Il termometro tedesco

L’avanzamento della crisi generale del capitalismo provoca insanabili contraddizioni fra le diverse fazioni della borghesia imperialista. Lo sviluppo della tendenza alla guerra – diretta conseguenza della crisi generale del capitalismo – le alimenta e mina la coesione della Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti Usa, sionisti e Ue.

Nel contesto della guerra per interposta persona che gli imperialisti Usa conducono contro la Federazione Russa in Ucraina, l’esempio della Germania dimostra nel particolare questa tendenza generale.

La Germania si ritrova fra l’incudine, la necessità di tutelare gli interessi della sua borghesia nazionale, e il martello dell’appartenenza alla Nato.

Da una parte è spinta a cercare riparo dalle ricadute economiche della guerra contro la Federazione Russa e di quella in preparazione contro la Repubblica Popolare Cinese, dall’altra è costretta a ingoiare le manovre dirette dagli Usa anche se esse minano direttamente gli interessi della sua borghesia nazionale e, più in generale, dell’intera Ue, di cui gli imperialisti tedeschi sono, assieme ai francesi, una delle due colonne portanti.

Che gli Usa non siano disposti a sacrificare i propri interessi per salvaguardarne altri, neppure quelli degli alleati Nato, non è una novità, anzi.

Dallo scandalo NSA (nel 2014 emerse che le agenzie Usa spiavano capi di Stato e di governo e immagazzinavano informazioni riservate sui centri strategici dei “paesi alleati”, fra cui la Germania) gli Usa sono arrivati ai sabotaggi veri e propri.

Gli attentati ai gasdotti North Stream 1 e 2 del settembre scorso hanno assicurato che la dipendenza energetica che legava la Germania alla Federazione Russa si trasformasse in dipendenza della Germania dagli Usa.

Conseguenze? Ce ne sono molte, nonostante la propaganda di regime continui a raccontare la favola “della Comunità Internazionale compatta contro Putin”.

La borghesia tedesca è in subbuglio, il termometro indica che la temperatura aumenta sia “a sinistra” che a destra.

Oskar Lafontaine, ex presidente dell’SPD negli anni Novanta, fondatore della Linke assieme agli ex comunisti dell’Est del PDS, in un’intervista a Deutsche Wirtschaftsnachrichten (giornale di economia tedesco), ha dichiarato che gli attentati contro il North Stream 1 e 2 equivalgono a una dichiarazione di guerra contro la Germania e ha accusato gli Usa di esserne i mandanti. Ha rincarato la dose affermando la necessità di arrivare velocemente al ritiro delle truppe e delle armi statunitensi dal suolo tedesco.

Sul fronte opposto, segnali di insofferenza arrivano da settori della “nobiltà nera” e della rete di organizzazioni reazionarie. A inizio dicembre 2022 il principe Heinrich XIII Reuss e alcuni suoi sodali, “nostalgici del Reich”, vengono arrestati: la stampa parla di un tentativo di colpo di Stato con il coinvolgimento di settori dell’esercito e della polizia.

Il tentato golpe appare per lo meno “maldestro” e i suoi promotori poco temibili, ma quel che conta è che il messaggio sia arrivato.

***

(…) Da sei anni la Cina è il più importante partner commerciale della Germania, con gli interscambi che nel 2021 hanno raggiunto il livello di 245 miliardi di dollari, mentre nei primi sei mesi dell’anno le importazioni tedesche dalla Cina sono aumentate del 45% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Tra l’altro queste ultime sono pari come ammontare quasi al doppio di quelle dagli Stati Uniti (Groll ed altri, 2022).

(…) La struttura industriale teutonica si basa su tre pilastri, l’auto, la chimica, la meccanica.

Nel settore dell’auto, le case tedesche vendono nel paese asiatico in media un terzo della loro produzione e vi ottengono una quota anche maggiore dei loro profitti. (…)

Molto spinta è anche la presenza tedesca nella meccanica (macchine utensili, componenti per auto ed altri prodotti, attrezzature pesanti).

Intanto il principale produttore tedesco di semiconduttori, la Infineon, ottiene circa il 38% dei suoi ricavi (dati 2021) sul mercato cinese. La conglomerata Siemens, forse la più grande impresa manufatturiera europea, ha annunciato un grande investimento nel campo digitale in Cina. Aldi, la rete di negozi discount, sta programmando di aprire centinaia di nuovi negozi nel paese. Infine la Deutsche Bank ha annunciato l’intenzione di emettere dei panda bond, obbligazioni emesse in yuan sul mercato cinese da entità non residenti (…).

Estratti da “La Germania, rapporti aperti con la Cina” di Vincenzo Comito, pubblicato sul sito Sbilanciamoci.info il 14 novembre 2022.

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