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“Voi del P.CARC siete troppo ottimisti!”

Redazione di Resistenza by Redazione di Resistenza
Dicembre 29, 2019
in Resistenza n. 1/2020
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Prendendo per la prima volta in mano Resistenza, un compagno ha commentato: “Siete troppo ottimisti, leggendo il vostro giornale sembra ci sia la rivoluzione”. Non è un caso isolato, nel corso del tempo la critica ci è stata fatta molte volte. Si tratta di una critica preziosa perché ci dà l’occasione di trattare una questione che in tanti compagni alimenta sfiducia e scoramento.

Effettivamente, il nostro “ottimismo” e la nostra fiducia nel futuro non sono immediatamente comprensibili a fronte di una situazione generale catastrofica (aziende che chiudono, disoccupazione, privatizzazione di servizi essenziali, eliminazione di conquiste che fino a poco tempo fa sembravano scontate) e di un movimento delle masse che appare ancora frastagliato e disorganizzato. Del resto, la borghesia, attraverso i suoi media, alimenta continuamente la diversione e la confusione e relega le masse popolari in condizione di passività e disorientamento.

Tuttavia, per chi ha la concezione per vederlo, il marasma provocato dalla crisi è la dimostrazione che il mondo è immerso in quella che definiamo situazione rivoluzionaria in sviluppo.

Questo non vuol dire che la vittoria è a un passo, che le masse popolari già si muovono in senso rivoluzionario, tantomeno che il capitalismo a breve imploderà da sé, sotto il peso delle sue stesse contraddizioni. Ma significa che

– la classe dominante, lacerata dalle sue mille contraddizioni, non è più in grado di dirigere la società e di mantenere il necessario consenso delle masse popolari con gli strumenti che ha utilizzato fino all’inizio della fase acuta e terminale della crisi (2008 – 2009), né è in grado ancora di elaborarne di nuovi,

– le condizioni di miseria, oppressione, abbrutimento delle masse popolari aumentano ogni giorno di più,

– in conseguenza degli effetti più catastrofici della crisi, le masse spontaneamente sono portate ad aumentare il loro attivismo e la loro mobilitazione, anche se essa si esprime in forme confuse e contraddittorie. E’ un processo oggettivo, che sconvolge complessivamente la vita delle masse popolari e le spinge a mobilitarsi sempre di più, a non poter più vivere come hanno fatto finora.

 

A noi comunisti il compito di far prevalere nella mobilitazione spontanea delle masse popolari la via della rivoluzione socialista. Condizione indispensabile è l’esistenza di un partito comunista in grado di assumere il ruolo di stato maggiore della rivoluzione socialista, grazie alla concezione che lo guida e alla linea di cui si fa promotore. In Italia, questo partito, anche se debole, esiste e per questa ragione diciamo che la rivoluzione socialista è in corso e operiamo per farla avanzare. “Nel nostro paese ci sono già oggi due poteri. Uno è il potere dei capitalisti. È quello che impone la miseria, la devastazione del paese, la disoccupazione, la partecipazione alle guerre che chiama “spedizioni umanitarie” e tutti i mali di cui soffrono le masse popolari. Oggi è il potere più forte, ma è un potere malato. I capitalisti hanno paura delle masse popolari. Per sopravvivere imbrogliano e intossicano le menti e i cuori, chiamano “spedizioni umanitarie” le loro guerre. L’altro è il potere delle masse popolari organizzate e in qualche misura già aggregate attorno al partito comunista. È un potere che esiste solo dove il Partito è già abbastanza radicato. Esiste a macchia di leopardo, in punti territorialmente isolati ma che operano secondo una linea e un piano comuni. Ma la resistenza delle masse popolari al potere dei capitalisti, il terreno da cui far nascere il nostro potere, è dovunque.

Il nostro potere oggi è ancora debole, ma ha già una sua influenza sul resto delle masse popolari non ancora organizzate: illumina, convince, guida, porta a fare alcune cose. (…) Fare la rivoluzione socialista è rafforzare questo secondo potere, a scapito del potere dei capitalisti, fino a rovesciarlo” – dal Saluto del compagno Ulisse, segretario generale del (nuovo)PCI alla Festa della Riscossa Popolare del verbano (VCO), 14 ottobre 2018.

In conclusione, la fonte dell’entusiasmo, della serenità, della combattività che accompagnano la nostra azione e che esprimiamo nella nostra elaborazione, non è la determinazione cieca di chi si illude e cerca nel triste presente spiragli che non ci sono, ma la scienza della rivoluzione che mettiamo a disposizione di chiunque voglia appropriarsene per rompere le catene del disfattismo e della rassegnazione e mettere fine al mondo dei padroni.

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