Papa Francesco, “al secolo” Jorge Mario Bergoglio, è il primo Papa della storia proveniente dalla Compagnia di Gesù. I  gesuiti, tra le varie congregazioni e correnti della Chiesa Cattolica è stata ed è storicamente una delle più forti e strutturali e non può quindi essere un caso se solo recentemente (nel 2013) hanno espresso un Papa.

I gesuiti hanno sempre manovrato e governato nell’ombra, tessendo e indirizzando il potere senza esporsi e se sono arrivati a negare una simile pratica secolare vuol dire che anche in Vaticano non si riesce più a governare come si è sempre fatto, segno cioè di una profonda crisi interna. L’operazione Bergoglio è manifestazione delle difficoltà sempre più grandi interne al Vaticano, coinvolto inevitabilmente, stante la sua struttura finanziaria mondiale, nei contrasti sempre più laceranti tra i vari gruppi imperialisti internazionali frutto dell’aggravarsi della crisi del capitalismo, dal 2008 entrata nella sua fase acuta e terminale. In altre parole, che J. Ratzinger (Papa Benedetto XVI) non si sia dimesso perché “vecchio e stanco”, è ormai chiaro: è stato spodestato da una cordata nemica che, anche per mantenere presa sulle masse popolari a partire dalle principali tendenze della loro resistenza spontanea all’aggravarsi della crisi, ha dovuto mostrare un volto progressista, amico degli ultimi e dei poveri, che a parole sferza i potenti, fa appelli alla fratellanza e parla di difesa dell’ambiente. L’immagine di Bergoglio, che stride con l’attività svolta durante la dittatura argentina, risponde a questo bisogno di mantenere o quanto meno rallentare la perdita di consensi e di fedeli in corso da anni.

Negli ultimi anni la Chiesa è tutt’altro che in espansione come dimostrano la crisi delle vocazioni in Occidente e il crescente interesse per l’Africa e l’Asia, territori dove invece le vocazioni sono in aumento stante le condizioni di vita delle masse popolari, e il fallimento in termini di partecipazione (ma non di copertura mediatica) del Giubileo Straordinario voluto da Bergoglio nel 2015. A ciò si aggiungono le “scoperte” dei reiterati e crescenti casi di abusi su minori e suore, l’inchiesta di Mafia Capitale, le lettere taroccate di Benedetto XVI che hanno fatto cadere teste di prim’ordine e le pubbliche richieste di dimissioni del pontefice da parte dell’ex nunzio negli Stati Uniti, C. M. Viganò.

I problemi e gli scandali finanziari che stanno investendo il Vaticano in questi ultimi mesi sono l’ultima di una lunga serie di manifestazioni, sempre meno controllabili, delle crepe interne a questa struttura secolare e mondiale. L’origine di ciò è la crisi economica attuale, ovvero di sovrapproduzione assoluta di capitale, che parte sì in campo economico ma non vi può qui trovare soluzione in quanto travolge ogni aspetto della società, sia nel campo delle masse popolari che in quello della borghesia e del suo clero. Solo un cambiamento nell’assetto politico della gestione della società può risolvere tale crisi generale, solo l’instaurazione del socialismo può farlo.

Prassi consolidate nei secoli come gli intrighi, le manipolazioni e la corruzione sono tratti evidenti nella guerra tra bande in corso: speculazioni edilizie e operazioni finanziarie illecite sono sempre state all’ordine del giorno ma sono ora diventate armi aperte e dispiegate di ricatto e di attacco nei confronti di gruppi di potere nemici, arrivando a coinvolgere i più alti prelati nella Segreteria di Stato e negli “Affari Generali”, oltre al monsignor M. Carlino, capo ufficio informazione e documentazione della Segreteria di Stato e a T. Di Ruzza, direttore dell’Autorità di Informazione Finanziaria. Scontri tra cardinali che si susseguono (i precedenti sono stati nel 2012 e nel 2015) senza sosta fino ad arrivare all’oggetto dello scontro odierno: diverse operazioni immobiliari all’estero, come quella di Sloane Avenue a Londra definita “opaca” dal Segretario di Stato, cardinale P. Parolini, cosa che ha scatenato l’ira del cardinale A. Becciu, ex Sostituto alla Segreteria di Stato. Altro terreno di scontro sono alcuni movimenti sui conti su cui transita l’Obolo di San Pietro, ovvero l’insieme delle offerte di denaro fatte dai fedeli e inviate al Papa per essere redistribuite a sostegno della missione della Chiesa e delle opere di carità. Questi due esempi concreti di come la lotta è tutta per il “vile” denaro. Non solo, ma il Papa è ricorso, per la nomina del nuovo presidente del Tribunale della Città del Vaticano all’ex procuratore della Repubblica di Roma, G. Pignatone. Ma la saga continua: a seguito della fuga di notizie rispetto a mons. Carlino & C., il comandante della Gendarmeria D. Giani ha lasciato il suo ruolo. Inoltre, si parla di rischio default, crac finanziario e della necessità di una spending review: non solo crisi di fede quindi!

Per noi, comunisti italiani, ragionare su questa materia non è una questione meramente geografica (“ce l’abbiamo in casa”) ma che attiene alla conoscenza e analisi della struttura politica italiana: infatti la Carovana del (nuovo) PCI sintetizza ciò nella Repubblica Pontificia in quanto il Vaticano (con la sua Corte Pontificia) è il principale pilastro del sistema politico della borghesia imperialista, oltre ad essere il governo occulto, irresponsabile e di ultima istanza del Paese. La putrefazione del regime DC (cioè il sistema di direzione della Chiesa sullo Stato legale tramite la Democrazia Cristiana: una fase che va all’incirca dal 1947 al 1992), i cui veleni appestano il nostro paese, non limita le ingerenze di vescovi e prelati ma anzi fa sì che siano sempre più dirette nella politica di casa nostra: l’azione del cardinale K. Krajewski, elemosiniere personale del Papa, che ha violato i sigilli ai contatori di un palazzo occupato è un gesto concreto rispetto alla deriva autoritaria del Decreto Salvini (e del precedente Decreto Lupi) contro gli occupanti di case e, anzi, ha sfidato Salvini proprio sul suo terreno. Non solo, ma ha contribuito all’allargamento della breccia nel sistema politico (la Repubblica Pontificia) aperta dalle masse popolari con il voto del 4 marzo 2018.

L’anomalia del nostro Paese è il contesto particolare e concreto in cui lottiamo: il Vaticano è una cappa feudale che intossica le masse popolari, che promuove la doppia morale (“virtù pubblica, vizio privato”) e che alimenta la doppia oppressione delle donne. La sua eliminazione è sì un compito generale per tutto il movimento comunista internazionale, dato il ruolo controrivoluzionario che il Vaticano e la sua Chiesa svolgono a livello internazionale ma è un compito particolare per il movimento comunista italiano perché non è possibile fare dell’Italia un nuovo paese socialista senza eliminare questa serpe che abbiamo in casa, alleggerendo così di molto i popoli oppressi dalla sua dottrina e finanza: questa è concreta solidarietà internazionale!

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