Colle Val d’Elsa (SI). Dopo il confronto con altre Brigate avvenuto alla Festa nazionale della Riscossa Popolare (vedi “Due incontri nazionali delle Brigate di Solidarietà” su Resistenza n. 7-8/2020), la Brigata Giovani in Solidarietà (GINS) si è riunita per decidere come portare avanti l’attività. La necessità di continuare con la raccolta alimentare ci è stata subito chiara e infatti abbiamo continuato con la raccolta e la distribuzione dei pacchi, avvalendoci del supporto dei commercianti del paese e cominciando a coinvolgere alcune delle famiglie che ne hanno beneficiato. Il gruppo oggi si sta allargando e ormai non sono più solo giovani quelli che partecipano attivamente.
L’operazione che ci ha fatto fare un salto di qualità è stato sicuramente l’intervento nella campagna per le elezioni regionali in Toscana. Ci siamo infatti resi subito conto che un momento di grande visibilità come quello della campagna elettorale poteva essere sfruttato per rafforzare la nostra azione, attraverso la richiesta ai vari candidati, di azioni e passi concreti a sostegno della Brigata.
Abbiamo quindi incalzato i candidati ad appoggiarci a partire da questioni di cui ci siamo interessati maggiormente come l’accesso ai beni di prima necessità e la questione abitativa, facendo subito quanto, nei loro programmi elettorali, promettevano di fare una volta eletti. Siamo andati ad incontrarli non “nelle segrete stanze”, come qualcuno di loro ci chiedeva, ma in luoghi pubblici, ai banchetti e alle iniziative organizzate per la campagna elettorale. Non solo: abbiamo divulgato i resoconti degli incontri ponendoli così allo scoperto circa le promesse (e i dinieghi) fatti alla Brigata.
Alcuni candidati del M5S, della Lega e di Toscana a Sinistra si sono resi disponibili, mentre il PD, di cui l’attuale sindaco di Colle Val d’Elsa è esponente, ha avuto una reazione contraria. Il sindaco che durante il lockdown aveva elogiato nei suoi discorsi la Brigata, messo di fronte alla richiesta di fare qualcosa di concreto, ha cambiato infatti atteggiamento. La Brigata rappresenta per lui una spina nel fianco perché il nostro intervento svela ancor più le falle dell’Amministrazione. Quindi non solo ci ha detto che se vogliamo essere presi in considerazione dobbiamo costituirci in associazione, ma stizzito ha anche affermato che in paese ci sono troppi gruppi che si occupano di questioni sociali e che lui ne farebbe un organismo unico. Effettivamente, a Colle ci sono molte associazioni che si occupano di volontariato, di ambiente e di supporto alla cittadinanza. Ma se esse esistono e proliferano vuol dire che le istituzioni, sindaco in primis, non fanno quello che dovrebbero!
Alcuni candidati ci hanno espressamente richiesto di incontrarli (ad esempio una candidata a sostegno di Giani e del PD) mentre quelli di Forza Italia si sono “risentiti” perché non li abbiamo interpellati. Una vera a propria gara a farsi belli in campagna elettorale, tendenza che non è però come Brigata non abbiamo assecondato.
Siamo intervenuti non solo per via istituzionale (chiedendo al M5S di presentare una mozione e un’interrogazione sulla questione abitativa e sugli spazi del Comune, proposta appoggiata poi anche da tutte le altre liste di opposizione presenti in Consiglio Comunale), ma anche con azioni “dal basso”, autonome.
Nello specifico, il 26 settembre abbiamo organizzato uno sciopero al contrario per ripulire le vie del centro cittadino, abbandonato all’incuria dall’Amministrazione Comunale. Allo sciopero, svolto dopo le elezioni regionali, sono stati invitati tutti quei candidati che in campagna elettorale dicevano di sostenerci: volevamo metterli alla prova ora che non dovevano più preoccuparsi di “raccogliere voti”! Nessuno di loro si è presentato e di questo la Brigata chiederà loro conto. Sono venute invece tante famiglie di disoccupati che si sono rese disponibili a lavorare (dimostrando di fatto che di lavoro da fare ce n’è e che c’è anche chi è disposto a farlo!) e anche alcuni esponenti dei comitati popolari cittadini conosciuti nel corso delle ultime settimane.

PC

Milano. Il 18, 19 e 20 settembre si è svolto CuraMI, un festival con dibattiti e mobilitazioni organizzato dalle Brigate volontarie per l’emergenza di Milano, cui abbiamo partecipato anche come Partito con un banchetto. Il festival si è tenuto al parco autogestito Baiamonti, in segno di sostegno alla lotta del Comitato Baiamonti Verde Comune, che si sta mobilitando contro la cementificazione della zona.
La tre giorni si è aperta con un flash mob sotto la Regione Lombardia per dare seguito alla campagna per cacciare la Giunta Fontana-Gallera: è stato inscenato il funerale della sanità pubblica ed è stata chiesta giustizia per le decine di migliaia di morti causati dalla disastrosa gestione regionale dell’emergenza sanitaria.
La sera si è tenuto quindi un dibattito sul tema della sanità e della gestione della pandemia. Ci sono state testimonianze da Brescia e da Bergamo, vi è stata quella di una soccorritrice di Milano, della Casa di Accoglienza delle Donne Maltrattate di Milano e della Brigata Basaglia che ha svolto un importante ruolo di ascolto e supporto psicologico nell’emergenza. Sono intervenuti anche Gino Strada e Rossella Miccio di Emergency.
Il secondo giorno sono stati organizzati due presidi in centro a Milano con la presenza di centinaia di persone, in difesa degli spazi sociali sotto sgombero, alcuni dei quali hanno ospitato anche le attività delle Brigate.
Anche la seconda sera si è tenuto un dibattito. Le esperienze di mutualismo proletario (casse di resistenza, leghe di mutuo soccorso, ecc.) sono state al centro della discussione, insieme al racconto di esperienze come quella di Recup (che combatte lo spreco alimentare e l’esclusione sociale) e di Mutual Aid Disaster Relief, un’organizzazione popolare statunitense nata a seguito dell’emergenza causata dall’uragano Katrina.
L’ultimo giorno la discussione sul “diritto alla città” ha ripreso i temi dei presidi della giornata precedente. Anche in questo caso sono intervenuti sia degli “esperti” (un antropologo, un architetto e un avvocato), sia esponenti degli spazi sotto sgombero. Della tre giorni è stato redatto un documento che verrà pubblicato per essere messo a disposizione di tutti.
Il festival ha segnato un passo importante per le Brigate. Esso è stato occasione per consolidare il coordinamento e il confronto tra i diversi gruppi e rilanciare il percorso comune e anche per sviluppare il legame con i comitati e i lavoratori della sanità in rapporto alla lotta per cacciare la Giunta regionale (vedi l’articolo a pag. 5). In relazione a ciò è stata importante la partecipazione di Emergency, che ha potenzialmente le risorse, le competenze e il prestigio per assumere un ruolo decisivo in questa lotta.
Si è inoltre approfondito il legame tra Brigate e spazi sociali (all’interno dei quali molte Brigate sono nate): gli spazi cittadini inutilizzati devono essere presi in mano dalle masse popolari e non andare a ingrassare le pance degli speculatori.
Un ultimo aspetto del festival che è importante sottolineare è che esso si è avvalso del contributo di diversi tecnici ed esperti che, mettendo a disposizione delle organizzazioni popolari e operaie le proprie capacità e competenze, hanno dimostrato concretamente quale ruolo fondamentale essi possono avere nella costruzione di una nuova forma di gestione dal basso del governo del paese e nell’elaborazione di programmi alternativi a quelli delle istituzioni borghesi per la gestione dell’emergenza, della sanità e dei quartieri.
Si tratta ora di tradurre le proposte in azioni concrete da far vivere nei territori. Col supporto di Emergency e dei lavoratori della sanità, ad esempio, sarebbe possibile fare tamponi gratuiti nei quartieri e sperimentare misure efficaci per far fronte alla situazione di emergenza. È così che si costruisce, a partire dai territori, l’alternativa ai governi delle classi dominanti, dal locale al nazionale, creando via via le condizioni per cacciare Sala, Fontana e Gallera e costituire vere e proprie istituzioni popolari di emergenza.

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