Il 10 aprile, una delegazione composta da esponenti di Sanitari per Gaza Firenze, Firenze per la Palestina e del P.Carc ha fatto irruzione nell’ufficio di Paolo Morello Marchese, direttore dell’Azienda ospedaliera universitaria Meyer. La protesta era rivolta al suo ruolo di titolare della nomina a presidente della Fondazione Meyer di Marco Carrai, console onorario d’Israele.
Da oltre due anni i Sanitari per Gaza denunciano quanto sia inaccettabile che un’eccellenza pediatrica come il Meyer sia presieduta dal console onorario di uno Stato i cui vertici sono stati raggiunti da mandati d’arresto della Corte penale internazionale per crimini contro l’umanità e genocidio e questo a dispetto dello stesso statuto della Fondazione. Perciò chiedono le dimissioni di Marco Carrai.
Per mesi hanno inviato mail cadute nel vuoto e richieste di confronto sistematicamente ignorate, finché hanno deciso di andare a bussare direttamente alle porte della Direzione, riuscendo a ottenere un incontro ufficiale con il direttore.
Con questa azione hanno dimostrato che il “muro di gomma” delle istituzioni può essere scalfito dalla mobilitazione dal basso. La lotta per la cacciata del sionista Carrai è ancora aperta, ma questa prima conquista dimostra l’importanza di essere determinati ad andare fino in fondo nel pretendere i propri diritti.
L’incontro si è svolto il 21 aprile. Nella stessa giornata, a sostegno di questa battaglia, in diversi ospedali toscani (a Firenze, Pisa, Volterra, Cecina, Castelnuovo di Garfagnana) si sono svolti presidi di operatori sanitari e cittadini.
Le risposte di Paolo Morello Marchese sono state vaghe e non hanno soddisfatto tutti coloro che non vogliono essere complici del genocidio che sta avvenendo in Palestina.
Morello reputa infatti che “Carrai debba rimanere al suo posto, nell’interesse dell’Ospedale Meyer” e solo “se il Comitato etico sollevasse eccezioni” prenderebbe in considerazione la revoca.
Come si legge in un loro comunicato, gli organizzatori dell’incontro hanno quindi deciso di prendere un appuntamento con il Comitato etico, ritenendo che “il genocidio continua proprio perché chi avrebbe la possibilità di agire non lo fa. Questo rende ancora più importante la nostra lotta: non abbiamo intenzione di farci scoraggiare. Saremo tanto più forti quante più persone e realtà sociali si faranno portatrici di questa causa prendendo parte alle prossime mobilitazioni in concomitanza con la partenza della Global Sumud Flotilla”.
Sulla vicenda riportiamo stralci di un comunicato della Sezione del Partito dei Carc di Firenze Rifredi che sta partecipando attivamente a questa lotta.
“Questa prima conquista strappata dimostra l’importanza, per chi vuole cambiare il corso delle cose, di sviluppare un’azione che non si faccia frenare dai limiti che la borghesia ci impone.
Dimostra che non dobbiamo aver paura e che dobbiamo osare, osare e ancora osare fino a trovare la strada giusta per raggiungere gli obiettivi che vanno nell’interesse delle masse popolari. Dimostra che è tutta una questione di rapporti di forza: dobbiamo continuare a rendere la questione della rimozione del sionista Marco Carrai dalla presidenza della Fondazione Meyer un problema di ordine pubblico e mettere alle strette la dirigenza dell’Aou (ma il ragionamento vale anche e soprattutto per gli esponenti dell’Amministrazione comunale e del Consiglio regionale: Eugenio Giani, che aveva il coraggio di presentarsi ai cortei contro il genocidio a Gaza, come si posiziona in merito? Non vale balbettare della possibilità di non rinnovare la carica a Carrai una volta scaduto il mandato…).”
Se la borghesia imperialista si trincera nei suoi uffici senza proferire parola, dobbiamo entrare dalla porta o dalla finestra! Dobbiamo farlo in maniera determinata, senza farci intimidire ma anzi denunciando a gran voce l’azione delle Forze dell’Ordine, che il 10 aprile si sono presentate con agenti della Polizia e della Digos per identificare i presenti. Queste provocazioni non ci hanno fermato ieri, non ci fermano oggi e non ci fermeranno domani.






