Il 16 settembre, in piena campagna elettorale, si è svolto all’ospedale di Pontremoli (MS) un presidio per la difesa della sanità pubblica territoriale, organizzato dal Comitato di Salute Pubblica dell’Alta Lunigiana (CSP). Al presidio sono intervenuti lavoratori, Brigate volontarie per l’emergenza, il P.CARC, il sindacato USB, alcuni sindaci della Lunigiana e i candidati alle regionali Andrea Quartini (M5S), Luigi Gariano (Toscana a Sinistra), e Salvatore Catello (PC). La parola d’ordine è stata “no alla chiusura” del presidio sanitario nell’interesse della salute pubblica. A questa rivendicazione si è affiancata quella per l’abolizione del vincolo di fedeltà aziendale.

L’articolo 2105 del Codice Civile che vincola i dipendenti alla fedeltà aziendale è uno strumento di repressione del dissenso interno ai posti di lavoro. Si tratta di una legge-bavaglio contraria di fatto agli stessi principi costituzionali (a proposito di violazione della Costituzione!) dal momento che limita la libertà di espressione e mette a repentaglio la sicurezza dei lavoratori (e non solo) imponendo loro di non divulgare notizie che possono infangare il buon nome dell’azienda”, pubblica o privata che essa sia.

L’articolo 2105 è sempre più utilizzato per zittire quanti denunciano situazioni di lavoro insicuro, per mettere a tacere le critiche, per impedire l’organizzazione dei lavoratori. Di esso si è fatto largo uso durante l’emergenza Covid-19, ad esempio per reprimere con sanzioni disciplinari e licenziamenti i lavoratori ospedalieri e delle RSA. Per tanti di essi la denuncia della mancanza/insufficienza di dispositivi di protezione individuale (DPI) e di pratiche che mettevano a repentaglio la salute collettiva ha significato infatti la perdita del posto di lavoro.

Tra i casi noti quello di Marco Lenzoni, infermiere proprio all’ospedale di Pontremoli (MS), che è stato sottoposto a un provvedimento disciplinare per aver denunciato pubblicamente la criminale gestione dell’emergenza sanitaria.

 Marco è uno di quelli che però non si è piegato e anzi “ci ha messo la faccia”, per porre il suo caso al servizio della lotta più ampia per l’abrogazione del vincolo di fedeltà aziendale. La campagna di solidarietà da lui avviata ha combinato la mobilitazione popolare, con la richiesta esplicita di sostegno a organismi, personaggi pubblici, sindacati, ecc. Dalla sua parte si sono schierati esponenti di Medicina Democratica, il presidente emerito della Corte Costituzionale Paolo Maddalena, sindacati e organizzazioni popolari attive sul fronte sanitario e non solo.

Un primo bilancio pubblico di questa campagna e dei passi avanti fatti verso l’obiettivo di abolire l’articolo 2105 del codice civile si è tenuto il 12 agosto scorso durante la Festa nazionale della Riscossa Popolare a Marina di Massa. Il tavolo tematico dedicato all’abrogazione del vincolo di fedeltà aziendale ha visto la partecipazione di Marco Lenzoni, ma anche di altri lavoratori, di attivisti di organizzazioni popolari, di candidati alle elezioni regionali in Toscana.

Il dibattito ha preso in esame i risultati ottenuti con la campagna, ma ha anche tracciato una linea per continuare questa lotta che riguarda non solo la sanità, ma ogni ambito di lavoro subordinato.

Dal tavolo tematico sono emerse una serie di idee da concretizzare e portare avanti:

  1. promuovere e organizzare incontri, iniziative e riunioni territoriali per mettere in contatto altri lavoratori colpiti dai provvedimenti disciplinari e decisi a combattere con quanti hanno già partecipato alla campagna per Marco che ha avuto una risonanza nazionale. L’iniziativa promossa dalla sezione di Verbano-Cusio-Ossola del P.CARC, il 25 settembre scorso, contro la repressione e l’obbligo di fedeltà aziendale, vuole essere un contributo in tal senso. L’iniziativa ha infatti collegato l’esperienza di Lenzoni a quella di Francesco Scorzelli, coordinatore infermieristico dell’ASST di Lecco e delegato sindacale USB, sospeso per aver disobbedito a un ordine superiore che metteva a rischio la salute degli infermieri da lui diretti;
  2. allargare la lotta ad altri settori. L’emergenza sanitaria ha messo bene in evidenza che quanto accade in qualsiasi azienda è di interesse pubblico. L’obiettivo è favorire l’organizzazione dei lavoratori e il loro collegamento con l’esterno, promuovendo in ogni settore la parola d’ordine delle ispezioni popolari. Tutti coloro che hanno fatto campagna elettorale, dicendosi al fianco delle masse popolari e che oggi siedono nei consigli o nelle giunte comunali e regionali devono dare il loro appoggio alle ispezioni popolari. Anche questo vuol dire applicare la Costituzione;
  3. spingere i sindacati confederali e di base a promuovere campagne contro l’obbligo di fedeltà aziendale, facendone uno strumento per favorire l’organizzazione dei lavoratori.

Sollecitare giuristi, costituzionalisti e altri esponenti della società civile affinché mettano la loro competenza e la passione che anima le loro denunce indignate, al servizio dell’organizzazione dei lavoratori;

  1. lavorare a creare un coordinamento a livello nazionale sul tema. Il lavoro già fatto e quello che si continua a fare a vari livelli rende possibile allargare e coordinare la platea di quanti sono disposti a lottare per abolire l’anticostituzionale vincolo di fedeltà aziendale.

Nell’immediato, i lavoratori che vogliono denunciare in maniera anonima le violazioni e i soprusi che vengono perpetrati sui loro posti di lavoro possono seguire varie strade. Una è contattare le sezioni del nostro Partito, un’altra è seguire le indicazioni fornite dal (nuovo)PCI (vedi l’articolo sul n.5/2020 di Resistenza “Gli operai devono essere fedeli alla propria classe, non ai padroni!”), un’altra ancora è inoltrare le loro denunce a comitati di lavoratori come il CSP, o ancora agli eletti che più si sono spesi in campagna elettorale per i lavoratori affinché siano loro a renderne pubblico il contenuto. In questo modo potete mettere direttamente alla prova quanti dicono di essere dalla vostra parte!

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here