Lo scorso 29 aprile la Global Sumud Flotilla è stata attaccata dallo stato sionista d’Israele. L’esercito sionista con un atto piratesco ha abbordato in acque internazionali al largo di Creta 22 imbarcazioni. 175 attivisti sono stati trattenuti e rapiti, mentre due di questi, che navigavano su una nave battente bandiera italiana, sono stati deportati in Israele.
L’equipaggio di terra ha immediatamente risposto con la mobilitazione organizzando oltre 60 iniziative, tra presidi e manifestazioni in diverse città e rilanciando la parola d’ordine “Blocchiamo tutto” che lo scorso autunno ha fatto vacillare il governo Meloni.
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A Roma migliaia di persone di organismi sindacali, studenteschi, politici e associazioni si sono riunite sotto al Colosseo contro l’impunità dei sionisti e la complicità del governo Meloni. A Milano il presidio davanti alla Prefettura si è trasformato in un corteo partecipato, anche qui, da migliaia di persone. Stessa cosa a Torino dove in testa al corteo era presente anche Adelmo Cervi, nipote di uno dei sette fratelli Cervi, fucilati dai fascisti nel dicembre 1943. Un presidio si è svolto a Bologna contro il deliberato atto di pirateria compiuto dal governo israeliano nei confronti della seconda missione della Flotilla di cui fanno parte due compagni dei Municipi sociali della città. In centinaia anche a Firenze dove un presidio, che poi ha preso la forma di un corteo, è stato convocato al grido di “Palestina libera” e contro la collaborazione del governo Italiano con i sionisti.
Nella stessa giornata i Giovani palestinesi d’Italia hanno lanciato l’appello a una mobilitazione generale con l’obiettivo di costruire un embargo popolare dall’Italia alla Palestina bloccando le fabbriche di armi, i porti, gli aeroporti e gli hub logistici che muovono merci verso lo stato di Israele. E lo hanno fatto mentre bloccavano, insieme al Si Cobas e ad altre realtà locali, i cancelli della Beta Trans di Segrate (Mi), hub da cui passano armamenti e componenti militari per conto di Leonardo e altre aziende che commerciano con i sionisti d’Israele.
Inoltre in questi giorni è stato Jose Nivoi del Calp di Genova a lanciare l’appello allo sciopero generale e internazionale per bloccare tutto come gli scorsi 22 settembre e 3 ottobre. Per bloccare dal basso gli accordi economici e militari con Israele e per far cadere i governi complici e per promuovere il quale è stata lanciata una raccolta firme. Anche la Cgil si è espressa sulla possibilità di uno sciopero generale per la Flotilla.
La mobilitazione è poi proseguita nei cortei del 1° maggio promossi dai sindacati di base e confederali in tutto il paese. Da nord a sud la solidarietà alla Flotilla si è intrecciata ai temi del lavoro utile e dignitoso, della sicurezza, alla lotta contro il nuovo decreto lavoro varato dal governo Meloni e al resto delle politiche antipopolari avallate da tutti i partiti delle Larghe intese.
A Torino in particolare il Fronte della gioventù comunista ha contestato e cacciato dal corteo il PD, responsabile delle peggiori politiche contro i lavoratori a partire dal Job’s Act, fino al sostegno al riarmo europeo. Uno spezzone di un migliaio di manifestanti invece ha deviato dal percorso concordato puntando verso Askatasuna dove ci sono state cariche della polizia in risposta al tentativo di riappropriarsi dello spazio sgomberato e abbandonato.
Milano ha visto più mobilitazioni che nella stessa giornata hanno attraversato le strade della città. Nel corteo organizzato dai sindacati confederali la Fiom ha portato parole d’ordine in solidarietà con la Flotilla e contro riarmo, economica di guerra, sfruttamento e precarietà. In quello del pomeriggio, co-promosso dalle associazioni palestinesi e dal Si Cobas, è vissuta fortemente la necessità di fermare il genocidio in Palestina a partire dai luoghi di lavoro.
Sul palco del 1° maggio di Taranto è intervenuta Francesca Albanese che ha paragonato Taranto alla Palestina, zona di sacrificio, dove fanno eccezione il diritto e la giustizia, dove la malattia e la morte di un lavoratore e della sua famiglia è più accettabile della manutenzione di un impianto.
Napoli invece si è svegliata con le vie della città rinominate e intitolate agli sfruttatti, ai licenziati e ai morti sul lavoro. Un’iniziativa di Potere al Popolo, che ha voluto dedicare le strade ai 4 lavoratori licenziati dell’ex Jabil, ai lavoratori della Ferrero in lotta, e ai lavoratori della Celli Group a Pozzuoli. Lavoratori che stanno lottando e occupando la fabbrica per garantire un futuro a loro stessi e alle loro famiglie, dimostrando che solo chi lotta e alza la testa può vincere.
Il 2 maggio la protesta è proseguita a Roma davanti alla Farnesina per chiedere la liberazione di Thiago Avila e Saif Abukeshek, gli attivisti brasiliano e palestinese, che dopo l’abbordaggio della Flotilla sono stati deportati in Israele per essere interrogati. Il presidio oltre a pretendere il loro immediato rilascio, ha portato all’attenzione il rischio che Saif corre nelle mani sioniste, dopo l’approvazione da parte del governo sionista della pena di morte per i palestinesi accusati di terrorismo.
Ma la mobilitazione non è finita. Il mese di maggio, appena cominciato, ha già un calendario pieno di appuntamenti: lo sciopero dei lavoratori dei porti indetto da Usb e quello delle scuole promosso da Usb, Cub, Cobas, Sgb e Si Cobas per il 7 maggio; la manifestazione nazionale del 16 maggio a Milano indetta da sindacati di base e dalle organizzazioni palestinesi in occasione della commemorazione della Nakba del 1948; lo sciopero generale indetto da diversi sindacati di base per il 29 maggio. A queste si aggiunge l’intenzione di lanciare lo sciopero generale per la Flotilla dichiarata da Usb e dalla Cgil.
La Flotilla è stata abbordata ora e adesso Israele tiene nelle sue mani i due attivisti. Lo sciopero generale allora deve essere indetto al più presto, prima del 29 maggio! Deve essere uno sciopero unitario, che va costruito fuori e dentro ogni posto di lavoro con assemblee e iniziative. Ma soprattutto deve essere costruito in barba a leggi e regole antisciopero.
Dobbiamo raccogliere l’appello del Calp e metterlo in pratica subito, unendo tutti quelli che parteggiano per la Palestina, indipendentemente dalla tessera che hanno. Perché siamo di fronte a una situazione straordinaria e straordinarie, urgenti e unitarie devono essere le risposte del movimento di Resistenza del nostro paese. Se il governo Meloni è complice dei sionisti, i lavoratori del paese hanno la possibilità di dimostrare di non esserlo e la capacità di cacciarlo!
Una risposta unitaria, capillare e continuativa, che combina sciopero generale, blocchi e proteste locali, che viola limitazioni e decreti sicurezza è allora quella che serve per sostenere la Flotilla e con essa la Resistenza palestinese, ma anche a dare il colpo di grazia al governo Meloni che annaspa e portare il nostro paese fuori dalla Terza guerra mondiale.
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