Il governo Meloni è con l’acqua alla gola e si muove sempre più scompostamente. Lo scandalo della grazia data a Nicole Minetti, anche a firma Mattarella, è solo l’ultima manifestazione di una crisi terminale che coinvolge l’esecutivo e si estende in realtà a tutte le forze delle Larghe Intese.
Il governo si fa sempre più in quattro per eseguire gli ordini contraddittori di gruppi imperialisti Usa, sionisti, europei e nostrani. Ma il suo tallone d’Achille è il consenso delle masse popolari, di cui ha necessità per governare.
Il polo PD non se la passa meglio, soprattutto in termini di fiducia da parte delle masse popolari. E nelle difficoltà, il sistema delle Larghe intese si stringe promuovendo un clima di unità nazionale. Nell’arco di una decina di giorni infatti la Schlein ha solidarizzato con la Meloni ben due volte. La prima dopo l’attacco di Trump e subito dopo a seguito delle dichiarazioni del giornalista russo Vladimir Solovyev. E insieme a lei una schiera di personaggi bipartisan si è unita.
Che il governo Meloni e il resto delle Larghe intese sono in crisi è dimostrato anche dagli attacchi repressivi che stanno scagliando compatti contro il movimento di Resistenza alle politiche guerrafondaie e antipopolari. A sette mesi dal “blocchiamo tutto” che lo scorso autunno ha portato alla mobilitazione milioni di persone, facendo vacillare il governo Meloni, il bilancio (provvisorio) è di oltre 700 provvedimenti tra denunce, daspo, multe e inchieste giudiziarie. Misure che mirano a colpire soprattutto gli esponenti di testa degli organismi che hanno animato il movimento dello scorso autunno.
Così facendo le Larghe intese tentano di disgregare e indebolire il potenziale fronte di forze che mette a repentaglio la sopravvivenza del loro sistema politico. Questo fronte oggi non si riconosce ancora come tale, ma di fatto già esiste. La repressione concorre a delinearlo e la solidarietà che si sviluppa deve servire a costruirlo in modo sempre più cosciente.
Continuano ad arrivare attestati di solidarietà al P.CARC contro il “teorema terrorismo” da parte di partiti, le organizzazioni, i movimenti, i singoli che ci hanno espresso e ci stanno esprimendo solidarietà. Sono già tanti, stiamo cercando di pubblicarli tutti e rinnoviamo l’appello a scrivere a [email protected] per prendere posizione pubblica, esporsi. Perché questo attacco repressivo, come ogni attacco repressivo, non è mai una questione privata di chi ne è bersaglio, è una questione politica che riguarda tutti.
Questo fronte di forze è già attivo anche se frammentato, ma quando si compatta è capace di fare quello che governo e istituzioni non fanno, mettendoli all’angolo.
È stato così con le mobilitazioni d’autunno e lo è oggi con la missione della Global Sumud Flotilla salpata in questi giorni dall’Italia con l’obiettivo di rompere l’assedio a Gaza. È così anche grazie al diffuso equipaggio di terra che ha già dimostrato di avere la forza per boicottare e bloccare navi, treni e aerei carichi di armi, mappare istallazioni e operazioni di guerra, delineare l’alternativa alla militarizzazione di scuole e fabbriche.
È stato evidente infine il 25 aprile. A Roma la Brigata Ebraica ha deciso di battere in ritirata non presentandosi alle celebrazioni della giornata della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo. A Milano invece il sentimento antifascista e antisionista ha portato alla cacciata della Brigata Ebraica dal corteo segnando un’altra vittoria del movimento di Resistenza.
In entrambe le città piccoli gruppi di compagni, con una linea d’azione e la determinazione di portarla fino in fondo, si sono messi alla testa della mobilitazione, hanno coinvolto le altre forze e tante delle masse popolari presenti che, agendo come un fronte compatto, ha fatto valere la sua forza cacciando la “Brigata genocidio” e i suoi sostenitori.
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La ribellione popolare può montare. Quella del 25 aprile è l’ultima operazione che dimostra a tutte le avanguardie del movimento di Resistenza del nostro paese che passare all’attacco e vincere è possibile se si mettono con convinzione alla testa della mobilitazione. Dimostra che esiste già un dualismo di potere tra il sistema politico delle Larghe intese – morente – e il fronte che può rovesciarlo e sostituirlo. Si tratta di far valere la sua forza.
Serve quindi avere fiducia nella parte più attiva e generosa delle masse popolari, in quella che cerca e vuole perseguire la strada per portare il paese fuori dalla guerra e cambiare il corso delle cose. Serve avere fiducia perché se c’è un’avanguardia che indica una via giusta, la parte sana del paese la attua fino in fondo!
Che allora i prossimi appuntamenti – il 1° maggio, gli scioperi del 6-7 e del 29 maggio – e le mobilitazioni in sostegno alla Flotilla diventino altrettante battaglie da vincere. Operazioni concatenate di un percorso che deve puntare a cacciare il governo Meloni e il resto delle Larghe intese dal governo del paese e sostituirle con un governo partigiano dell’Italia libera dagli occupanti Usa-Nato e dai sionisti.
Farlo significa rendere ogni data, piazza e mobilitazione un problema di ordine pubblico fino a far cadere l’esecutivo. Mettere in campo scioperi, blocchi, boicottaggi e tutto quello che può servire a mettere in difficoltà il governo. Ma soprattutto significa renderle ambito per unire e coordinare le forze, per iniziare ad agire e pensare insieme con l’obiettivo di costruire l’alternativa di governo del Paese.
Bene quindi la convergenza dei sindacati di base Usb, Cub, Cobas, Sgb e Si Cobas per lo sciopero del 6-7 maggio. Bisogna estendere questa convergenza anche allo sciopero generale del 29 maggio e allargarla alla Cgil.
Ruolo decisivo possono averlo, come lo hanno già avuto, tutte le lavoratrici e i lavoratori che hanno ben chiara la necessitò dell’unità. Come Luigi Borrelli, delegato Usb, che si adopera per superare concorrenze e divisioni. Come hanno fatto gli iscritti Cgil scendendo in piazza lo scorso 22 settembre, come hanno fatto oggi i lavoratori della Conoscenza della Cgil aderendo allo sciopero del 6-7 maggio.




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