La mobilitazione popolare ha fatto cadere la maschera al governo Meloni che, a costo di rischiare di cadere, ha continuato a sostenere e difendere gli interessi di Israele.
Nell’ambito di questa mobilitazione sono stati prodotti svariati opuscoli, articoli e bollettini che hanno reso di dominio pubblico i legami economici e politici che la classe dominante nel nostro paese ha costruito e continua a costruire con Israele.
È in questo contesto che si inserisce la “lista degli agenti sionisti”. Nel 2024 il (n)Pci ha pubblicato una lista di aziende e persone direttamente o indirettamente legate a Israele e al sionismo operanti Italia. Stiamo parlando di soggetti che dai posti di comando, nelle aziende, società, fondazioni e istanze istituzionali tengono e schiacciano il nostro paese sotto il tallone dei gruppi imperialisti sionisti.
Il concetto su cui si base questa campagna è semplice. Aziende belliche, traffico di armi e addirittura nuovi insediamenti sionisti in Italia sono attività dirette e orchestrate da persone in carne e ossa che rivestono ruoli di potere. Questi soggetti non solo orientano la politica e l’economia, ma hanno il potere di muovere le questure e l’apparato giudiziario per reprimere la mobilitazione popolare. Ne sono una dimostrazione i nuovi decreti sicurezza che introducono il reato del “terrorismo della parola”, il Ddl Romeo e la rappresaglia su vasta scala portata avanti da questori e tribunali contro chiunque si sia mobilitato e si mobiliti in solidarietà alla Palestina.
La lista degli agenti sionisti, in definitiva, dà un nome e un cognome al nemico, contribuisce a stanare e cacciare i sionisti dai posti di comando, a privarli del loro potere. Dà gambe allo slogan che circolava nelle mobilitazioni di autunno: “volevamo liberare la Palestina, ma è la Palestina che ha liberato noi”.
Ne è un esempio la mobilitazione che va avanti dal 2023 per la cacciata di Marco Carrai dalla presidenza della Fondazione Meyer a Firenze. Carrai, che è anche console onorario di Israele, è uno degli agenti sionisti della lista pubblicata dal (n)Pci. Ne abbiamo parlato nell’articolo sul n. 6/2026 di Resistenza “Marco Carrai perché non te ne vai?”.
Carrai, noto sionista, è presidente di Toscana Aeroporti, vicepresidente della Jsw, che amministra le acciaierie di Piombino (LI), è membro di Cda e imprenditore di varie aziende del tech israeliane. Era salito agli onori della cronaca già nel 2016 quando Renzi tentò di metterlo a capo del Dis (organismo di coordinamento dei servizi segreti), dopo che era fallito il tentativo di metterlo a capo della ciber-security (oggi grazie al governo Meloni appaltata direttamente al Mossad). E poi di nuovo nel 2019, nell’ambito dell’inchiesta sui finanziamenti alla fondazione Open, crocevia di traffici di miliardi tra gli Usa, Italia ed Emirati Arabi Uniti.
Considerando tutto questo, il fatto che sia Presidente della Fondazione Meyer, amministratrice di un ospedale pediatrico di Firenze, potrebbe sembrare una questione secondaria. La mobilitazione contro di lui però è partita proprio dagli infermieri e dai medici dell’ospedale sulla base di un sentimento spontaneo: il rifiuto ad avere un dichiarato sionista come amministratore di un ospedale per bambini. Il suo volto e il suo ruolo sono entrati nel mirino della mobilitazione popolare dando il via a una vera e propria campagna per la sua cacciata. È la traduzione nel contesto particolare del nostro paese di quello che fa, a livello internazionale, la fondazione Hind Rajab con i soldati dell’Idf. Infatti lo scopo non è principalmente tracciare tutti e tutto, ma scovare il fianco scoperto, l’appiglio che più facilmente può metterli nel mirino della mobilitazione popolare.
La campagna per la cacciata di Carrai, combinata con la lista degli agenti sionisti, in questo senso fa da apripista per costruire mobilitazioni simili anche in altri territori.
In Puglia, ad esempio, è oramai noto l’interesse dei sionisti a impiantare lì nuove colonie. Il progetto, presentato con il nome, tutt’altro che discreto, di “Israeli Colony in Salento”, è promosso dalla sionista Orit Lev Maron e dalla società Coral 37. È un progetto che prevede la creazione di una comunità agricola, residenziale e turistica che si sviluppi autonomamente senza relazioni con la popolazione locale. Lo stesso sistema applicato in Palestina, in Libano e a Cipro, lo stesso che provano ad applicare anche in Albania.
Al momento il progetto sembra essersi fermato: Orit Lev Maron ha motivato lo stop per via delle “minacce ricevute” (è stato anche eliminato il sito web e la pagina social), ma la società Coral 37 risulta tuttora attiva e non risulta alcun documento che certifichi l’abbandono del progetto.
Questi progetti però non nascono dal niente.
Nel 2019 una delegazione ufficiale della Regione Puglia si recò in Israele per rafforzare la cooperazione nei settori dell’aerospazio, dell’agricoltura, della gestione dell’acqua e dei rifiuti e dei sistemi di controllo remoto. La missione fu organizzata dal dipartimento affari economici dell’ambasciata israeliana a Roma, con l’importante collaborazione del console onorario israeliano di Bari, Luigi De Santis. A quei rapporti sono seguiti progetti concreti, fra cui nel 2023 il Drone-Tech, avviato dal Distretto tecnologico aerospaziale pugliese, dall’Università di Bari e dalle società israeliane Highlander e Sightec.
Anche in Liguria, in particolare a Genova, la compagnia Msc rappresenta uno dei centri nevralgici del potere locale e ha un ruolo centrale nel traffico di armi verso Israele.
Non solo, è anche l’unica compagnia di armatori che non prevede un sovrapprezzo per il trasporto di materiale per Israele, che solitamente si applica per le spedizioni verso i territori in guerra dato il rischio economico che comportano. Neppure la Zim, di proprietà israeliana, ha garantito questo privilegio al suo paese. Un supporto materiale ed economico decisivo per un piccolo Stato sempre in guerra e il cui trasporto di merci per il 98% passa via mare.
Come Carrai in Toscana, a Genova c’è il capo della Msc, Gianluigi Aponte, marito di Rafaela Diamant Pinas, figlia di un banchiere israeliano che ha garantito alla sua compagnia l’accesso al credito e alla finanza israeliana.
Si potrebbero fare altri esempi, ma la questione centrale è che diventa sempre più urgente e necessario stanare i sionisti che stringono le catene in cui è avviluppato il nostro paese. Stanarli significa fare in modo che Carrai sia il primo di una lunga serie di esponenti di spicco del sionismo operanti in Italia a finire in cima alla lista dei bersagli della mobilitazione popolare.
Che la fame di terra e di sangue dei sionisti si ritorca contro di loro, togliamo loro ogni spazio di agibilità in Palestina, in Italia e in ogni altra parte del mondo.





