Come Partito dei CARC ringraziamo per la possibilità di intervenire in questa giornata. Oggi più che mai è doveroso celebrare la vittoria dell’Unione Sovietica contro il Terzo Reich. Nel 1917, la Rivoluzione d’Ottobre aveva fatto tremare le potenze imperialiste e posto fine alla prima guerra mondiale; nel 1945, il paese sorto da quella stessa Rivoluzione segnava la disfatta della barbarie nazifascista, la fine della seconda guerra mondiale in Europa e la nascita del campo socialista che abbracciava un terzo dell’umanità.
Questa vittoria fu ottenuta grazie al sacrificio di milioni di uomini e donne, militari dell’Armata Rossa, partigiani e civili, un sacrificio che anche noi abbiamo commemorato l’anno scorso a Mosca, in occasione del secondo Forum Internazionale Antifascista. In quell’occasione abbiamo visto come l’eredità dell’Unione Sovietica, dell’opera di Lenin e di Stalin, sia ancora un punto di riferimento per il movimento comunista mondiale. E in quanto comunisti, non possiamo celebrare la vittoria senza raccogliere quest’eredità, elaborarla con coscienza e applicarla alla realtà attuale.
Oggi il mondo è in una nuova guerra che è effetto di una nuova crisi generale del sistema capitalista. L’imperialismo statunitense, sionista ed europeo aggredisce Cuba e il Venezuela, l’Iran e la Palestina, ha riesumato il fascismo dei banderisti nel Donbass e cerca in ogni modo di allargare il conflitto alla Repubblica Popolare Cinese. Come ricordava Stalin, per eliminare l’inevitabilità delle guerre è necessario distruggere l’imperialismo. Questo è il compito che dobbiamo portare avanti anche in Italia.
Le masse popolari del nostro paese hanno dimostrato più volte di non voler sottostare all’economia di guerra imposta dal governo Meloni come dai quelli precedenti, che distrugge i diritti e le vite dei lavoratori per i profitti dell’industria bellica. Allo stesso modo, si stanno opponendo alla propaganda di guerra che vorrebbe mandarle al fronte come carne da cannone in una nuova operazione Barbarossa, con esiti che sarebbero ancora più disastrosi.
Ogni volta che gli imperialisti hanno osato scatenare una guerra il movimento comunista è cresciuto enormemente. A noi comunisti spetta il compito di indicare la via per porre fine alla guerra, organizzare la classe operaia, il proletariato e il resto delle masse popolari affinché la percorrano. Per far questo, dobbiamo fare tesoro dell’immensa lezione storica dell’Unione Sovietica e delle rivoluzioni che ha ispirato, e fare un bilancio della sua sconfitta, del revisionismo la cui influenza ancora oggi è un freno allo sviluppo del movimento comunista, anche in Italia. È un compito arduo, ma davanti al quale non dobbiamo perdere la fiducia né restare in attesa che qualcun altro ci fornisca la soluzione.
Dopo le mobilitazioni degli ultimi mesi, il governo ha messo in scena una rappresaglia repressiva generale, ha cercato di giocare con i prigionieri palestinesi e con il nostro Partito la carta del “terrorismo” per colpire chi ha partecipato al movimento popolare in solidarietà al popolo palestinese e si è opposto al transito delle armi nei nostri porti: questo non fa che dimostrare la paura della classe dominante nei confronti di un movimento organizzato. Noi abbiamo ricevuto in breve tempo solidarietà da partiti, organismi operai e sindacali, movimenti italiani ed esteri. Rinnoviamo qui l’appello a usare la solidarietà come strumento di costruzione dell’unità!
La vittoria dell’Unione Sovietica nella Grande Guerra Patriottica non è quindi solo un ricordo, ma dev’essere un esempio per il compito che siamo chiamati a svolgere: mobilitare e organizzare le masse popolari contro le operazioni belliche, far confluire le iniziative e le proteste nell’obiettivo politico di un cambio di regime in Italia, per la sovranità popolare del nostro paese, per rompere la catena di approvvigionamento della guerra imperialista che ha nel nostro Paese un anello fondamentale.
Questo può avvenire solo grazie a un’azione cosciente e organizzata di noi comunisti. Questo, in definitiva, significa per noi portare avanti l’eredità di questo giorno glorioso.


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