Mercoledì 9 giugno si terrà al Tribunale di Firenze un’udienza per decidere se assegnare o meno la misura della sorveglianza speciale a un compagno dell’Occupazione di Via del Leone.

Un mese e mezzo fa, la stessa cosa è toccata a una compagna dell’Occupazione di Viale Corsica, sempre in seguito alle manifestazioni contro le misure del governo del 30 ottobre 2020.

Una storia già sentita quindi, che è indicativa del fatto che le forze della repressione continuano a prendere di mira i compagni che ogni giorno si adoperano nelle loro realtà di quartiere per promuovere lotta, organizzazione e solidarietà dal basso.

A poche settimane dallo sblocco degli sfratti e dei licenziamenti, la preoccupazione maggiore del governo è quella di impedire che i lavoratori, i disoccupati, i giovani e il resto delle masse popolari si organizzino contro le ennesime misure lacrime e sangue. Tanto accanimento è indicativo, quindi, delle difficoltà che la classe dominante ha a dare una direzione organica alla società senza entrare in aperta collisione con le masse popolari: cosa impossibile stante i divergenti e inconciliabili interessi di classe che la pandemia da COVID-19 ha ulteriormente palesato ed esacerbato.

L’Occupazione di Via del Leone, fin da quando è nata, è stata esempio di attivismo nel quartiere in cui opera organizzando la riqualificazione degli spazi e varie attività per gli abitanti della zona. Ancora di più ha assunto questo ruolo con la pandemia e l’organizzazione del sostegno alimentare di San Frediano.

Per tutti questi motivi le forze della repressione sono interessate a blindare e vessare i compagni che fanno questo genere di attività. L’organizzazione popolare dal basso è un’arma e per questo fa paura.

Il nostro Partito è, come sempre, a fianco di chi lotta e resiste, per tanto esprimiamo la nostra piena e incondizionata solidarietà e invitiamo tutti a partecipare al presidio del 9 giugno alle ore 9:00 davanti al Tribunale di Firenze in Viale Guidoni.

L’attacco al compagno non è un attacco che riguarda solo lui, ma ad andare a processo sono tutti coloro che hanno interesse a cambiare la loro sorte e a rovesciare il sistema capitalista vigente nel nostro paese, fonte di distruzione e miseria in tutti i campi.

La repressione dei compagni riguarda tutti noi, facciamo quindi fronte comune per rispedirla al mittente.

Piena e incondizionata solidarietà ai compagni e alle compagne colpiti da repressione.

P.CARC, Federazione Toscana

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