I commenti post elezioni dei gruppi dirigenti dei partiti della sinistra radicale e comunisti (PRC, PC, PCI, PaP) sono un titanico tentativo di vedere il positivo anche dove si fa fatica a trovarlo. Rasentano in certi casi l’irresponsabilità per il travisamento che fanno della realtà.
Spieghiamoci: non siamo elettoralisti, pertanto non riteniamo di principio una percentuale dell’1% necessariamente una sconfitta. Ma è una sconfitta nel caso in cui in termini assoluti i voti sono calati rispetto alle elezioni precedenti e nel caso in cui sono calate anche le percentuali. Per molti aggregati elettorali di sinistra e comunisti entrambe queste condizioni si sono presentate alle elezioni regionali.

I commenti positivi dei gruppi dirigenti dei partiti della sinistra radicale e comunisti sono aria fritta per non affrontare le questioni politiche. Sono un modo per non affrontare il cretinismo parlamentare in una fase in cui c’è bisogno di politica rivoluzionaria per le masse popolari (lotta per prendere il potere) e non di politica borghese (lotta per la rappresentanza nelle istituzioni). Sono un modo per non prendere di petto la tara dell’elettoralismo (mettersi in concorrenza gli uni con gli altri nella speranza di racimolare qualche voto in più) in una fase in cui la borghesia imperialista è la prima e principale forza eversiva, quella che, per mantenere la sua posizione di dominio sulla società, per prima viola le stesse leggi che impone alle masse popolari di rispettare.

I commenti positivi sui risultati elettorali si spingono fino alla deformazione della realtà quando aspetti tanto particolari da essere insignificanti (vedi “il 3% ottenuto nella frazione di Roccatagliata”) vengono presentati come un indice della riscossa dei comunisti nella riaffermazione di una propria rappresentanza nelle istituzioni. Chi commenta in tal modo però dimentica – e che ciò avvenga coscientemente o meno è del tutto irrilevante – che il ruolo dei comunisti non è quello di rappresentare la classe operaia e le masse popolari nel teatrino della politica borghese, ma quello di organizzare e mobilitare le masse popolari per trasformare la società. Dimentica pure che, per la natura stessa del movimento comunista cosciente e organizzato, i comunisti diventano tanti solo nel percorso di costruzione della rivoluzione socialista alla cui testa inizialmente non ci sono mai partiti comunisti nati già grandi. Il movimento comunista di certo non accresce e non rafforza le sue fila in virtù del numero dei rappresentanti che ha in Parlamento. Questo indica l’esperienza del vecchio movimento comunista che ha visto trionfare la rivoluzione socialista.

Se per il M5S le elezioni di settembre sono state una disfatta, ma rappresentano anche l’occasione per ricavare insegnamenti decisivi, per la sinistra borghese e per i partiti comunisti che perseverano sulla via dell’elettoralismo esse sono state l’ennesima dimostrazione dell’urgenza di tirare un serio bilancio politico e ideologico. Solo riconoscendo apertamente la grave degenerazione prodotta dall’elettoralismo è possibile fare un bilancio serio ed onesto e trarre gli insegnamenti necessari per superare limiti ed errori.

Il P.CARC, nel corso degli anni, ha dimostrato innumerevoli volte di mettere sempre al centro la lotta di classe e di non essere accecato dalla politica di bandiera, di non mettere al centro il proprio orticello, di operare nell’interesse della rinascita del movimento comunista e nel rafforzamento del movimento rivoluzionario. Anche in questo caso si mette al servizio, con spirito di fraterna collaborazione, di chi vuole aprire un dibattito franco e aperto per fare piazza pulita delle frasi di circostanza e dell’opportunismo, di chi si rifiuta di imparare dall’esperienza.
Per questo chiamiamo compagni e compagne, al di là del partito e dell’organizzazione di appartenenza, a ragionare e a lavorare insieme concretamente per:

il rafforzamento e lo sviluppo della mobilitazione della classe operaia e delle masse popolari combinando l’iniziativa attorno a questioni determinanti per il nostro paese (nazionalizzazione delle aziende capitaliste, difesa dei posti di lavoro, ecc.) e attorno alle principali esperienze di mobilitazione (movimenti contro la devastazione ambientale e la speculazione, Brigate volontarie per l’emergenza, lotta alla repressione, ecc.), con la creazione, territorio per territorio, di organismi operai e popolari e del loro coordinamento;

la costruzione del fronte contro le Larghe Intese composto da partiti, movimenti, sindacati, associazioni che già operano per affermare gli interessi delle masse popolari (e che, puntualmente, si mettono in concorrenza fra loro a ogni elezione o in ogni lotta rivendicativa, come se la fortuna di uno dipendesse dalle disgrazie degli altri);

la rinascita del movimento comunista cosciente e organizzato secondo la linea di sviluppare l’unità d’azione ovunque è possibile e il dibattito politico con chiunque sia interessato ad affrontare i problemi che attengono alla costruzione della rivoluzione socialista nel nostro paese, nella fase attuale.

Questi sono i campi in cui è possibile non disperdere quello zoccolo duro di elettorato che i partiti di sinistra e comunisti hanno raccolto alle elezioni regionali (rappresentato da alcune centinaia di migliaia di compagni) e affrontare e superare l’avvitamento su sé stessi che, oltre un certo limite, assume contorni patologici.
Questi sono tre campi in cui ognuno può portare la sua esperienza e il suo contributo, dare il meglio di sé.

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