Operai e lavoratori, è tempo di prendere in mano il governo del paese

I motivi che rendono necessario e urgente mobilitarsi per cambiare le cose voi li conoscete meglio di tutti. Nonostante abbiate un posto di lavoro, gli stipendi sono insufficienti per garantire alle vostre famiglie una vita dignitosa e senza preoccupazioni: gran parte se ne va per mutui e finanziamenti, nelle bollette e nel soddisfacimento delle necessità primarie. Si paga a caro prezzo ogni tipo di svago o di ricreazione. Molti diritti che erano garantiti, come la sanità e l’istruzione, sono tornati a essere venduti come merci e la loro qualità dipende da quanto si è disposti a pagare. Con l’inizio del 2020 aumenta tutto e lo stipendio vale sempre meno.

A milioni siete costretti alla precarietà, a lavorare con contratti a tempo determinato o a chiamata, a fare una montagna di ore di straordinario pagate in nero, in posti di lavoro insalubri e insicuri dove ancora oggi, nel XXI secolo, in media 3 lavoratori al giorno muoiono per la mancanza dell’applicazione delle leggi e dei sistemi di sicurezza che pure esistono, ma su cui il padrone risparmia. Ancora oggi siete costretti a condizioni di lavoro che solo 40 anni fa – quando il movimento comunista era forte – erano impensabili. E chi in reparto protesta, denuncia, alza la testa deve fare i conti con il regime da caserma, intimidazioni, rappresaglie, reparti confino, provvedimenti disciplinari e licenziamenti. Sembra di essere tornati indietro di 100 anni!

Fuori dalle fabbriche, dagli uffici e dalle aziende la situazione è drammatica. Ogni famiglia è abbandonata a se stessa nella cura dei figli e degli anziani e in mille forme il degrado a cui la classe dominante costringe la società entra nelle case, pervade le scuole, i quartieri, le città e i paesi. Crescono l’insicurezza e la paura. Giornali e telegiornali sono bollettini di guerra: violenza contro le donne, bullismo, crimini di ogni tipo, impunità per i potenti, abusi di potere e ingiustizie. I ricchi pretendono di fare profitto su ogni cosa, fino anche a buttare sul lastrico intere famiglie con il gioco d’azzardo legalizzato, le lotterie, le macchinette.

Il paese che generazioni di operai e lavoratori hanno costruito mattone su mattone si sgretola. In nome del profitto tutto è abbandonato all’incuria e alle speculazioni: strade e autostrade che crollano, le montagne sono sventrate, le città e i paesi terremotati abbandonati a loro stessi.

Per decenni siamo stati bombardati dalla propaganda di regime sul fatto che gli operai sono ignoranti, egoisti, incapaci, pecoroni e l’unica ambizione di riscatto che potevano avere era far studiare i figli perché nella vita facessero di tutto, tranne che gli operai. Adesso i vostri figli sono diplomati e laureati e sono disoccupati o precari o operai come voi, ma con meno diritti e tutele di quelli che avete voi. Oppure sono emigrati. E c’è chi li chiama “bamboccioni” perché hanno studiato, ma “non sanno fare niente”, “non hanno voglia di lavorare” e “dipendono da voi”.

Per decenni vi è stato detto che per cambiare le cose bisognava votare per questo o per quello e contro quest’altro e quell’altro, e affidarvi ai sindacati di regime che avrebbero fatto i vostri interessi. Ma non è migliorato niente, anzi tutto è peggiorato. Oggi siete giustamente sfiduciati nella politica e nei sindacati.

Per decenni e ancora oggi la propaganda di regime ha spacciato l’idea che è meglio vivere in una società che non ha bisogno di operai e che una simile società può esistere.

Ma senza gli operai non solo non esisterebbe nessuna “società migliore”, ma non esisterebbe nessuna società. Perché il mondo gira grazie al prodotto del lavoro.

Se il mondo gira male – e sempre peggio – la colpa non è degli operai, ma dei padroni! Non bisogna eliminare gli operai, bisogna eliminare i padroni e la legge del profitto che soffoca la società!

La verità è che soltanto gli operai e i lavoratori di oggi – figli e nipoti degli operai e dei lavoratori che “volevano fare come la Russia”, che hanno liberato il paese dai nazifascisti e l’hanno ricostruito, di quelli che hanno conquistato lo Statuto dei Lavoratori, la medicina del lavoro, le 150 ore – sono gli unici che possono rimettere in riga e in sesto il paese. E’ l’unica strada per prendere in mano il presente e guardare con fiducia al futuro.

E’ solo la forza degli operai organizzati che può rompere il ricatto fra ambiente e lavoro, come a Taranto e in mille altri posti, mettere in riga politicanti e sindacalisti e alzare la bandiera della sovranità nazionale negli interessi di tutte le masse popolari. E’ quello che hanno fatto gli operai della Whirlpool di Napoli che hanno costretto il padrone a retrocedere, almeno momentaneamente, dalla volontà di chiudere lo stabilimento (vedi l’articolo a pag. 5).

E’ solo la forza degli operai organizzati che può riconquistare gli stabilimenti da cui a migliaia siete stati espulsi in cassa integrazione o licenziati, e fare in modo che essi producano quanto effettivamente serve alle masse popolari e al paese, strappandoli ai tentacoli della speculazione finanziaria internazionale (come è già successo e sta succedendo negli stabilimenti FCA, vedi l’articolo sulla campagna per la sicurezza a pag. 1).

Solo la forza degli operai organizzati può costituire un blocco insuperabile contro la guerra, le avventure militariste, il mercato delle armi e le spese militari, strumenti dei padroni per sottomettere popoli in altre zone del mondo e voragine che ingoia i soldi pubblici che invece devono essere spesi per la sanità, l’istruzione, la cura e la manutenzione del territorio, come dimostra l’esempio dei portuali di Genova.

Gli operai e i lavoratori, inoltre, sono anche padri, madri, figli, abitanti delle città, pendolari, consumatori di generi alimentari, appassionati d’arte, di scienza o di sport, lettori, ecc. La loro forza va fatta valere dentro le aziende ma anche fuori, deve essere fatta valere anche nel resto della società.

Operai e lavoratori, è tempo della riscossa.

Tutto quello che è stato conquistato con la lotta quando il movimento comunista era forte, la borghesia lo ha smantellato o sta cercando di smantellarlo. Non è più possibile difendersi in ordine sparso e un pezzo alla volta, bisogna passare all’attacco.

Dobbiamo far valere fino in fondo la forza della classe lavoratrice e legarla alla rinascita del movimento comunista. Non attraverso le elezioni o le piattaforme rivendicative, perché non è sufficiente avere in Parlamento una voce di rappresentanza e non basta rivendicare miglioramenti delle condizioni di lavoro e di vita. E’ diventato urgente e necessario cacciare la classe dominante dal governo del paese e costituire un governo di emergenza che si dà i mezzi per fare fronte agli effetti più gravi della crisi in coerenza con gli interessi degli operai e delle masse popolari.

Un governo democratico, nel senso che è espressione della maggioranza della popolazione, non di un pugno di speculatori, affaristi e ricchi, e che trae forza dalla partecipazione diretta e dal protagonismo della classe operaia; un governo rivoluzionario nel senso che inizia a scardinare i privilegi, a svelare i segreti, a spezzare i vincoli di classe attuando le sette misure in cui si sintetizza il suo programma

  1. assegnare a ogni azienda compiti produttivi (di beni o servizi) utili e adatti alla sua natura, secondo un piano nazionale (nessuna azienda deve essere chiusa),
  2. distribuire i prodotti alle famiglie e agli individui, alle aziende e ad usi collettivi secondo piani e criteri chiari, universalmente noti e democraticamente decisi,
  3. assegnare ad ogni individuo un lavoro socialmente utile e garantirgli, in cambio della sua scrupolosa esecuzione, le condizioni necessarie per una vita dignitosa e per la partecipazione alla gestione della società (nessun lavoratore deve essere licenziato, ad ogni adulto un lavoro utile e dignitoso, nessun individuo deve essere emarginato),
  4. eliminare attività e produzioni inutili o dannose per l’uomo o per l’ambiente, assegnando alle aziende altri compiti,
  5. avviare la riorganizzazione delle altre relazioni sociali in conformità alla nuova base produttiva e al nuovo sistema di distribuzione,
  6. stabilire relazioni di solidarietà e collaborazione o di scambio con gli altri paesi disposti a stabilirle con noi,
  7. epurare gli alti dirigenti della Pubblica Amministrazione che sabotano l’azione del governo di emergenza popolare, conformare le Forze dell’Ordine (Carabinieri, Polizia, Guardia di Finanza), le Forze Armate e i Servizi d’Informazione allo spirito democratico della Costituzione del 1948 e ripristinare la partecipazione universale più larga possibile dei cittadini alle attività militari a difesa del paese e a tutela dell’ordine pubblico.

Operai e lavoratori,

il presente e il futuro del paese dipendono da voi e da quanto vi organizzate e mobilitate per imporre la costituzione di un governo di emergenza popolare deciso a far valere la sovranità nazionale iscritta nella Costituzione del 1948 contro la Comunità Internazionale degli imperialisti, le sue istituzioni e il suo braccio armato, la NATO!

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