Lo scorso febbraio in provincia di Siena è nato un Comitato cittadino per la riapertura della Strada Provinciale 5 Colligiana (SP5), chiusa ormai da un anno per danni al ponte Graffone. Il tratto stradale rappresenta una delle principali arterie per la viabilità tra Colle Val d’Elsa e Monteriggioni poiché attraversa un’intera zona industriale e una serie di frazioni che da un giorno all’altro si sono trovare semi isolate.
Le masse popolari e gli operai della zona hanno deciso di organizzarsi per fare fronte comune per vedersi garantito il diritto ad una viabilità sicura in tempi dignitosi senza attestarsi alle promesse della Provincia, ente competente per l’intervento, e dell’Amministrazione Comunale di Monteriggioni che hanno continuato a promettere la riapertura della SP5 Colligiana entro fine anno fino a qualche settimana fa.
Il 14 ottobre il Comitato aveva organizzato un presidio sotto al Comune per mantenere alta l’attenzione sui disagi provocati dall’improvvisa chiusura della Strada e chiedere maggiore trasparenza sullo svolgimento dell’iter, elevando l’attenzione mediatica intorno al problema, inchiodando gli amministratori e smascherandoli davanti alle loro responsabilità: dare soluzioni immediate e concrete alle masse popolari e ai lavoratori che ogni giorno subiscono il risultato di anni d’incuria e mancata manutenzione stradale.
Oggi che su spinta del Comitato è giunto al termine l’iter burocratico che ha portato all’assegnazione dei lavori tramite bando di gara, il cantiere non ha ancora aperto i battenti ma la battaglia non si è fermata. Il Comitato ha continuato ad organizzarsi per porre fine a una situazione di degrado che non può essere più sopportata, programmando un secondo presidio, questa volta nella zona industriale, per continuare la protesta contro lungaggini burocratiche e bugie delle istituzioni.
L’esperienza del Comitato Viabilità rappresenta un esempio positivo di come l’organizzazione delle masse popolari possa incalzare e costringere ad attuare misure indicate dal basso le istituzioni, intente a far quadrare i loro bilanci frutto di tagli e compromessi a scapito di chi i territori li vive. Portare avanti la lotta per la riapertura della strada ha mostrato concretamente agli abitanti e ai lavoratori di Monteriggioni qual è la loro forza, insegnandogli anche ad andare oltre la singola battaglia ed imporsi come nuova autorità con l’obiettivo di vigilare e monitorare il proprio territorio ed imporre alle istituzioni la manutenzione e i lavori che servono.
Di seguito l’intervista rilasciata dal Comitato ad un quotidiano locale che mette in luce i progressi della mobilitazione e i passi fino ad ora messi in campo.

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Avete in programma un nuovo presidio, perchè? E cosa sperate di ottenere a questo punto?

Il presidio in programma per venerdì 20 dicembre è stato organizzato a seguito della riunione del Comitato che si è svolta mercoledì sera. Dopo un’animata discussione sul peggioramento dei disagi alla viabilità e i danni registrati nelle ultime settimane, abbiamo ritenuto necessario continuare a mantenere alta l’attenzione sul problema senza attestarci alle promesse di comune e provincia. Promesse per giunta arrivate tramite comunicati e dichiarazioni rilasciate ai giornali e che per il momento non hanno avuto alcun risvolto pratico, almeno per quanto riguarda la nostra viabilità. Sicuramente non otterremo l’apertura del cantiere il giorno dopo, ma daremo ulteriore prova dell’importanza di organizzarsi a tutela del territorio e del suo tessuto produttivo dall’incuria di chi dovrebbe amministarlo nell’interesse dei cittadini e dei lavoratori.

Credete ancora che i lavori possano concludersi entro l’anno? Ad oggi pare piuttosto difficile.

Sinceramente no. Già dopo lo slittamento delle tempistiche per la presentazione del progetto e della conferenza di servizi abbiamo compreso che i lavori non sarebbero finiti entro l’anno. Gli amministratori per mesi hanno detto che la strada sarebbe riaperta prima a novembre, poi entro fine dicembre… e nonostante tutto continuano a dire che il cronoprogramma è rispettato ma operai al lavoro non si vedono.

Avete avuto notizie sulla conclusione della gara d’appalto e l’affidamento dei lavori?
Si, ma solo attraverso i giornali o comunicati ufficiali. Il Comitato di per sé, benché ancora non ufficialmente costituito, non è mai stato aggiornato direttamente sullo stato dei lavori e sul loro sviluppo come invece era stato richiesto nell’incontro in provincia di febbraio. Sicuramente siamo soddisfatti che l’iter burocratico sia giunto ormai a conclusione dopo che la chiusura della SP5 ha isolato per più di un anno una zona industriale strategica per Monteriggioni.

Durante il precedente presidio fu lanciata una raccolta firme: ha dato i risultati sperati?

La raccolta firme è stata in realtà il primo passo che il Comitato ha mosso lo scorso febbraio per accendere i riflettori sulle problematiche legate alla chiusura della strada ed è stata riproposta nel presidio di ottobre sotto al Comune. Sono state raccolte poco meno di 500 firme nel giro di 1 mese e mezzo, segno evidente che la questione sta a cuore a molti. Quindi si, direi che gli obiettivi sono stati raggiunti anche perché da allora il Comitato ha avuto adesioni e visibilità.

Nel complesso, come giudichi il lavoro del Comitato? Senza questo gruppo di cittadini probabilmente l’attenzione, anche mediatica, sulle sorti della Sp5 sarebbe stata minore.

Il Comitato ha avuto un ruolo fondamentale nel mettere al centro del dibattito un problema importante come quello della chiusura della SP5. Siamo partiti dalla denuncia del problema e abbiamo chiesto risposte agli enti competenti che però, a parte promettere il rispetto di tempi burocratici lunghissimi, per altro non mantenuti (il progetto sarebbe dovuto arrivare a fine aprile), non hanno evidentemente neanche ritenuto il Comitato “degno” di essere informato direttamente ed in maniera trasparente sull’iter in corso. Di sicuro non ci siamo scoraggiati, anzi! siamo andati a cercare la principale forza che un Comitato popolare come il nostro deve avere: le persone che vivono e subiscono i disagi legati ad anni di politiche fatte di tagli e compromessi. Siamo scesi in presidio una volta, per reclamare il diritto ad una viabilità dignitosa e sicura e lo faremo di nuovo il 20 dicembre, questa volta nella zona industriale di Pian del Casone perché la battaglia dei cittadini è anche quella dei lavoratori del territorio. L’attenzione mediatica che è stata data al Ponte del Graffone grazie all’attività del Comitato ha inevitabilmente spinto chi di competenza a mettersi in moto prima possibile. Penso che questa sia la dimostrazione del fatto che delegare agli amministratori la soluzione dei problemi dei territori può non rappresentare sempre la soluzione più rapida. Lo dimostra la vicenda della SP5, che altrimenti sarebbe finita nel dimenticatoio per anni come è capitato a tante strade provinciali. Il Comitato Viabilità si impegnerà anche dopo la riapertura della strada a mantenere alta l’attenzione sui problemi nel comune. Ciò che stiamo facendo noi inoltre, può e deve essere replicato in ogni zona e per ogni problema irrisolto che compromette un servizio o un diritto irrinunciabile per cittadini e lavoratori. E’ necessario organizzarsi, noi lo abbiamo fatto per la riapertura della Sp5!

Elena B.

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