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[Firenze] Lettera aperta di un compagno del Partito dei Carc sotto inchiesta per la lotta contro il sionismo

Federazione Toscana by Federazione Toscana
Giugno 9, 2026
in Federazione Toscana, Federazione Toscana
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Dall’autunno scorso le mobilitazioni in solidarietà alla resistenza del popolo palestinese, a supporto della Global Sumud Flottila e contro la guerra hanno riempito le piazze di tutto il paese, hanno bloccato strade, ferrovie, porti. La mobilitazione nelle aziende, nelle università, nei territori ha espresso negli scorsi mesi una forza capace di far vacillare il Governo Meloni, costretto oggi a ricorrere sempre più a misure e attacchi repressivi. Multe, arresti, denunce, indagini che mirano a colpire quelli che sono stati i centri promotori delle mobilitazioni e tanti di quelli che hanno partecipato al movimento popolare.
Un’ondata repressiva che ha l’obiettivo di provare a fiaccare criminalizzandolo, il movimento contro la guerra e per la Palestina che mostra tutta l’impotenza del governo verso queste mobilitazioni.

Nell’ambito di questa rappresaglia anche il Partito dei CARC è colpito da multe, denunce, ecc. ma anche da due inchieste: quella imbastita dalla Procura di Napoli, con cui ci accusano di associazione sovversiva (270-bis) e quella in cui veniamo accusati del reato di istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica o religiosa. Il filo rosso che tiene insieme le due inchieste è l’attacco sistematico all’esercizio della libertà di parola, così come garantita dall’articolo 21 della Costituzione. Ma non solo: è evidente che, in entrambi i casi, ad essere sotto attacco sono attività che colpiscono nel segno, che “fanno male” al nemico. Attività come la formazione ideologica e politica dei membri e simpatizzanti che viene spacciata come addestramento al terrorismo e attività come la denuncia del ruolo che gli agenti sionisti hanno, a tutti i livelli, nella nostra società, nei gangli delle istituzioni e nell’apparato economico, mediatico, accademico italiano. Questo conferma il ruolo dell’Italia come retrovia dello Stato geocida di Israele.

Vogliamo rilanciare un approfondimento proprio sull’inchiesta avviata dalla Procura di Milano pubblicando la lettera aperta di uno degli indagati: Lorenzo Mazzoni, membro della Segreteria Federale Toscana del P.CARC.

La lettera mostra molto bene l’obiettivo di questa inchiesta, la strumentalità delle accuse con cui si vuole colpire una pratica che evidentemente fa paura: quella della denuncia nominale degli agenti sionisti di questo paese.

Quando una pratica spaventa quel che fa la classe dominante è intervenire per evitare che si estenda, criminalizzando chi la promuove. Ma questo ci manda anche un messaggio preciso: abbiamo colpito nel segno quindi bisogna continuare a fare quello per cui veniamo colpiti in modo ancora più organizzato e di massa. In questo senso, l’ampio fronte che oggi è sotto attacco deve passare da essere accusato a farsi accusatore dei criminali e guerrafondai da cui la repressione arriva. Deve usare ogni procedimento, multa e misura cautelare per allargare l’organizzazione, per elevare la mobilitazione e farla crescere.


Ne parleremo anche al dibattito: “Fronte comune contro la repressione: organizziamo il contrattacco”, che si terrà il 19 giugno alla Casa del Popolo Il Campino (Firenze) alle ore 18.00.


Buona lettura.

Federazione Toscana del P.CARC

***

Sono stato denunciato per istigazione a delinquere con l’aggravante di motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa, per aver esposto alcuni cartelli durante un corteo di solidarietà alla Palestina. La notifica di chiusura delle indagini che ci vedono accusati di istigazione all’odio razziale (nei fatti ci danno degli antisemiti!) ci è arrivata a fine febbraio di quest’anno, nonostante i fatti risalgano a circa un anno e mezzo fa. In totale siamo nove denunciati, di cui sette appartenenti alla nostra organizzazione. Secondo la Questura di Milano, i fatti costituirebbero reato in relazione all’esposizione di cartelli che denunciavano alcuni “agenti sionisti” operanti nel nostro Paese, durante la manifestazione del 28 settembre 2024. Per fare un esempio, uno dei cartelli da me esposti riportava l’immagine della senatrice a vita Liliana Segre, accompagnata da una citazione di un suo intervento pubblico in cui affermava che, secondo lei, in Palestina non è in corso un genocidio, e dalla scritta “agente sionista”. Tra le persone denunciate, alcune hanno ricevuto ulteriori aggravanti per aver pubblicamente dichiarato l’adesione al corteo nazionale del 5 ottobre a Roma, manifestazione che era stata oggetto di una forte campagna di allarme mediatico e di un divieto da parte del governo. Nonostante ciò, il corteo si è svolto con grande partecipazione, il divieto è stato violato e si sono verificati scontri con la polizia, oltre a perquisizioni di pullman e a fogli di via preventivi.

Ci tengo a precisare che trattiamo, scriviamo e parliamo di denunce, processi e repressione non per alimentare paura o per “lamentarcene”. Riteniamo estremamente sbagliata la posizione di chi tace su questi temi, sostenendo che alla repressione “bisogna farci il callo”, che parlarne significhi stupirsi della ferocia del nemico. Riteniamo invece che condividere queste esperienze e confrontarsi su come affrontarle sia fondamentale per respingere gli attacchi, rafforzare la solidarietà e sostenere la mobilitazione popolare. Per questo motivo, gli atti delle indagini e dei procedimenti di cui parlo sono stati resi pubblici e sono consultabili.

Tornando al merito, sia le accuse principali sia le aggravanti riguardano, di fatto, l’esercizio della libertà di espressione (art. 20) e di manifestazione (art. 17), cioè diritti che sono alla base dei principi costituzionali.

Per inquadrare l’inchiesta in cui sono coinvolto, è necessario collocarla nel contesto generale. È evidente che nel periodo storico attuale è in corso una stretta repressiva complessiva da parte della classe dominante. A nostro avviso, la repressione è soprattutto un segnale di debolezza: la mobilitazione popolare contro la guerra e l’economia di guerra cresce, e in assenza di risposte politiche, il potere reagisce colpendo chi si mobilita. In questo contesto, le mobilitazioni in solidarietà alla Palestina hanno assunto un ruolo centrale negli ultimi anni, soprattutto dopo che lo scorso autunno settori della classe operaia hanno lanciato parole d’ordine come “blocchiamo tutto”. È dentro questa dinamica generale che si inseriscono gli attacchi repressivi.

Se il nemico attacca, significa che un punto è stato colpito. In questo caso, riteniamo centrale la denuncia degli interessi e dei legami dello Stato di Israele e del sionismo, e il lavoro politico svolto in questa direzione. Un passaggio importante riguarda infatti la campagna contro gli “agenti sionisti” promossa dal (n) PCI a partire. La campagna è consistita nella pubblicazione di una lista di aziende ed esponenti legati direttamente o indirettamente a Israele e al sionismo, accompagnata da un appello a diffondere iniziative simili. Questa iniziativa ha provocato una forte reazione mediatica e politica. Come P.CARC abbiamo rilanciato questa campagna, e i cartelli esposti alla manifestazione del settembre 2024 si inseriscono in questo percorso.

In Toscana, inoltre, ci siamo concentrati su alcune figure specifiche, tra cui Marco Carrai, console onorario di Israele, contro il quale è in corso una campagna politica insieme a Sanitari per Gaza e Firenze per la Palestina per chiederne la rimozione dalla presidenza del Meyer. Si tratta di una figura con un ruolo rilevante nel sistema economico e politico locale e nazionale, il cui profilo pubblico è profondamente intrecciato con interessi imprenditoriali e relazioni politiche significative.

Dunque, immaginavamo che era in corso di preparazione un attacco contro di noi. Nei mesi precedenti, infatti, si erano già moltiplicati attacchi mediatici e dichiarazioni politiche. Alcuni esponenti di Fratelli d’Italia avevano presentato interrogazioni parlamentari al Ministro dell’Interno Piantedosi, costruendo il terreno politico per queste iniziative giudiziarie, accusando il P.CARC e i movimenti di solidarietà alla Palestina di terrorismo ed eversione.

In risposta a queste accuse abbiamo scelto di intervenire fin da subito, sia con comunicati pubblici sia querelando due esponenti di Fratelli d’Italia – Sara Kelany e Francesco Filini – per le dichiarazioni rese in sede parlamentare e sulla stampa. Non perché riteniamo che la giustizia borghese possa risolvere il problema, ma per aprire da subito una battaglia politica, costruire solidarietà e prepararci agli attacchi successivi. Alla querela abbiamo accompagnato una raccolta firme che ha avuto una risposta molto ampia, segno di una forte ostilità diffusa verso l’attuale governo.

Il nostro obiettivo è fare cadere queste accuse prima possibile, attraverso la mobilitazione e la solidarietà, e rispedire al mittente questo attacco. Nel caso si arrivi a processo, ci arriveremo preparati, anche perché le accuse riguardano principalmente espressioni pubbliche, in evidente contrasto con gli articoli della Costituzione.

Alla luce di tutto questo, riteniamo che gli attacchi che stiamo subendo confermino due elementi fondamentali.

Il primo è la necessità di continuare sulla strada intrapresa: se si viene colpiti, è perché si è toccato un punto sensibile.
Il secondo è che la capacità di rispondere alla repressione passa necessariamente dal rafforzamento dei legami di solidarietà, perché l’obiettivo della repressione è dividere, isolare e spingere alla dissociazione.

Per questo continueremo a portare avanti le campagne politiche in corso, a partire dalla denuncia degli interessi sionisti e dalla richiesta di rimozione di figure come Carrai, e rilanciamo l’appello alla solidarietà, che in molti già stanno dimostrando concretamente.

Infine, va sottolineato che questi attacchi si inseriscono in un quadro più generale di restringimento degli spazi democratici e delle libertà conquistate attraverso le lotte del 1948 in poi. I decreti sicurezza e le nuove misure legislative ne sono un esempio evidente.

La mobilitazione cresce, così come l’organizzazione delle masse popolari. Perché questa dinamica trovi uno sbocco politico adeguato, è necessario non indietreggiare, non farsi frenare dagli attacchi ma avanzare compatti, costruire quel fronte compatto e capace di lottare la repressione e passare al contrattacco. La lotta alla repressione è, infatti, un importante ambito per coltivare quei rapporti di forza necessari a cacciare il governo e sostituirlo con un governo che applichi la Costituzione del 1948.

Questo significa trasformare la resistenza alla repressione in lotta alla repressione, questo significa passare da accusati ad accusatori: sul banco degli imputati mettiamoci padroni, speculatori, sionisti e nostalgici del Ventennio.

La repressione non ci fermerà!

Lorenzo Mazzoni

Lorenzo Mazzoni

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