Non è il momento di cadere nella sfiducia o nella rassegnazione. E’ il momento di organizzarsi e organizzare, mobilitarsi e lottare!

Il 2020 e il 2021 sono stati caratterizzati dalla pandemia da Covid-19 e dall’emergenza ambientale: entrambe hanno mostrato, in maniera evidente e su scala mondiale, le conseguenze catastrofiche della gestione capitalista della società e del programma comune della borghesia imperialista: privatizzazioni, speculazione e mercificazione di ogni bene e servizio, devastazione e inquinamento ambientale.

Il 2022 è stato l’anno del salto di qualità nella tendenza alla guerra. La “guerra nel cuore dell’Europa” è il risultato di un processo avviato dagli imperialisti Usa fin dal 2014, con il colpo di Stato in cui sono sfociati i tumulti di piazza Maidan a Kiev, in Ucraina.

Da cosa sarà caratterizzato il 2023? Il futuro è il frutto dell’evoluzione delle condizioni oggettive e di ciò che le masse popolari fanno succedere. Pertanto, è in qualche modo possibile “prevedere” quello che succederà nel corso del 2023 e persino individuare i passi da fare perché le cose vadano in un senso anziché in un altro.

Le preghiere del Papa non serviranno

A livello internazionale gli imperialisti Usa stanno imponendo al mondo il corso delle cose più coerente con i loro interessi. Nel tentativo di mantenere il loro primato sul mondo stanno estendendo la guerra ibrida (economica, finanziaria, militare e di propaganda) per destabilizzare paesi, aree e continenti.

La “guerra calda” contro la Federazione Russa, condotta per interposta persona attraverso l’Ucraina, è solo uno dei fronti aperti. Infatti

– dopo le provocazioni dello scorso agosto contro la Repubblica Popolare Cinese (la visita non concordata di Nancy Pelosi a Taiwan) continua su ampia scala la propaganda anti-cinese. Stanno facendo il giro del mondo le immagini delle rivolte popolari contro le misure anti-Covid del governo di Pechino, rivolte che hanno raccolto il sostegno della stampa di regime di tutti i paesi imperialisti;

– sempre con il contributo del circuito mainstream, ha ottenuto grande visibilità la “rivolta delle donne” in Iran, un’operazione del tutto simile a quelle che hanno innescato le “primavere arabe” fra il 2010 e il 2012, in particolare in Libia e in Siria;

– gli Usa cercano di mettere mano anche al continente sudamericano, con il golpe in Perù (destituzione e arresto del presidente Pedro Castillo) e la condanna a 6 anni di carcere e interdizione dai pubblici uffici per la vicepresidente dell’Argentina, Cristina Kichner.

Le manovre degli imperialisti Usa non risparmiano neppure gli “alleati”: non solo l’attentato ai gasdotti Nord Stream e Nord Stream 2 del settembre scorso che hanno “messo in ginocchio” la Germania, ma anche il nuovo focolaio di guerra in Europa, nella contesa zona di confine fra Serbia e Kosovo.

Con queste premesse è abbastanza semplice prevedere che le accorate preghiere di Bergoglio per la pace nel mondo non avranno alcuna efficacia!

L’anello debole

Riguardo al nostro paese, per capire cosa succederà bisogna considerare che gli effetti dei sommovimenti a livello internazionale hanno – e avranno – enorme importanza e si combinano con alcuni aspetti specifici e particolari. Il principale di essi è che dal 1949 l’Italia è di fatto un protettorato degli Usa, governato da un sistema di potere in cui “convivono” – in un rapporto di unità su interessi comuni e concorrenza su interessi particolari – gli stessi imperialisti Usa, gli imperialisti della Ue, il Vaticano, le organizzazioni criminali e le organizzazioni padronali italiane.

È un sistema di potere che riassumiamo nel termine “Repubblica Pontificia”.

Questa particolare natura – unica al mondo – conferisce all’Italia il ruolo di anello debole della Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti, di cui pure è parte.

Anello debole significa due cose contemporaneamente: che il nostro paese è sovradeterminato da scelte e decisioni che vengono prese altrove (Washington, Bruxelles, Strasburgo, Città del Vaticano, ecc.) e che, proprio per la sua particolare natura, è destinato all’instabilità. O meglio, la sua stabilità – la sua governabilità – dipende dall’andamento delle relazioni fra i vari gruppi di potere che compongono i vertici della Repubblica Pontificia. Ciò significa che il paese è sempre meno governabile, man mano che crescono le contraddizioni, la concorrenza e la guerra per bande fra di essi.

In questo quadro possiamo prevedere alcuni sviluppi.

Sommovimenti in atto

1. La combinazione degli effetti della guerra in Ucraina (sottomissione dell’Italia alla Nato, invio di armi, effetti delle sanzioni alla Federazione Russa, ecc.) con l’azione del governo Meloni (prosecuzione dell’agenda Draghi) alimenteranno la mobilitazione spontanea delle masse popolari perché le condizioni di lavoro e di vita di milioni di persone peggioreranno.

2. All’aumentare della mobilitazione spontanea, aumenterà anche la tendenza delle masse popolari a organizzarsi. È un processo di cui, per estensione e capillarità, è stato esempio il movimento contro il Green Pass nel corso del 2021 e di cui, per portata e prospettive, è esempio il Collettivo di Fabbrica della Gkn (vedi articolo a pag. 8).

È un processo – la spinta all’organizzazione – che la classe dominante può ostacolare, ma non eliminare (non c’è riuscita sotto il fascismo e neppure nei campi di concentramento nazisti!).

L’unico vero limite al suo sviluppo attiene alla capacità di coordinamento fra i diversi organismi operai e popolari e al loro salto di qualità da organismi (o coordinamento di organismi) rivendicativi a organismi che assumono il ruolo di nuova autorità pubblica. Un ruolo che si concretizza nel passare dal chiedere e rivendicare alla classe dominante al diventare punto di riferimento e promotore della mobilitazione delle masse popolari per attuare le misure necessarie e già possibili per fare fronte agli effetti della crisi.

3. La debolezza del movimento comunista cosciente e organizzato (partiti e organizzazioni che si rifanno al movimento comunista e che aspirano in qualche modo al socialismo) – e di conseguenza la debolezza del più generico movimento rivoluzionario – è la principale causa del fatto che le larghe masse sono alla mercé della propaganda di regime, dell’intossicazione dell’opinione pubblica, della diversione dalla realtà. Una situazione, questa, in cui la classe dominate sguazza per alimentare la guerra fra poveri.

La contrapposizione fra sì vax e no vax è stata una dimostrazione delle manovre della classe dominante e, al contempo, una dimostrazione di cosa comporta la mancanza di una solida analisi di classe nella sinistra borghese (e persino in partiti e organizzazioni che appartengono al movimento comunista cosciente e organizzato). La guerra fra poveri ha proliferato in un contesto e in una situazione in cui la solidarietà di classe avrebbe permesso di convogliare la mobilitazione di tutte le masse popolari contro la classe dominante, vera e unica responsabile del disastro sanitario.

Situazioni simili si ripeteranno, la confusione aumenterà, aumenteranno intossicazione e diversione e tentativi di mobilitazione reazionaria delle masse: sono questi i principali strumenti con cui la classe dominante tiene sottomesse le masse popolari.

La sintesi dei punti che abbiamo posto fin qui è la seguente.

L’ingovernabilità della Repubblica Pontificia è destinata ad aumentare e aumenterà. I vertici della Repubblica Pontificia non vogliono e non possono imboccare una via diversa da quella che stanno imponendo al paese da oltre 40 anni; la loro azione e il loro ruolo in Italia è irrimediabilmente intrecciato alle contraddizioni che si sviluppano a livello internazionale.

Le mobilitazioni spontanee, i movimenti, le proteste sono destinati a moltiplicarsi, ma per essere efficaci, cioè per raggiungere gli obiettivi per cui sono nati, devono necessariamente diventare movimento che contende il governo del paese ai vertici della Repubblica Pontificia. Lo diventeranno?

Non abbiamo la sfera di cristallo, ma…

Benché le condizioni oggettive siano favorevoli alla costituzione di un governo di emergenza popolare e, anzi, esso sia una necessità impellente per cambiare la direzione verso cui marcia il paese, la sua costituzione non è un processo spontaneo. Sono i comunisti, i partiti e le organizzazioni che compongono il movimento comunista cosciente e organizzato, che devono orientare e dirigere gli organismi operai e popolari a costituirlo, a imporlo.

Quindi sì, il 2023 sarà caratterizzato da un decisivo passo avanti nella lotta per un governo di emergenza popolare se il movimento comunista cosciente e organizzato riuscirà a emanciparsi dalle tare che eredita dal suo passato (elettoralismo ed economicismo da cui derivano settarismo e spirito di concorrenza) e diventare un punto di riferimento per quella parte di operai e masse popolari spinte a mobilitarsi dal marasma che cresce.

La Carovana del (nuovo)PCI ha posto la costruzione di un governo di emergenza popolare (che abbiamo chiamato Governo di Blocco Popolare – GBP) fin dal 2009, fin da quando, cioè, lo scoppio della crisi finanziaria e l’ondata di speculazione sul debito pubblico degli Stati ha dato inizio alla fase terminale della crisi generale del capitalismo ed esso, il GBP, è diventato l’obiettivo particolare per cui lotta il P.CARC.

Dal 2009 a oggi, nel nostro paese si sono presentate varie occasioni in cui era possibile fare un decisivo passo avanti per costituirlo, passi che per la combinazione di vari fattori (in particolare il limitato numero di organismi operai e popolari e il basso livello del loro coordinamento) non sono stati compiuti.

All’inizio del 2023 si presenta una situazione in cui la costituzione del GBP non è solo possibile, ma necessaria e urgente. È impellente, come lo è sottrarre l’Italia alla sottomissione alla Nato e ai diktat della Ue, come lo è liberarsi del Vaticano, come lo è mobilitare tutte le forze disponibili per fare fronte alla crisi ambientale, per garantire a ognuno un lavoro dignitoso, l’accesso a una scuola e a una sanità pubbliche e di qualità, il diritto alla previdenza sociale.

Non è il momento di abbandonarsi alla speranza che “qualcosa cambi” o alla rassegnazione del “nulla cambierà”: è il momento di organizzarsi e organizzare, mobilitarsi e lottare per fare un passo avanti nella direzione che la storia ci indica: i lavoratori e le masse popolari devono diventare la classe dirigente della società.

Per superare le tare che il movimento comunista cosciente e organizzato eredita dal suo passato ci sono due strade. La prima è quella del dibattito franco e aperto e della lotta ideologica, la seconda è dare corso – contemporaneamente – alla più ampia unità d’azione a sostegno degli organismi operai e popolari, al loro rafforzamento e allo sviluppo del loro ruolo come nuove autorità pubbliche.
Coerentemente con l’obiettivo di costituire il GBP come strada per avanzare nella rivoluzione socialista nel nostro paese, la Carovana del (nuovo)PCI le percorre entrambe, instancabilmente. Questo perché esattamente come è vero che il ruolo e l’azione del movimento comunista cosciente e organizzato sono necessari per la costituzione del GBP, è altrettanto vero che la costituzione del GBP, nelle condizioni particolari del nostro paese, è la via più rapida per la rinascita su ampia scala del movimento comunista cosciente e organizzato e strada per avanzare nella rivoluzione socialista. I due aspetti sono dialetticamente uniti.

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