A 106 anni dalla rivoluzione d’ottobre

In questi giorni nelle varie riviste, giornali e organi di informazione del movimento comunista del nostro paese sono stati celebrati i 106 anni dalla rivoluzione d’ottobre, quella che in Russia nel 1917 diede avvio alla costruzione del primo paese socialista della storia, quello che nel 1922 verrà fondato come Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS).

Questo anniversario coincide con uno dei salti di qualità più importanti dal punto di vista della situazione politica internazionale degli ultimi anni: l’offensiva che la resistenza palestinese ha condotto contro lo Stato d’Israele lo scorso 7 ottobre. Un avvenimento di portata storica che ha alimentato un sommovimento e un impeto di riscossa tra le masse popolari di tutto il mondo alle quali dice gli imperialisti sono giganti dai piedi di argilla, che resistere è possibile, che contrattaccare è possibile, infliggere colpi fatali al nemico è possibile, anche di fronte a una schiacciante disparità di forze.

In un tale sommovimento l’aspetto decisivo è non limitarsi a solidarizzare con il popolo palestinese ma innanzitutto agire in maniera organizzata e crescente per cacciare i guerrafondai e i nemici delle masse popolari di casa nostra, il governo Meloni e tutti i governi presieduti dai partiti delle larghe intese: quelli che vanno da Fratelli d’Italia alla Lega, dal Partito Democratico a Forza Italia, dal Movimento 5 Stelle di Conte al Terzo polo e satelliti.

Imporre un governo che rompa radicalmente la continuità di questi partiti alla guida del paese è la prima immediata e più efficace forma di solidarietà con i palestinesi e i popoli oppressi dall’imperialismo di tutto il mondo. Fare dell’Italia un nuovo paese socialista è invece il più alto e decisivo contributo che i comunisti e le masse popolari italiane possono dare alle masse popolari di tutto il mondo.

Gli insegnamenti della rivoluzione d’ottobre ci parlano soprattutto di questo. La rivoluzione socialista infatti ha un carattere nazionale perché in ogni paese esistono particolari condizioni, perché il proletariato di ogni nazione deve anzitutto spezzare la macchina statale della borghesia del proprio paese per conquistare il potere politico e perché lo stato socialista si erge sulle condizioni create dal capitalismo. Ma ha anche un carattere internazionale perché sulla base dell’esempio e delle relazioni fra le masse popolari di tutto il mondo diventa alimento di una più forte e dispiegata mobilitazione internazionalista, di costruzione di un mondo di popoli con pari dignità ed egualmente liberi, di abolizione universale di ogni divisione sociale tra gli uomini.

Proprio la rivoluzione sovietica del 1917 ha rappresentato quella rottura che diede impulso alla prima ondata delle rivoluzioni proletarie durata fino alla fine degli anni ’70 del secolo scorso. Esempio che a distanza di 106 anni, nel pieno della seconda crisi generale del sistema capitalista e di stravolgimento degli equilibri nazionali e internazionali, deve diventare sempre più fonte di dibattito e insegnamento per i comunisti del nostro paese. È per questo che per approfondire tali aspetti rilanciamo un passaggio di Questioni del Leninismo di Josip Stalin, recentemente ripubblicati dalle Edizioni Rapporti Sociali e la Red Star Press.

***

VI – La questione della vittoria del socialismo in un solo paese

Nell’opuscolo Principi del leninismo (maggio 1924, prima edizione) vi sono due formulazioni della questione della vittoria del socialismo in un solo paese. La prima formulazione è la seguente:

“Prima si considerava impossibile la vittoria della rivoluzione in un solo paese, perché si riteneva che per vincere la borghesia fosse necessaria l’azione comune dei proletari di tutti i paesi avanzati o almeno della maggior parte di essi. Oggi questo punto di vista non corrisponde più alla realtà. Oggi bisogna basarsi sulla possibilità della vittoria in un solo paese, perché il carattere ineguale, a sbalzi, dello sviluppo dei diversi paesi capitalisti nel periodo dell’imperialismo, lo sviluppo delle catastrofiche contraddizioni interne dell’imperialismo che generano guerre inevitabili, lo sviluppo del movimento rivoluzionario in tutti i paesi del mondo: tutto ciò determina non solo la possibilità, ma la necessità della vittoria del proletariato in singoli paesi”.

Questa tesi è assolutamente giusta e non ha bisogno di commenti. Essa è diretta contro la teoria dei socialdemocratici, i quali ritengono che la presa del potere da parte del proletariato di un solo paese, senza contemporanea rivoluzione vittoriosa in altri paesi, sarebbe un’utopia.

Nell’opuscolo Principi del leninismo vi è però anche una seconda formulazione. Eccola:

“Ma abbattere il potere della borghesia e instaurare il potere del proletariato in un solo paese non vuole ancora dire assicurare la vittoria completa del socialismo. Lo scopo principale del socialismo, l’organizzazione della produzione socialista rimane ancora da raggiungere. È possibile assolvere questo compito? È possibile ottenere la vittoria definitiva del socialismo in un solo paese, senza gli sforzi concordi dei proletari di alcuni paesi progrediti? No, non è possibile. Per rovesciare la borghesia è sufficiente lo sforzo di un solo paese: questo è quanto ci dimostra la storia della nostra rivoluzione. Per la vittoria definitiva del socialismo, per l’organizzazione della produzione socialista, gli sforzi di un solo paese, soprattutto di un paese contadino come la Russia, non sono più sufficienti; per questo sono necessari gli sforzi dei proletari di alcuni paesi avanzati” (Principi del leninismo, prima edizione).

Questa seconda formulazione era diretta contro l’affermazione dei critici del leninismo, contro i trotzkisti, i quali dichiaravano che la dittatura del proletariato in un solo paese, senza la vittoria in altri paesi, non può “resistere contro una Europa conservatrice”.

In questo senso – ma solo in questo senso – questa formulazione era allora (maggio 1924) sufficiente ed essa fu anche, senza dubbio, di una certa utilità.

Ma in seguito, allorquando la critica del leninismo su questo punto fu superata nel partito e si pose all’ordine del giorno una nuova questione, la questione della possibilità dell’edificazione della società socialista integrale con le forze del nostro paese, senza aiuto esterno, questa seconda formulazione apparve manifestamente insufficiente e, per conseguenza, errata.

In che cosa consiste l’insufficienza di questa formulazione?

La sua insufficienza consiste nel fatto che essa riunisce in una sola questione due questioni differenti, quella della possibilità di condurre a termine l’edificazione del socialismo con le forze di un solo paese, cui si deve dare una risposta affermativa, e quella di sapere se un paese, in cui esiste la dittatura del proletariato, si può considerare pienamente garantito dall’intervento e, per conseguenza, dalla restaurazione del vecchio regime, senza la vittoria della rivoluzione in una serie di altri paesi, questione, questa, a cui si deve dare una risposta negativa. E non sto a dire anche che la suddetta formulazione può far pensare che l’organizzazione della società socialista con le forze di un solo paese è impossibile, il che, naturalmente, è errato.

Per questa ragione ho modificato, ho rettificato quella formula nel mio opuscolo La Rivoluzione d’Ottobre e la tattica dei comunisti russi (dicembre 1924) scomponendo la questione in due: questione della garanzia completa contro la restaurazione del regime borghese e questione della possibilità dell’edificazione della società socialista integrale in un solo paese. A ciò sono arrivato, in primo luogo, affermando che la “vittoria completa del socialismo”, considerata come “garanzia completa contro la restaurazione del vecchio regime”, è possibile solamente grazie “agli sforzi concordi dei proletari di alcuni paesi” e, in secondo luogo, proclamando, sulla base dell’opuscolo di Lenin Sulla cooperazione, l’incontestabile verità che noi disponiamo di tutto quanto è necessario per edificare una società socialista integrale (La Rivoluzione d’Ottobre e la tattica dei comunisti russi)52.

Appunto su questo nuovo modo di formulare il problema è basata anche la nota risoluzione della XIV Conferenza del partito I compiti dell’Internazionale Comunista e del Partito comunista (bolscevico) russo, risoluzione che esamina il problema della vittoria del socialismo in un solo paese in rapporto con la stabilizzazione del capitalismo (aprile 1925), e giudica possibile e necessario condurre a termine l’edificazione del socialismo con le forze del nostro paese.

Essa ha anche servito di base al mio opuscolo Bilancio dei lavori della XIV Conferenza del PC(b)R, pubblicato immediatamente dopo la Conferenza stessa, nel maggio 1925.

Circa il modo di porre la questione della vittoria del socialismo in un solo paese, in questo opuscolo si dice:

“Il nostro paese presenta due gruppi di contraddizioni. Il primo gruppo comprende le contraddizioni interne, esistenti tra il proletariato e i contadini (si tratta qui di condurre a termine l’edificazione del socialismo in un solo paese – G.St.). Il secondo gruppo comprende le contraddizioni esterne, esistenti tra il nostro paese, come paese del socialismo, e tutti gli altri paesi, come paesi del capitalismo (qui si tratta della vittoria definitiva del socialismo – G.St.)… Chi confonde il primo gruppo di contraddizioni, che sono perfettamente superabili mediante gli sforzi di un solo paese, con il secondo gruppo di contraddizioni, che esigono, per la loro soluzione, gli sforzi dei proletari di alcuni paesi, commette un errore grossolano contro il leninismo ed è o un confusionario o un opportunista incorreggibile”.

Circa la questione della vittoria del socialismo nel nostro paese, l’opuscolo dice:

“Noi possiamo condurre a termine l’edificazione del socialismo e lo verremo edificando, insieme con i contadini, sotto la direzione della classe operaia”… perché “in regime di dittatura del proletariato, abbiamo… tutti gli elementi necessari per edificare una società socialista integrale superando le difficoltà interne di ogni sorta, perché possiamo e dobbiamo superarle con le nostre proprie forze”.

Circa la questione della vittoria definitiva del socialismo, nell’opuscolo si dice:

“Vittoria definitiva del socialismo significa garanzia completa contro i tentativi d’intervento e, per conseguenza, di restaurazione, perché ogni più o meno serio tentativo di restaurazione può aver luogo soltanto con un serio appoggio dall’estero, soltanto con l’appoggio del capitale internazionale. Perciò, l’appoggio alla nostra rivoluzione da parte degli operai di tutti i paesi e, a più forte ragione, la vittoria di questi operai, sia pur soltanto in alcuni paesi, è condizione indispensabile perché il primo paese che ha vinto sia pienamente garantito contro i tentativi d’intervento e di restaurazione, è condizione indispensabile per la vittoria definitiva del socialismo”.

(…) Che cosa è l’impossibilità della vittoria completa, definitiva del socialismo in un solo paese, senza la vittoria della rivoluzione in altri paesi?

È l’impossibilità di avere una garanzia completa contro l’intervento e, quindi, contro la restaurazione del regime borghese, senza la vittoria della rivoluzione almeno in alcuni paesi. Negare questa tesi incontrovertibile vuol dire abbandonare l’internazionalismo, abbandonare il leninismo.

“Viviamo – dice Lenin – non soltanto in uno Stato, ma in un sistema di Stati e l’esistenza della Repubblica dei Soviet a fianco di Stati imperialisti per un lungo periodo di tempo è cosa inconcepibile. Alla fine, o l’una o gli altri vinceranno. Ma prima che si realizzi questa soluzione, è inevitabile una serie di urti terribili fra la Repubblica dei Soviet e gli Stati borghesi. Ciò significa che la classe dominante, il proletariato, se vuol dominare e se dominerà, deve provarlo anche con la sua organizzazione militare”53.

“Siamo in presenza – dice Lenin in un altro passo – di un equilibrio che è al più alto grado instabile, ma che è, indubbiamente, indiscutibilmente, un certo equilibrio. Per quanto tempo possa durare, non lo so e penso che non è possibile saperlo. Perciò è necessaria da parte nostra una prudenza estrema. Il primo precetto della nostra politica, la prima lezione che sorge dalla nostra attività governativa di quest’anno e che tutti gli operai e contadini devono assimilare, è che occorre stare in guardia, che occorre ricordarsi che siamo accerchiati da gente, da classi e da governi i quali manifestano apertamente l’odio più accanito contro di noi. Bisogna ricordarsi che siamo sempre a un pelo da un’invasione54.

(…) Richiamiamoci qui ancora a Lenin. Ecco che cosa egli diceva a proposito della vittoria del socialismo in un solo paese, prima ancora della Rivoluzione d’Ottobre, nell’agosto 1915:

“L’ineguaglianza dello sviluppo economico e politico è una legge assoluta del capitalismo. Ne risulta che è possibile la vittoria del socialismo all’inizio in alcuni paesi capitalisti o anche in un solo paese capitalista, preso separatamente. Il proletariato vittorioso di questo paese, espropriati i capitalisti e organizzata nel proprio paese la produzione socialista [G.St.] si solleverebbe contro il resto del mondo capitalista, attirando a sé le classi oppresse degli altri paesi, spingendole a insorgere contro i capitalisti, intervenendo, in caso di necessità anche con la forza armata contro le classi sfruttatrici e i loro Stati”55.

52Questa nuova formulazione della questione ha poi sostituito la vecchia nelle successive edizioni dell’opuscolo Principi del leninismo.

53 Rapporto del CC all’VIII Congresso del PC(b)R (marzo 1919), in Lenin OC 29 pagg. 136-137.

54 Rapporto sulla politica interna ed estera della Repubblica al IX Congresso dei Soviet (dicembre 1921), in Lenin OC vol. 33 pag. 129.

55 Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa (agosto 1915), in Lenin OC vol. 21 pag. 314.

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