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Appello alla solidarietà contro la repressione e alla mobilitazione per un governo che attua la Costituzione

Teresa Noce by Teresa Noce
Maggio 22, 2026
in In breve, Resistenza n. 5/2026
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Parteggio

Appello alla solidarietà contro la repressione e alla mobilitazione per un governo che attua la Costituzione

Da mesi gli esponenti di FdI incitavano il Ministro Piantedosi e la polizia a “smantellare il P.Carc” perché aveva osato scrivere sui volantini che bisogna “cacciare il governo Meloni e sostituirlo con un governo che attua la Costituzione del 1948″.

Prima, a fine febbraio 2026, nove persone, di cui sette membri del P.Carc, sono state accusate del reato di istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica o religiosa (art. 604 del codice penale), istigazione a delinquere (art. 414), per alcuni in concorso (art. 81), con l’aggravante, fra le altre possibili, che il reato è avvenuto nel contesto di manifestazioni pubbliche (art. 339).

Il pretesto dell’indagine – maturata nel contesto dell’approvazione del “decreto Romeo” che equipara antisionismo e antisemitismo – è l’aver esposto durante la manifestazione del 28 settembre 2024 a Milano, dei cartelli con i volti di alcuni agenti sionisti che operano nei gangli della società e delle istituzioni, accompagnati da citazioni per le quali, ognuno di loro, è definito agente sionista.

Poi, su mandato del Pm Maurizio De Marco della Procura di Napoli, il 21 aprile la Digos ha perquisito le abitazioni di sei compagni e compagne a Napoli e a Firenze.

Le accuse poggiano sui reati previsti dall’articolo 270/bis (associazione sovversiva e terrorismo), quello che la Repubblica italiana ha ereditato direttamente dal fascismo, quello che il fascismo ha usato per incarcerare Gramsci fino alla morte.

Il “teorema terrorismo” della Procura di Napoli è una montatura. Tratta come reati le normali attività della militanza politica organizzata: la formazione dei membri, l’organizzazione e la propaganda.

Significativo, poi, che la Procura di Napoli consideri un’aggravante il fatto che un partito comunista curi la formazione ideologica, politica, organizzativa e culturale dei giovani, in particolare se minorenni. Evidentemente i giovani non devono essere attivi protagonisti della trasformazione della società, ma terminali passivi della propaganda di guerra imposta con la presenza dell’Esercito e delle Forze dell’Ordine nelle scuole di ogni ordine e grado e con “le gite scolastiche” nelle basi militari e alle fiere delle armi. Devono essere disposti a farsi sfruttare nel tritacarne dell’alternanza scuola-lavoro dove a volte ci lasciano la vita.

Il filo rosso che tiene insieme le due inchieste è l’attacco sistematico all’esercizio della libertà di parola, così come garantita dall’articolo 21 della Costituzione.

Tale offensiva è aggravata dall’introduzione del reato di “terrorismo della parola”, previsto dal disegno di legge ex 1660, che salda l’inchiesta per istigazione all’odio razziale avviata dalla Procura di Milano con quella della Procura di Napoli per 270 bis, articolo del codice penale (eredeitato direttamento dal codice fascista) che, del resto, punisce le «associazioni che si propongono il compimento di atti di violenza con finalità di terrorismo» — anche internazionale — «o di eversione dell’ordine democratico», ovvero punisce il mero proposito, non già l’attuazione o la preparazione di una concreta azione violenta.

L’attacco al P.Carc non è un caso isolato. Il governo Meloni incita costantemente le autorità giudiziarie e l’apparato repressivo a colpire chi ha partecipato al movimento popolare in solidarietà con il popolo palestinese, contro la Terza guerra mondiale e contro la Nato.

Di poche settimane fa un altro caso che dimostra la stessa logica dietro all’uso del 270/bis. Ahmad Salem, 25enne palestinese, a Campobasso è stato condannato a 4 anni di carcere per “autoaddestramento con finalità di terrorismo” mentre richiedeva asilo.

Storie diverse, contesti diversi, ma la stessa logica: usare le leggi antiterrorismo per colpire chi è percepito dalle autorità giudiziarie e politiche come una minaccia per “l’ordine democratico” dei guerrafondai e dei complici del genocidio.

È la prosecuzione, in forme aggiornate, della lunga tradizione di politiche repressive, anticomuniste e antiproletarie.

E poi: multe, denunce, fogli di via e misure cautelari sono piovute e stanno piovendo senza soluzione di continuità. È una rappresaglia contro il movimento che sta facendo vacillare il governo Meloni.

Lo scorso autunno, con la parola d’ordine “blocchiamo tutto”, i promotori di questo movimento sono stati per milioni di persone un punto di riferimento più autorevole e responsabile delle istituzioni e del governo.

Dopo aver riempito le piazze, a marzo quel movimento ha riempito le urne del referendum sulla giustizia e ha dato un altro schiaffo al governo che viola sistematicamente la Costituzione.

L’attacco al P.Carc non è un caso isolato, ma le accuse di terrorismo sono funzionali al tentativo di criminalizzare e isolare il P.Carc dal resto del movimento popolare. Oggi è stato colpito il P.Carc, ma il “teorema terrorismo” può essere usato contro qualunque organizzazione e organismo che indica apertamente l’obiettivo di sostituire il governo dei nostalgici del ventennio fascista con un governo che attua la Costituzione.

Contro i tentativi di criminalizzazione e isolamento la solidarietà è la risposta più efficace. Ringraziamo quindi tutti i partiti, le organizzazioni politiche e sindacali, gli organismi operai e popolari, i movimenti e i singoli che ci hanno già scritto esprimendo solidarietà. Centinaia di attestati che scaldano il cuore sia per il contenuto che esprimono, sia perché sono la prova provata che i tentativi di criminalizzazione e di isolamento si sono infranti contro il muro della solidarietà.

È nostra intenzione restituire ciò che abbiamo ricevuto ai fini della mobilitazione per cacciare il governo Meloni e sostituirlo con un governo che attua le parti progressiste della Costituzione del 1948. Vogliamo usare l’inchiesta contro di noi per fare un passo avanti. Pertanto:

– chiediamo a tutti i soggetti attivi, mobilitati, sensibili, solidali alla lotta alla repressione – singoli individui, organismi operai e popolari, organizzazioni sindacali e politiche, eletti di ogni ordine e grado, esponenti della società civile, della cultura e dell’associazionismo, i sinceri democratici – di continuare a esprimere solidarietà al P.Carc nei loro interventi pubblici nelle assemblee, nelle piazze, nelle istituzioni, sui social, ecc. Chiediamo a chi lo ha già fatto di continuare a farlo e a chi non lo ha fatto di iniziare a farlo. Schierarsi. Parteggiare;

– chiediamo a tutti i soggetti attivi, mobilitati, sensibili, solidali alla lotta alla repressione di firmare questo appello e accompagnare la firma con il proprio recapito in modo da poter essere contattato. Non è solo un’ulteriore manifestazione di solidarietà: abbiamo in cantiere l’organizzazione di momenti di discussione, approfondimento, iniziative contro la repressione: inviteremo TUTTI, ma segnalare la propria disponibilità è una prima manifestazione di interesse e un aiuto a procedere più speditamente;

– chiediamo a tutti un contributo economico per ricomprare il materiale che è stato rubato ai nostri compagni e alle nostre compagne con la scusa delle perquisizioni e il pretesto delle indagini. Sono Pc, telefoni e altri dispositivi senza i quali l’attività politica NON è compromessa, ma è rallentata e ostacolata. Contiamo sull’aiuto e sul sostegno delle masse popolari per rimediare al danno quanto prima possibile.

Parteggiare. Perché i “teoremi terrorismo” ricadano su chi li ha voluti e ideati. E chi li ha voluti e ideati è il principale promotore delle violazioni della Costituzione contro i lavoratori e le masse popolari. Cacciamo il governo Meloni.

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Tags: Repressione
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