Anche se l’esito del referendum costituzionale era per certi versi scontato, man mano che si avvicinava la data del voto i grandi giornali si sono fatti promotori di una illusoria “rimonta del NO”, dando voce all’aspirazione di colpire e affondare il M5S che ampi settori delle Larghe Intese nutrivano e in certi casi dichiaravano apertamente, senza neppure più nascondersi dietro il paravento della “difesa della Costituzione e della democrazia”.
Combinato all’esito del referendum, anche il risultato delle elezioni era una specie di esame per la tenuta del governo Conte 2 dal momento che una larga affermazione del polo Berlusconi (incarnato dalla Lega in Toscana e da FdI nelle Marche e in Puglia) avrebbe rinfocolato le manovre per farlo cadere o, per lo meno, per dare corpo a un rimpasto attraverso cui isolare ulteriormente il M5S.
Nel complesso, invece, i risultati hanno portato a una temporanea tenuta del governo. Il governo Conte 2 è fragile, si regge sul fatto che la classe dominante non ha al momento un’alternativa ad esso che la soddisfi e non è in grado di gestire l’incognita di eventuali elezioni anticipate. In generale, quindi, la governabilità del paese è ulteriormente indebolita:

– dal costante e inarrestabile allargamento della breccia (vedi Editoriale), alimentato dalla resistenza che spontaneamente le masse popolari oppongono al procedere della crisi economica, sanitaria e sociale;

– dalle pressioni dei circoli della finanza internazionale, in particolare della UE, che pretendono che il governo italiano si sottometta e acceleri lo smantellamento dei diritti e delle tutele delle masse popolari del nostro paese. L’UE e la BCE vogliono dettare le regole sia sulle misure che il Governo inserirà nella Legge di Bilancio sia sui prestiti e le sovvenzioni del Recovery Fund;

– dallo sgretolamento dei due poli delle Larghe Intese (vedi articolo “Il punto sulla situazione politica”);

La tornata elettorale 2020 ha sancito una nuova sconfitta per i due poli delle Larghe Intese, ha aggravato la crisi del sistema politico della borghesia e ha creato condizioni più favorevoli per la lotta di classe e per la costruzione di un governo di emergenza delle masse popolari organizzate.

I 4 temi dei prossimi mesi
Da subito e per i prossimi mesi la lotta fra le masse popolari e la classe dominante si dispiegherà su 4 terreni.

  1. Lo stato di emergenza determinato dalla pandemia. In 8 mesi, il governo Conte non ha adottato nessuna sostanziale misura per prevenire, contrastare e limitare i contagi e, al netto dei passi avanti compiuti in campo medico e farmaceutico (terapie utili a fronteggiare il Covid-19), il paese è allo sbando. Basta vedere le condizioni in cui versano scuole e università o le fabbriche come l’Aia di Vazzola (TV) che, tenute aperte, continuano a essere focolai di contagio.
    Con il terrorismo mediatico le autorità cercano di riversare sui comportamenti delle masse popolari responsabilità che sono interamente loro. Non sono da escludere nel prossimo periodo nuove restrizioni, adottate già in Francia, Germania, Spagna, Inghilterra.
    Come e più di quanto già accaduto nella prima fase del lockdown, più che a contenere i contagi, le restrizioni serviranno a limitare ulteriormente gli spazi di agibilità politica, a colpire i delegati e i lavoratori che denunciano la mancanza e la violazione delle norme di igiene e sicurezza, a sperimentare e attuare una repressione sempre più dispiegata e di massa (vedi articolo sulle multe a pag. 6).

    Oggi come ieri sarebbe un grave errore sottostare allo “State a casa!” delle istituzioni. Autorganizzarsi, tutelando sé stessi e gli altri dal contagio, è condizione indispensabile per fare fronte all’emergenza sociale e sanitaria cui ci condannano le autorità borghesi e in questo è preziosa l’esperienza portata avanti dalle Brigate volontarie per l’emergenza.
    Occorre costruire in ogni azienda, scuola e caseggiato comitati operai e popolari che vigilano sulle condizioni sanitarie, che si mobilitano per obbligare autorità e istituzioni a mettere a disposizione quanto necessario per vivere e lavorare in piena sicurezza e che iniziano a fare quanto è già nelle loro possibilità per dare soluzione ai problemi più urgenti delle masse popolari.

  2. Il Recovery Fund, il MES e gli altri istituti attraverso cui la UE promette finanziamenti allo Stato italiano. Al di là delle chiacchiere, la “grande partita sui soldi” si riassume in una questione molto semplice: ammesso che i soldi arrivino, essi serviranno per alimentare la speculazione finanziaria e le organizzazioni criminali (ad esempio attraverso la costruzione di ulteriori grandi opere inutili e dannose: non a caso Conte e Renzi parlano del ponte sullo Stretto di Messina) che vincoleranno ancora di più il nostro Paese al meccanismo del debito pubblico e alla Comunità internazionale dei gruppi imperialisti europei, USA e sionisti.
    Tradotto in parole povere: aumenteranno i miliardi di euro che lo Stato italiano farà pagare alle masse popolari per versarli direttamente nelle tasche dei pescicani della finanza internazionale.
    La questione non è accettare o meno i soldi del MES e degli altri istituti, ma rompere il sistema del debito pubblico e, più in generale, respingere la linea della sottomissione al circuito della speculazione finanziaria internazionale per una reale sovranità nazionale: sospendere tutti i versamenti alla NATO, alla UE, gli interessi sul debito pubblico, i finanziamenti diretti e indiretti al Vaticano e destinare quelle risorse alla creazione di posti di lavoro utili e dignitosi.

  3. Le misure urgenti per fare fronte alla crisi. L’elargizione di sussidi, prestiti ad aziende e sovvenzioni hanno ampiamente dimostrato che il ritornello ripetuto per decenni “I soldi non ci sono!” è nient’altro che una menzogna. Nonostante continuino i tentativi diretti e indiretti di eliminare il Reddito di Cittadinanza (RdiC) (si è strumentalizzato persino l’omicidio di Willy Monteiro Duarte per mettere in discussione il RdiC che i suoi assassini percepivano regolarmente) esso ha effettivamente alleviato, senza risolverla, la condizione di povertà dilagante a cui sono costrette milioni di persone. Non si tratta solo di allargare il campo dei percettori del RdiC, si tratta di adottare misure straordinarie per creare posti di lavoro utili e dignitosi che non siano nocivi per l’ambiente e che rispondano agli interessi delle masse popolari. Bisogna quindi:
    – avviare i cantieri per la miriade di piccole opere necessarie, anziché spendere miliardi di euro nelle grandi opere inutili e dannose che vanno a ingrassare speculatori e malavitosi;
    – potenziare e rendere accessibili a tutti non solo i servizi essenziali come la sanità, ma anche quelli da cui le masse popolari traggono benessere materiale e morale (trasporti, istruzione, cultura, sport, ecc.);
    – nazionalizzare le aziende a partire da quelle di settori strategici come la siderurgia o le telecomunicazioni.

  4. L’attuazione delle parti progressiste della Costituzione che sono sistematicamente violate ed eluse. L’esperienza, anche quella fatta nel 2016 con la mobilitazione per il NO al referendum costituzionale promosso da Renzi, dice che limitarsi agli appelli alle autorità e istituzioni borghesi affinché si facciano garanti della Costituzione è tempo perso, poiché nella pratica esse sono le principali artefici della sua violazione.
    La campagna elettorale per il referendum del 20 e 21 settembre ha ulteriormente dimostrato che chi si limita a difendere la Costituzione sta in verità mestando nel torbido, poiché spaccia la difesa di un guscio ormai vuoto come un obiettivo dei lavoratori e delle masse popolari. Nei prossimi mesi, la battaglia che è stata fra i tra il SI e il NO al referendum di settembre diventerà la battaglia tra il SI e il NO a questa o quella riforma, a partire dalla legge elettorale: tanto fumo e poco arrosto!
    Non è interesse dei lavoratori e delle masse popolari limitare la loro attività politica alle diatribe promosse dalla classe dominante sulle riforme (anche questo è teatrino della politica borghese): è loro interesse mobilitarsi dal basso per fare attuare e attuare direttamente le parti progressiste della Costituzione. Le autorità e istituzioni borghesi vanno costrette a operare in modo conforme agli interessi delle masse popolari anche attraverso azioni, come ad esempio le occupazioni di case, il blocco dei cantieri delle grandi opere, ecc., che pur non essendo legali sono legittime e coerenti con la Costituzione.

Un nuovo sistema di governo
La mobilitazione su questi 4 temi, combinata con la miriade di vertenze nazionali e locali, pone apertamente la questione del sistema di governo del Paese, in due sensi:

– pone la questione di costringere il governo Conte 2 a operare nel solco degli interessi delle masse popolari:
“Il rifinanziamento delle 41 missioni militari all’estero, il Decreto Legge Semplificazione con l’annesso piano “Italia veloce” che indica il TAV della Val Susa come opera prioritaria, il raddoppio degli stanziamenti (da 150 a 300 milioni) alle scuole cattoliche pudicamente chiamate “paritarie”, il balletto sull’affidamento del Ponte Morandi ai Benetton sono solo alcune manifestazioni, le ultime in ordine di tempo, che il governo Conte 2 è tirato dal PD, da Berlusconi e da Confindustria. Ma non è ancora assimilato alle Larghe Intese: la sua assimilazione implicherebbe infatti la frantumazione del M5S. È vero che nessuno del M5S si è messo a lavorare seriamente alla base, a un progetto di rinnovamento e a raccogliere le forze per attuarlo. Però esponenti del M5S come Di Battista, Toninelli, Ascari, Frediani e altri non sono omologati e assimilati. Il governo Conte 2 sta mostrando il fallimento (il carattere velleitario) dell’aspirazione del M5S a cambiare il paese eliminando gli aspetti, le relazioni e gli ordinamenti che anche nel senso comune sono percepiti come inaccettabili, assurdi, disastrosi, senza la mobilitazione, il supporto, la partecipazione e l’organizzazione delle masse popolari e senza mirare a superare il capitalismo (cioè senza rivoluzione socialista e instaurazione del socialismo): persino l’abolizione dei vitalizi uscita dalla porta è rientrata dalla finestra” – da La Voce del (nuovo)PCI n. 65: “Usare le elezioni di settembre per rafforzare il sistema politico delle masse popolari organizzate e andare verso il Governo di Blocco Popolare”;

– pone più chiaramente alle forze politiche e sindacali del fronte anti Larghe Intese la necessità di operare per far ingoiare alla classe dominante un governo di emergenza delle masse popolari organizzate. Questa è l’unica strada per dare a ogni mobilitazione uno sbocco positivo, per condurre battaglie vittoriose senza che la vittoria di una parte delle masse popolari ricada sulle spalle di un’altra parte, ma gravi invece sulla groppa dei capitalisti, degli speculatori, del Vaticano, ecc.

Quanto più si sviluppa la mobilitazione per obbligare il governo Conte a operare in modo conforme agli interessi delle masse popolari, tanto più gli organismi operai e popolari si rafforzano e con la loro azione alimenteranno anche dal basso quell’ingovernabilità che già si aggrava ad opera degli effetti della crisi generale. La classe dominante sarà costretta a ingoiare un governo di emergenza popolare capace di gestire una situazione che le sue autorità e le istituzioni non sono più in grado di governare.

Bisogna mettersi all’opera subito! Valorizzando anche i risultati delle elezioni e del referendum di settembre, valorizzando le mille iniziative e lotte rivendicative, ma soprattutto lavorando a che ogni organismo operaio e popolare assuma il ruolo di nuova autorità pubblica che opera negli interessi delle masse popolari.

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