A fronte del “teorema terrorismo” della Procura di Napoli contro la Carovana del (n)Pci e delle perquisizioni del 21 aprile abbiamo ricevuto “un fiume di solidarietà”. Sul sito (www.carc.it) stiamo cercando di pubblicare e dare visibilità a tutti gli attestati che abbiamo ricevuto – e che continuiamo a ricevere – perché la solidarietà è un’arma, è la principale arma contro la repressione.
Per “restituire ciò che abbiamo ricevuto ai fini della mobilitazione per cacciare il governo Meloni e sostituirlo con un governo che attua le parti progressiste della Costituzione del 1948” abbiamo lanciato un appello affinché la solidarietà verso il P.Carc diventi un ingrediente di ingovernabilità per il sistema politico delle Larghe Intese. Che, infatti, delegano ai giornalacci di destra – per ora solo a quelli – gli attacchi mediatici agli esponenti politici che si sono già schierati: Stefania Ascari, Luigi De Magistris, i delegati della Fiom.
La loro denigrazione ha la stessa funzione delle perquisizioni contro il P.Carc e di ogni criminalizzazione di questa o quella componente del movimento popolare: isolare il bersaglio, intimidirlo, fargli terra bruciata attorno.
Ma per la classe dominante e per le sue autorità giudiziarie e repressive sono tempi grami. La criminalizzazione che promuovono e amplificano ottiene risultati sempre più risicati, esalta solo la parte più abbrutita delle masse popolari, alimenta le chiacchiere di un circo mediatico popolato da soggetti corrotti che vivono nelle pieghe del sensazionalismo.
C’è una parte di masse popolari, ci sono organismi operai e popolari, organizzazioni sindacali e politiche, movimenti e reti sociali che ragionano in modo diverso, alternativo e antagonista rispetto agli interessi della classe dominante. In modo opposto alla funzionalità delle sue manovre e delle sue trame.
Questo sarà un articolo composito in cui convivono due aspetti.
Il primo ruota attorno alla risposta che il P.Carc ha dato all’attacco repressivo – in parte ripreso dal comunicato della nostra Direzione Nazionale – il secondo attorno alla solidarietà che abbiamo ricevuto. È impossibile, quale che sia lo sforzo di sintesi, raccogliere tutti gli attestati di solidarietà o anche solo “i più significativi”. Senza voler sminuire in alcun modo gli altri, riportiamo stralci di quelli che per una combinazione di ragioni sono utili a mostrare praticamente che la repressione può essere respinta, che la resistenza alla repressione è possibile, che è possibile rivoltare la repressione contro chi la promuove.
L’arbitraria costruzione di un teorema repressivo
“Pubblichiamo integralmente il mandato di perquisizione perché contiene tutti gli elementi, evidenti, che qualificano la natura strumentale dell’inchiesta. Ecco gli aspetti principali.
1. I compagni e le compagne perquisiti sono accusati di voler “ricostruire un’organizzazione come le BR o le Nuove BR”, ma dai documenti emerge che l’attenzione della Procura di Napoli è rivolta al P.Carc e al (n)Pci. Delle due l’una: o la Procura di Napoli sta maldestramente cercando di dimostrare, ma senza esplicitarlo, che il P.Carc e il (n)Pci sono organizzazioni similari alle BR o alle Nuove BR oppure si è presa la briga e la responsabilità di montare una bolla mediatica senza fondamento, senza capo né coda.
2. A sostegno dell’ipotesi che la Procura di Napoli stia cercando, goffamente e senza ammetterlo, di equiparare il P.Carc e il (n)Pci alle BR o alle Nuove BR c’è il fatto che – leggere gli atti per credere – le contestazioni mosse ai nostri compagni riguardano sempre e solo tipiche attività di partito: la cura dei membri, la formazione, l’organizzazione, la propaganda verso l’esterno. Ma con una specifica: il PM Maurizio De Marco è convinto di aver trovato l’anello di congiunzione che era sfuggito a ben otto procedimenti giudiziari precedenti per terrorismo (da Milano, a Roma, Napoli e Bologna); a suo avviso ciò che accomuna in modo inequivocabile e probatorio il P.Carc e la Carovana del (n)Pci alle BR è la finalità (!): l’instaurazione del socialismo.
3. A sostegno dell’ipotesi che la Procura di Napoli stia agendo per soddisfare “richieste dall’alto”, stia confezionando una sòla e stia irresponsabilmente agitando lo spettro degli “anni di piombo” senza alcuna “pista” né indizi c’è il fatto che – caso più unico che raro – un’inchiesta “per terrorismo” basata sull’art. 270 bis proceda senza provvedimenti di alcun tipo verso gli indagati (neanche l’obbligo di firma). Sia chiaro: non stiamo affatto suggerendo misure restrittive per i compagni indagati, stiamo dicendo che “la grande inchiesta per smantellare una rete terroristica” si sta rivelando per ciò che è: un’operazione di intimidazione e intossicazione. E forse “una marchetta” a qualche circolo di sionisti nostalgici del Ventennio.
4. Spendiamo alcune parole sull’aggravante di aver coinvolto un minorenne nella rete terroristica.
Alla Procura di Napoli, al dottor Maurizio De Marco, ai suoi mandanti e ai suoi consiglieri appare come una grave colpa che i comunisti curino la formazione dei giovani, dei “minorenni”. La formazione ideologica, politica, pratica, organizzativa, scolastica e culturale. Sono molto indulgenti, se non persino favorevoli, rispetto al fatto che ai bambini e ai ragazzi del nostro paese sia imposta la presenza dell’Esercito e delle forze dell’ordine nelle scuole, sia imposta la propaganda bellica, siano presentate come opportunità la possibilità di partecipare alla Fiera delle armi o alle lezioni di ginnastica militare. Sono indulgenti rispetto al fatto che i ragazzi e le ragazze – minorenni – siano spediti a svolgere l’alternanza scuola lavoro nelle industrie della filiera bellica o in qualche altro stabilimento dove a volte ci lasciano la vita.
E sono molto indulgenti, non sappiamo dire se favorevoli, rispetto a modelli ben distanti dai comunisti e dai loro “indottrinamenti” e anzi apertamente ostili e nemici dei comunisti: il presidente Trump e il suo amico Epstein le ragazzine minorenni le violentavano (dal comunicato della Direzione Nazionale “Sulle perquisizioni per ‘terrorismo’ contro il P.Carc” del 21 aprile 2026).
Alcuni messaggi di solidarietà

Ho letto il decreto di perquisizione emesso dalla Procura di Napoli ed eseguito il 21 aprile a carico di cinque indagati e di un soggetto minorenne appartenenti ai Carc (Comitati di Appoggio alla Resistenza per il Comunismo), nell’ambito di un’indagine per associazione con finalità di terrorismo riconducibile all’operatività delle Brigate Rosse.
Emergono dallo stesso alcune contraddizioni che non posso ignorare.
Innanzitutto, le condotte descritte (formazione politica di giovani militanti, pubblicazione di contenuti sui social, partecipazione a manifestazioni, organizzazione interna di un partito legalmente esistente) sono condotte ordinarie di qualsiasi soggetto politico organizzato. Cosa rende speciale allora i Carc rispetto ad altri?
Secondo la Procura, è la “convergenza ideologica” con le Brigate Rosse (che il decreto individua come elemento centrale); ma questo rischia di trasformare la semplice adesione a una determinata ideologia politica in una fattispecie penalmente rilevante. Questo, in uno Stato di diritto, non è ammissibile.
Avvocato Luca Saltalamacchia – Napoli
(…) I membri di Freedom Road to Socialism Organization conoscono la repressione in prima persona e sono al fianco di coloro che la subiscono. Il declino dell’imperialismo sta accelerando e i capitalisti usano la repressione per preservare l’ordine costituito. Falliranno sicuramente.
La classe operaia italiana ha una storia di lotte gloriosa, che è fonte di ispirazione per i lavoratori di tutto il mondo. Siamo fiduciosi che il Partito dei Carc sconfiggerà questi attacchi.
Freedom Road to Socialism Organization – Usa
Risorgimento Socialista esprime la propria vicinanza e la piena solidarietà ai compagni del P.Carc.
(…) La nostra esperienza di lotta politica, che in diverse occasioni ci ha visto collaborare a iniziative comuni, pur nella differenza delle rispettive elaborazioni politiche e culturali, ha sempre confermato ai nostri occhi l’estraneità dei compagni del Carc a qualsiasi pratica violenta o a forme di lotta sociale incompatibili con il dettato costituzionale e con i principi della partecipazione democratica. Il dissenso politico, l’organizzazione sociale, la critica radicale dell’esistente e l’iniziativa popolare non possono essere mai interpretati come una materia oggetto di indagine penale, né assimilati strumentalmente a minacce per l’ordine democratico.
Risorgimento Socialista
Ci giunge notizia che nella giornata di martedì 21 aprile, sono state effettuate perquisizioni e fermi, sia a Napoli che a Firenze, nei confronti di alcuni compagni appartenenti al P.Carc.
Le accuse contestate fanno riferimento a una presunta attività di propaganda a scopi di terrorismo.
Poiché conosciamo bene le compagne e i compagni fiorentini avendo condiviso con loro iniziative e partecipato a manifestazioni, in primis per la Palestina, consideriamo queste accuse inverosimili e pretestuose.
Valutiamo inoltre questo episodio come l’ennesimo di una lunga serie che mostra chiaramente un meccanismo intimidatorio e unicamente finalizzato a criminalizzare e colpire il dissenso nei confronti delle politiche governative.
Da tempo ormai si assiste a una pericolosa deriva antidemocratica che usa come strumento la decretazione d’urgenza in materia di sicurezza, siamo arrivati proprio in questi giorni al quinto provvedimento in meno di quattro anni e già questo smentisce ogni necessità dello strumento emergenziale.
La questione centrale è che invece si cerca di restringere gli spazi di libertà e democrazia garantiti dall’articolo 21 della Costituzione intervenendo per via penale o amministrativa.
Lo abbiamo visto in occasione di manifestazioni e scioperi sindacali, contro associazioni ambientaliste, ai danni di Ong che si prodigano per il soccorso in mare ai migranti, nei confronti di chi si oppone al genocidio del popolo palestinese compiuto dallo Stato israeliano.
Anpi – Sesto Fiorentino (FI)
È la terza volta in pochi mesi che portiamo la nostra solidarietà al P.Carc.
La prima volta per un attacco da parte di due parlamentari di Fdi che non hanno gradito e non gradiscono l’opinione politica di questo partito, accostandolo addirittura alle Brigate Rosse solo perché aveva dichiarato di avere come obiettivi politici la cacciata del governo Meloni, la fine del genocidio in Palestina e l’attuazione della parte più progressista della Costituzione. La seconda perché sono state comminate sanzioni amministrative elevate e spropositate a due esponenti dei Carc per aver fatto un presidio non autorizzato in una piazza di Firenze dove c’è una sede di Fdi.
Ieri cinque esponenti dello stesso partito dei Carc hanno ricevuto mandati di perquisizione con ipotesi
di reato di terrorismo, eversione e apologia di terrorismo. Il tutto in un continuo attacco generalizzato alla libertà di espressione, di organizzazione, di opposizione alla situazione attuale contro chiunque non si adegui.
La nostra Costituzione garantisce a tutti, fuorché ai fascisti, di esprimere le proprie opinioni. Garantisce il diritto di sciopero, di manifestazione, di aderire a partiti politici, ad associazioni, garantisce insomma la partecipazione dei cittadini alla vita politica, sociale ed economica del paese.
Anpi – Bagno a Ripoli
Solidarietà ai compagni del P.Carc! Quello che sta accadendo è chiaro: si prova a trasformare il dissenso in reato, la protesta in minaccia, la rabbia sociale in “terrorismo”. Non è sicurezza né giustizia, è repressione e intimidazione organizzata.
Quando chi manifesta viene colpito con accuse sproporzionate, multe punitive, perquisizioni nelle case, si sta mandando un messaggio preciso: chi alza la testa deve pagare. Si tenta di isolare, di spaventare, di spezzare ogni forma di opposizione reale.
Ma questo meccanismo non nasce oggi: è la risposta di un potere che non sa dare risposte ai bisogni sociali e quindi prova a zittirli.
Il dissenso non è un favore concesso dall’alto. È uno strumento, è un diritto conquistato, è una necessità.
Senza conflitto, senza lotta, senza piazza, i cittadini diventano spettatori passivi mentre decisioni che li riguardano vengono imposte. E questo non può essere accettato.
Chi scende in strada non è il problema. Il problema è un sistema che criminalizza chi lotta invece di affrontare le cause della rabbia: precarietà, disuguaglianze, sfruttamento, guerra.
Chiamare “terrorista” chi si oppone serve solo a coprire responsabilità politiche e sociali.
Rivendichiamo con forza il diritto di opporci, di organizzarci, di manifestare.
Rivendichiamo la legittimità della rabbia quando nasce dall’ingiustizia.
Non saranno perquisizioni o sanzioni a cancellare ciò che esiste nella realtà: un conflitto aperto tra chi subisce e chi decide.
La repressione non spegne il dissenso. Lo rende più consapevole. E ogni tentativo di zittirlo dimostra quanto sia necessario continuare a farlo vivere.
Gruppo Autonomo Portuali – Livorno
(…) Le ipotesi di reato contestate, tra cui l’articolo 270 bis, storicamente usato come strumento anticomunista e per la criminalizzazione della parola politica sui social, configurano quella che appare chiaramente come una montatura giudiziaria.
È di poche settimane fa un altro caso in cui il 270 bis è stato usato con la stessa logica.
Ahmad Salem, 25enne palestinese, è stato condannato a 4 quattro anni di reclusione a Campobasso per auto addestramento con finalità di terrorismo, arrestato mentre richiedeva asilo in Italia.
Storie diverse, contesti diversi, ma stessa logica: usare le leggi antiterrorismo per colpire chi viene percepito come una minaccia politica.
Come Giovani Palestinesi lo denunciamo senza esitazione: questo è il clima in cui operiamo, un clima in cui organizzarsi e fare politica diventa pretesto per perquisizioni e intimidazioni.
Lo vediamo sulla Palestina, lo vediamo sui palestinesi in Italia costantemente monitorati e intimiditi per la loro attività politica, lo vediamo sui movimenti studenteschi, lo vediamo oggi sul P. Carc. La repressione non è una risposta alla violenza. È una risposta alla lotta.
Giovani Palestinesi d’Italia
È la volta dei Carc. I compagni sono stati vittime nelle ultime ore di arresti, fermi, perquisizioni, in varie città del paese. L’azione coordinata degli organi dello Stato e diretta dallo stesso governo, con quest’ultima iniziativa allarga il suo raggio d’azione. L’ attività repressiva già avviata contro i centri sociali, come Askatasuna e Pedro, contro il sindacalismo di base che ha colpito Si Cobas e Usb, contro i gruppi anarchici, ora arriva a colpire le formazioni politiche comuniste, come i Carc.
È tempo di rispondere, tutti uniti contro il nemico comune.
Associazione Casa Rossa Spoleto
(…) La repressione del P.Carc da parte del governo italiano è in aperta sfida all’opinione pubblica che si oppone alla svolta di estrema destra dell’Italia. Il governo Meloni sta trasformando l’Italia in una base avanzata per le forze di aggressione della Nato. (…) In risposta, le organizzazioni progressiste, tra cui il P.Carc, stanno lottando con parole d’ordine come “La Nato è una macchina di morte”, “Fuori l’Italia dalla Nato” e “Chiudere le basi Usa-Nato”. (…) Le perquisizioni, i sequestri e la repressione da parte degli apparati di pubblica sicurezza contro il P.Carc costituiscono una brutale repressione contro tutte le forze che si oppongono alla Nato. (…) Dove c’è repressione, c’è resistenza; quando l’oscurità si fa più fitta, l’alba è vicina. L’umanità progressista del mondo si solleverà in una lotta totale contro gli imperialisti per rovesciare l’imperialismo e il fascismo, e accelererà l’avvento del nuovo mondo di indipendenza, pace e democrazia.
Partito della Democrazia Popolare Corea del Sud
(…) Le stesse accuse smascherano la natura politica di questa operazione: “terrorismo”, “sovversione”, “glorificazione del terrorismo” e persino il grottesco tentativo di collegare l’espressione politica militante a organizzazioni storiche come le Brigate Rosse e le Nuove Brigate Rosse. Questa non è applicazione della legge. Questa è criminalizzazione ideologica. Questo è lo Stato borghese che tenta di riscrivere la lotta politica come associazione a delinquere.
L’inclusione di accuse relative a “reati d’opinione” e “propaganda terroristica tramite i social media” conferma una tendenza più profonda. L’apparato giudiziario e di polizia italiano sta estendendo la repressione dall’attività politica organizzata al regno dell’espressione politica stessa. Questa è la logica di uno Stato che si muove verso metodi apertamente autoritari pur mantenendo la facciata della legalità. (…)
Il Partito Comunista Marxista del Kenya afferma chiaramente: questo non è un evento giudiziario isolato. Si tratta di un attacco politico coordinato contro l’intero fronte dell’organizzazione popolare e della classe operaia in Italia. È un tentativo di colpire il P.Carc come parte di una più ampia offensiva contro tutte le forze comuniste e antimperialiste che resistono al governo Meloni e al sistema che esso rappresenta. Questo deve essere compreso nel suo contesto politico. (…)
La storia ha già dimostrato che nessuna repressione, per quanto forte, può spazzare via il movimento operaio. Lo rende solo più determinato. Non fa altro che preparare la sua prossima avanzata. Da Nairobi a Firenze, dall’Africa all’Europa, dalle nazioni oppresse ai centri industriali del capitale, la lotta è una sola. Il nemico è uno. E la risposta rimane immutata.
Organizzarsi. Resistere. Avanzare.
Partito Comunista Marxista del Kenya






