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[Italia] M5S: cosa lascia in vita e da cosa ripartire

Agenzia Stampa - Staffetta Rossa by Agenzia Stampa - Staffetta Rossa
Giugno 7, 2021
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Le elezioni amministrative 2021, che si terranno in molte città italiane, rappresentano un campo in cui i vertici del M5S tentano di tradurre sui territori il processo di progressiva assunzione del ruolo di zerbino delle larghe intese imboccato ormai senza possibilità di ritorno. Processo si traduce sui territori nei tentativi di far ingoiare alla base alleanze con il PD.

Tentativi più o meno espliciti di cui si fanno promotori il fu Luigi di Maio, il sempre glorificato Giuseppe Conte e non ultimo il cerchiobottista Roberto Fico. Tra le sperimentazioni principali il candidato sindaco di Napoli, Manfredi, su cui convergono M5S e PD. Tra il dire e il fare però ci sono di mezzo esponenti come la consigliera regionale Muscarà, come il consigliere comunale Brambilla e gli attivisti napoletani che non si prestano a portare nelle città l’ammucchiata di larghissime intese in sostegno a Draghi. Il gruppo napoletano ha chiaramente messo in luce l’illegittimità della decisione da parte dei vertici e ha annunciato di voler proseguire con l’individuazione di un candidato secondo l’iter di assemblee territoriali.

Come loro la capogruppo in consiglio comunale di Pontedera, con tutto il gruppo consiliare, lascia il Movimento 5 Stelle sciogliendo il gruppo consiliare. Fanno sapere che il gruppo continuerà a portare avanti il programma con cui si era presentato e per cui era stato eletto, che niente ha a che vedere con la strada intrapresa a livello nazionale dal M5S.

Così in altre città e regioni, in cui gruppi di attuali eletti, singoli e meetup stanno uscendo dal M5S o si stanno organizzando per liste autonome da quelle ufficiali.

Bene fanno questi esponenti, eletti e attivisti che escono o che portano avanti soluzioni in opposizione alla politica trasformista del movimento; così facendo mettono i bastoni tra le ruote al consolidamento del governo di unità nazionale e alle politiche lacrime e sangue che tenterà di attuare sempre più spregiudicatamente.

Queste sono le esperienze, gli uomini e le donne da cui tutti i delusi dal 5Stelle possono ripartire, non partendo da zero ma imparando dall’esperienza accumulata negli anni di governo per non incorrere negli stessi errori.

Per farlo è necessario non cadere in preda alla delusione e alla demoralizzazione, ma capire quali sono stati i limiti dell’esperienza del movimento. Sono stati i dirigenti a tradire in cerca di poltrone comode? Sicuramente ce ne sono molti di questi figuri, ma non è questo il motivo per cui quell’esperienza è finita. L’esperienza si è esaurita perché non gli hanno permesso di fare ciò che volevano fare per cambiare il sistema? Beh, certo è stata una bella incoscienza pensare che glielo avrebbero fatto fare senza battere ciglio, senza dotarsi degli strumenti e della forza per imporre le misure necessarie. Sui motivi principali del fallimento dell’esperienza 5Stelle abbiamo scritto e a quell’articolo rimandiamo; qui ci interessa invece guardare a tutto quello che quell’esperienza lascia in vita e che non deve andare disperso.

La strada intrapresa in alcune città, come detto sopra, è quella da estendere, da rafforzare e da coordinare con le esperienze simili e con tutti quegli organismi e realtà politiche che allo stesso modo si oppongono alle manovre di Draghi e la sua cricca, perché non restino singole iniziative positive. Questo significa anche usare le prossime elezioni a questo fine, non per ripartire dalle origini ma per andare oltre e per fare fronte comune con tutte le altre realtà sociali con cui c’è convergenza di obiettivi, per mettere mano da subito alle emergenze su ogni territorio.

Quello che serve fare immediatamente non passerà certo da leggi, decreti e norme attuabili una volta eletti in comune o in regione, questo ormai è chiaro. Quello che serve fare va fatto e imposto nei fatti, facendolo ingoiare al resto della politica, che va dal PD a Berlusconi. Saranno misure che non rimarranno indisturbate, occorrerà difenderle con le unghie e con i denti contro i sabotaggi, anche questo ormai è chiaro.

Per farlo eletti, portavoce, candidati devono ribaltare il tavolo, non porsi come referenti, ma mettersi al servizio delle masse popolari. Devono cioè fare quello che gli organismi di operai e di lavoratori, che gli organismi nati nei quartieri e per l’ambiente dicono loro di fare, senza accampare scuse e senza indugi! Chiamare poi alla difesa delle misure attuate proprio quegli organismi, mobilitando anche i dipendenti pubblici per vigilare e opporsi ai sabotaggi.

È ovvio che per fare questo devono riprendere ed elevare da subito relazioni con le principali organizzazioni di operai in lotta contro lo smantellamento delle aziende e per la tutela dei posti di lavoro e della sicurezza. Gli esempi sono tanti, dagli operai Whirlpool, a quelli FCA passando per Alitalia, per i lavoratori della logistica e dei porti. Questi devono essere sostenuti con ogni mezzo, vanno messe in campo ispezioni nelle aziende e trovate soluzioni attuabili da subito promuovendone anche il coordinamento per farlo.

Lo stesso va fatto con i lavoratori delle aziende pubbliche, dagli ospedali alle scuole passando per i trasporti, e con le mobilitazioni dei commercianti e partite IVA.

Nei quartieri devono riprendere e creare legami con i comitati nati in difesa della sanità, come la Consulta Popolare di Napoli, le Brigate Soccorso Rosso di Milano e tutte le altre associazioni, comitati e brigate sorti capillarmente. A loro devono mettere a disposizione risorse, strumenti e strutture per estendere l’inchiesta nei quartieri e potenziare la loro azione. Dove possibile bisogna usare la campagna elettorale per rafforzare questi organismi, per allargare la partecipazione e la solidarietà.

Su questi obiettivi possono legarsi alle altre realtà che nei territori si attivano, a partire dai sindacati di base fino alle realtà politiche, e alle esperienze simili di altre città, a parlamentari e senatori che intraprendono la stessa strada. Così facendo costruiscono centimetro per centimetro, nelle città, l’alternativa al governo Draghi e alle politiche che questo promuove, impedendogli di avere campo libero e delimitandone l’azione.

Quello che serve in ogni città non sono ennesime amministrazioni di speculatori, affaristi e criminali; neanche buone amministrazioni di “responsabili” che le esperienze dei comuni arancioni e M5S hanno dimostrato essere inefficaci e ovunque schiacciate tra le promesse di cambiamento e la subalternità alle autorità padronali; quello che serve sono delle amministrazioni che mettano al primo posto quello che è necessario e urgente fare per le masse popolari. Servono amministrazioni d’emergenza composte da chi è disponibile a mettersi da subito all’opera e non aspetti il permesso di padroni o mafiosi.

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