura di fascicoli agli attuali movimenti dei disoccupati. L’attacco è arrivato in una fase di fermento e di coordinamento del movimento disoccupati, proprio per il ruolo che l’esperienza storica di questo movimento ha verso nuove generazioni che proseguono la lotta di emancipazione dalla precarietà e dalla disoccupazione che nei fatti impedisce ai padroni e alla Camorra la creazione di un esercito di manovalanza per i propri traffici e affari (quel terreno che già la Meloni ha rinfocolato con l’eliminazione del Reddito di cittadinanza).

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Il movimento disoccupati organizzati di Napoli non è l’unico ad esser preso di mira dalla repressione: è stata infatti annunciata dal governo, e in parte avviata, una campagna di sgombero delle occupazioni che ha colpito tra gli ultimi anche lo Spazio Popolare di Massa; proseguono gli attacchi rivolti alle mobilitazioni degli attivisti ambientali e i processi per le azioni di lotta da questi organizzate; il 27 gennaio è stato emesso un pesante divieto di manifestare in solidarietà con la Palestina per il giorno della memoria (ma già prima avevano iniziato a manganellare chi si mobilita contro i sionisti in Italia, come successo a Vicenza), che si assomma alle continue precettazioni degli scioperi a opera del ministro agli incidenti ferroviari Salvini. 

Il filo rosso che unisce tutte le mobilitazioni in corso nel paese e tutte le realtà colpite da repressione è legato a doppio nodo alla questione del governo del paese. La principale origine delle vessazioni, degli attacchi e della repressione che oggi le masse popolari subiscono è rappresentato dal governo Meloni e dai suoi lacchè. Il principale mezzo per difendersi è passare all’attacco e cacciare questo governo di speculatori, faccendieri e assassini.

“Qualunque problema si intende affrontare, esso è contenuto in un altro più grande e più grave. In fondo a questa catena di problemi c’è la questione che li accomuna e li contiene tutti, ma la cui soluzione è inaccessibile al singolo comitato ambientalista, al singolo gruppo di lavoratori e al singolo movimento di protesta: la questione del governo del paese.”

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Quelli repressivi sono attacchi che vogliono mostrare una faccia più dura di quanto il governo in realtà abbia; sono attacchi a cui Meloni e sodali devono ricorrere perché temono chi si organizza per il lavoro, temono i giovani che si organizzano per prendere in mano il proprio futuro, temono i lavoratori che scioperano, temono chi si organizza per cambiare lo stato di cose presente. Li temono perché sanno che la loro esistenza poggia su questi ed è un’esistenza estremamente precaria; che vacilla a ogni passo che porta organismi e comitati verso l’unione per obiettivi comuni, che crollerà nel momento in cui questi saranno consapevoli della propria forza e la useranno contro questo governo.

Non solo il governo fa bene a temerli, ma dovrebbe farlo ancora di più perché ad ogni misura e nuovo attacco suscita ribellione e indignazione di parti crescenti della popolazione. È un esempio la conferenza stampa lanciata dal movimento disoccupati ex Bros presso la sede di USB di Napoli a cui hanno aderito e partecipato le principali realtà organizzate, sindacali e politiche della città; sono esempi le iniziative portate avanti dal P.CARC e da Massa Insorge nelle sedi di Asia-Usb di Massa e alla Casa Rossa, messe a disposizione proprio per permettere di continuare a svolgere la loro azione.

Questa è la strada da imboccare con decisione per non soccombere alla repressione: non farsi paralizzare e legare le mani, denunciare ogni tentativo repressivo e proseguire con le proprie attività rilanciandole; farne occasione per estendere la rete di convergenza e la solidarietà!

Di più, per rivoltargli contro la loro repressione dobbiamo puntare in alto e andare all’attacco: per passare dalla difesa di ogni centimetro di terreno alla conquista di tutto, dei diritti che già avevamo strappato e che adesso devono essere riconquistati e di nuovi diritti e conquiste. Vuol dire che chi è colpito da repressione deve coordinarsi con altre realtà mettendo al centro la cacciata di questo governo e della sua sostituzione con un governo che permetta di fare quei passi di conquista. Così si avvale della miriade di mobilitazioni e di organizzazioni esistenti serrando le fila e marciando verso un obiettivo comune.

Porsi concretamente il problema del governo dei territori e del paese è necessario per vincere. Farsi promotori tra organismi di questo movimento, del coordinamento di quanto già esiste per rendere capillarmente ingovernabile il paese al governo Meloni e agli amministratori locali, per governare concretamente i territori facendo subito ciò che serve urgentemente fare e da questo far emergere esponenti autorevoli tra i comitati, le organizzazioni sindacali, i partiti politici che si oppongono alle Larghe intese e i sinceri democratici. Questo è il passo necessario oggi per organizzare la nostra controffensiva e andare alla conquista.

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