Qualche giorno fa si è concluso il primo atto del processo “Ambiente Svenduto” dell’ex Ilva. Il tribunale di Taranto ha emesso una sentenza che sancisce 26 condanne. Tra i capi d’imputazione c’era l’associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, all’avvelenamento di sostanze alimentari e all’omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro per la quale sono stati condannati al carcere i fratelli Riva e altri ex dirigenti della fabbrica. C’era l’omicidio colposo per gli incidenti mortali del 2012 nei quali rimasero coinvolti gli operai Claudio Marsella e Francesco Zaccaria, per il quale sono stati condannati al carcere l’ex direttore dello stabilimento Buffo, altri dirigenti e l’ispettore tecnico dell’Arpa Puglia Raffaelli. Tra gli imputati inoltre c’erano anche esponenti della politica locale tra cui l’ex presidente della regione Puglia Vendola e l’assessore all’ambiente Conserva, entrambi condannati alla reclusione per aver fatto pressioni affinché i dirigenti concedessero l’autorizzazione integrata ambientale alla discarica interna dell’Ilva.

Si tratta di una sentenza importante perché frutto di anni di lotte della classe operaia che pretende un lavoro utile e dignitoso e delle masse popolari organizzate in comitati per la tutela della salute e dell’ambiente che sono riuscite ad imporre alla magistratura di scoperchiare, nonostante la gestione della giustizia borghese, le responsabilità dei danni ambientali e sanitari che la gestione dell’ex Ilva, messa in atto dai padroni sostenuti da politici locali compiacenti, ha provocato agli operai e alle masse popolari del quartiere Tamburi.

È una sentenza importante è vero, ma nessuna delle condanne verrà scontata e nessuno dei criminali complici del saccheggio e della devastazione di Taranto passerà un solo giorno dietro le sbarre se le la classe operaia e le masse popolari non continueranno la battaglia per restituire un futuro alla città. Nessuna pena verrà concretamente scontata senza la mobilitazione e l’organizzazione dal basso che costringano fin da subito i vertici della Repubblica Pontificia ad attuare subito parte di quella sentenza. Basta ricordare la sentenza di Cassazione che nel 2016 condannò i responsabili del rogo della ThyssenKrupp di Torino nel quale rimasero uccisi sette operai. Non solo quei criminali non hanno fatto neanche un giorno di galera, ma hanno persino ottenuto dalle autorità tedesche la possibilità di scontare la pena andando in carcere solo di notte, continuando a lavorare di giorno.

Gli operai e le masse popolari tarantine non devono permettere che la storia si ripeta anzi, devono impedire che gli assassini dei loro colleghi e compagni di lotta, dei loro figli e dei loro familiari restino impuniti, ma per farlo devono sfruttare questa vittoria per elevare il livello della lotta e imporre l’attuazione delle pene e delle misure necessarie ed urgenti che servono alla città senza aspettare la conclusione del processo che durerà anni se non cambierà il governo.

Il 31 maggio Il Fatto Quotidiano ha pubblicato l’intervista rilasciata da Roberto Cingolani, l’attuale ministro per la transizione ecologica nella quale viene confermato l’intento criminale dell’Unione Europea e del suo Recovery Found dal quale il governo Draghi è pronto e costretto a ritirare il miliardo di euro destinato, almeno a parole, alla trasformazione dell’altoforno e all’eliminazione delle scorie. Cingolani nei fatti ammette che quei soldi non possono essere usati per fare una transizione su una cosa che non funziona e non può funzionare, del resto quando c’è di mezzo la salute qualcosa si deve pur sacrificare e ancora una volta sono i posti di lavoro. Come se quando il governo Draghi si è insediato lo scorso 13 febbraio non fossero già palesi le problematiche occupazionali ed ambientali di Taranto e dell’ex Ilva!

La vera transizione ecologica che serve alla città si ottiene attraverso la confisca immediata degli impianti e attraverso un piano industriale necessario a scandire la produzione, a garantire i livelli occupazionali e un piano di bonifica del territorio funzionale a creare posti di lavoro mettendo così mano alla contraddizione salute – lavoro che anche questo governo continua ad alimentare e rinfocolare.

Questa è l’ennesima dimostrazione che il governo di alto profilo imposto dall’Unione Europea non vuole e non può adottare le misure necessarie ed urgenti per Taranto!

È per questo che l’organizzazione e la mobilitazione della classe operaia e delle masse popolari è l’unica via percorribile per imporre alle autorità borghesi di dare immediata esecuzione alle condanne del processo “Ambiente Svenduto”. È anche l’unica via percorribile per cacciare il governo Draghi e i suoi leccapiedi per dare soluzione ai problemi degli operai siderurgici e delle masse popolari delle altre città del paese come Piombino, Terni, Trieste, Brescia, Vado Ligure, Ravenna, Bergamo, che devono organizzarsi e coordinarsi insieme ai tarantini per rafforzare il movimento di trasformazione del paese che passa necessariamente per la costruzione di un Governo di emergenza popolare.

Si tratta di un governo slegato dai vincoli dell’Unione Europea, composto da ministri che riscuotono la fiducia delle organizzazioni operaie e popolari e deciso a fare forma e forza di legge alle misure che queste indicheranno. Darà soluzioni positive alle aziende che i padroni intendono smantellare o chiudere, attraverso la vera nazionalizzazione che serve all’apparato produttivo del paese. Quella promossa dal Governo di emergenza popolare infatti, poggia su una gestione attiva e trasparente delle fabbriche da parte delle organizzazioni operaie e popolari, sul loro coordinamento con quelle delle aziende dell’indotto e con le organizzazioni popolari presenti sul territorio.

Solo la mobilitazione degli operai e le masse popolari di Taranto può far sì che chi ha inquinato paghi davvero!

Gli operai e le masse popolari tarantine vadano avanti nella lotta per imporre bonifiche, nuovi posti di lavoro!

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