Torniamo sull’attacco repressivo di cui sono stati oggetto due nostri militanti il 24 aprile scorso quando la Questura cittadina ha maldestramente tentato di mettere un bavaglio ai comunisti e alla libertà d’espressione sancita, anche, nelle parti progressiste della Costituzione Antifascista (quale è l’articolo 21).

Cogliamo l’occasione per ringraziare i singoli e le realtà che ci stanno esprimendo solidarietà e invitiamo altri a seguire il loro esempio. Estendere la pratica di note e comunicati solidali serve a creare quella prima linea di demarcazione tra noi e il nemico e a mettere al centro gli interessi e la tutela del proprio lato della barricata. La solidarietà rafforza sia chi la dà che ci la riceve perché tesse quel filo rosso di organizzazione e coordinamento solidale, operaio e popolare che è poi il vero obiettivo del filo nero che lega ogni abuso, denuncia o arresto.

Morte tua, vita mia. L’affannarsi nel reprimere il dissenso, il correre per sequestrare uno striscione e indagare i due nostri militanti per “oltraggio al corpo politico” sono la dimostrazione della crescente difficoltà da parte della classe dominante, ben rappresentata dal Partito Democratico e dall’ampia rete di clientelismo e corruzione che vi gravita intorno, nel dirigere la società.

In questo senso, il “governo dei migliori” è una toppa che allarga il buco. La conferma sta nelle centinaia di morti quotidiane per la gestione criminale dell’emergenza sanitaria tutt’ora in corso, negli omicidi sul lavoro e nell’evoluzione dei contrasti all’interno delle Istituzioni e dei partiti di maggioranza. D’altronde, farsi le scarpe l’uno con l’altro è una necessità dei capitalisti (spazzare via avversari, creare nuovi campi di valorizzazione del proprio capitale, ecc.) e dei vari poteri che compongono il campo nemico.

Per questo non c’è nulla di cui sorprendersi: tanto più la crisi generale del capitalismo si fa acuta, tanto più la resa dei conti interna al campo nemico si fa aspra e senza quartiere nel disperato tentativo di difendere i singoli interessi privati.

Che il boss Nicolino Grande Aracri (la cui ‘ndrina proprio nel reggiano ha il suo centro di potere) abbia deciso di collaborare con la “giustizia” non è da considerarsi una “folgorazione sulla via di Damasco”: è ulteriore manifestazione dell’approfondirsi della guerra tra bande e tra gruppi di potere in lotta per il profitto e per accaparrarsi la speculazione del territorio, della sanità, ecc.

Bando quindi all’ingenuità, nessun “pentimento”: se Nicolino Grande Aracri parla, lo fa con oculatezza. Non dirà tutta la verità, ma solo quella utile a colpire cordate di potere avversario e a tutelare i propri interessi e dei suoi alleati.

È questo il contesto politico in cui si insediano nuovamente le Larghe Intese ala governo del paese, ricorrendo a personaggi, amministratori e servitori che garantiscano affidabilità anti popolare e ossequioso rispetto degli interessi borghesi.

Chiamare le cose con il proprio nome è un atto di verità. Il curriculum di Mario Draghi è conosciuto dalle masse: è l’affamatore di popoli della BCE e dei gruppi imperialisti dell’UE, come l’esperienza dell’austerity in Grecia insegna. È il Commissario UE scelto per inserire il “pilota automatico” delle misure di lacrime e sangue nel nostro paese: i soldi a strozzo promessi con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (il famoso Recovery Fund) sono soltanto fumo negli occhi. I tentativi in corso di smantellamento di Alitalia, della siderurgia, di Whirlpool, ecc. sono un assaggio di ciò che il governo Draghi intende fare su larga scala: stringere un cappio intorno al collo delle masse popolari e, in cambio di pochi spicci, cedere sovranità nazionale e produttiva.

È il boia dell’UE: questo abbiamo scritto nello striscione. Questa non è un’opinione. Questa è la verità dei fatti.

Il boia è quella figura professionale che ha il compito di eseguire materialmente le sentenze di condanna a morte: essere garante ed esecutore del programma comune della borghesia imperialista e delle “riforme che ci chiede l’UE” è assumere in pieno questo ruolo.

È oggettivo, è la realtà: di queste “riforme” si muore ogni giorno, per non parlare della repressione e del peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro delle masse popolari. Decidere di non leggere la realtà per quella che è, è una questione politica e come tale va trattata: questo è il vero volto della democrazia dei padroni, al netto delle veline, delle mistificazioni e delle chiacchiere.

Considerare, secondo qualche zelante sostituto Procuratore o poliziotto, oltraggioso il chiamare la mansione per quella che è, è ulteriore prova del fatto che non sanno a che santi votarsi. Ma oltraggio politico a chi poi? Ad un Presidente del Consiglio che non è nemmeno espressione della volontà popolare attraverso “libere e democratiche” elezioni parlamentari?

Il quadro è sempre più grottesco…

Il trucco democratico sul volto reazionario. Stante la difficoltà a far accettare alle larghe masse questo governo di sciacalli e speculatori, la classe dominante all’unisono è costretta a far suonare a pieno ritmo la grancassa mediatica dell’intossicazione, dando un volto umano, compassionevole e democratico al boia: un trucco per mascherare i veri tratti del volto della democrazia borghese.

In questo rientra l’operazione di far parlare Mario Draghi a Casa Cervi il 25 aprile: riempirsi la bocca di sacri valori costituzionali mentre firma decreti di condanna nei confronti delle masse popolari.

Casa Cervi è simbolo della Resistenza Antifascista, il punto più alto raggiunto dalla classe operaia nella sua lotta per il potere: per questo rivendichiamo lo striscione e ne ribadiamo il concetto perché è una verità coerente con il contesto politico e storico in cui viviamo.

Non solo, apre all’unica vera prospettiva positiva per farla finita con il presente di miseria e lutto: avanzare in una nuova Liberazione nazionale dai capitalisti, dai loro servi e della pandemia. L’unica cura ai mali del capitalismo è il socialismo.

È stata quindi un’azione di propaganda legittima, che rientra nella tradizione del movimento comunista e operaio (come le scritte murali, le locandine, gli adesivi, ecc.), rivolta ai lavoratori e alle masse popolari della città: numerosi gli attestati di sostegno e complicità che passanti, solidali e cittadini ci hanno rivolto perché la verità è concreta e non è certo il sequestro di uno striscione che può impedirne la diffusione!

La repressione, arma da rivoltare contro il nemico. L’attacco repressivo subito dai nostri compagni non è un fatto accidentale né isolato: con il governo Draghi stiamo assistendo ad un aumento quantitativo e qualitativo della repressione poliziesca e giudiziaria, in particolare contro i principali promotori della resistenza e della mobilitazione popolare, quelli che sono o possono diventare centri di organizzazione, mobilitazione e coordinamento dei lavoratori e delle masse popolari.

I padroni temono la ribellione che investe sempre più settori, ma soprattutto temono il legame tra la classe operaia e il movimento comunista che rinasce nel nostro paese: è il loro incubo peggiore, ancora scossi dalla prima ondata del movimento rivoluzionario del secolo scorso.

La lista degli attacchi del nemico è lunga: dagli oltre 400 operai e operaie iscritti al SI Cobas a Modena sotto processo, alle antifasciste e agli antifascisti di Carpi rei di aver cantato Bella Ciao contro un presidio di Forza Nuova passando per Firenze, Genova, Bergamo, Torino, Val di Susa, Puglia, Milano, ecc… Ma il solo terrore e la sola repressione non sono di per sé sufficienti: l’intero paese è attraversato quotidianamente da mille e crescenti forme di resistenza spontanea delle masse popolari al decorso della crisi e compito dei comunisti è darne forza e direzione, affinché ogni singola battaglia diventi, nell’immediato, affluente della costituzione di un governo di emergenza popolare.

Per questo è fondamentale rivoltare ogni sopruso subito a chi lo ha perpetrato: denunciare apertamente gli attacchi ed estendere la solidarietà di classe sono condizioni per dare forza e prospettiva al nostro campo. Costruire fronti comuni di lotta non è solo un’esigenza per difendersi ma è soprattutto una strada per fomentare, rafforzare, creare quella rete di organismi, collettivi, comitati operai e popolari in ogni dove che inizia ad imporre misure pratiche a tutela e a realizzazione dei propri interessi di classe.

Se il nemico accelera con la repressione, a maggior ragione anche noi dobbiamo promuovere sempre di più e sempre meglio la lotta alla repressione, la lotta contro la repressione e la solidarietà di classe!

Questo attacco in realtà è ulteriore spinta per consolidare la recente Segreteria Federale del Partito dei CARC dell’Emilia Romagna, la nostra azione in regione e per avanzare con superiore convinzione e organizzazione nella lotta per il Governo di Blocco Popolare e la costruzione rivoluzione socialista in corso, opera a cui chiamiamo a contribuire chiunque al livello di volontà e possibilità di cui è capace!

Anche per queste ragioni chiamiamo tutti alla massima vigilanza democratica e rivoluzionaria: ai tentativi di intimidazione dei compagni succeduti al sequestro rispondiamo compatti!

Vi invitiamo alla lezione aperta della Scuola di Base “Makarenko” sulla storia del movimento comunista cosciente ed organizzato italiano degli ultimi decenni (dagli anni ‘80 ad oggi e quindi anche della Carovana del (nuovo) PCI e del P. CARC) sabato 15 maggio dalle ore 16:00 (a cui seguirà un piccolo momento di sostegno per le spese legali) presso l’ARCI Tunnel a Reggio Emilia.

Sarà occasione per rompere la cappa di silenzio in città rispetto a questo oltraggio alle libertà d’espressione e all’agibilità politica dei comunisti.

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Elevare la formazione nella lotta contro la repressione

il Manuale di Autodifesa Legale (MAL)

Sai quali precauzioni prendere per ridurre al minimo il rischio di essere fermato in caso di cortei militanti? Sai quali sono i tuoi diritti? Sai come comportarti durante un interrogatorio o una perquisizione? Conoscere i tuoi diritti previene gli abusi polizieschi.

Il testo è liberamente scaricabile qui.

Oppure lo puoi richiedere in formato cartaceo al costo di 5 euro (+ spese di spedizione), i soldi raccolti vanno a sostegno della lotta contro la repressione e per le spese legali di compagni inquisiti.

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