Il 24 aprile si è svolto nella sala comunale di Villa Montalvo a Campi Bisenzio (FI) il convegno Disarmiamoci promosso da Disarma, Bds Italia, Ferrovieri contro la guerra e Coordinamento fiorentino Pace e Disarmo.
Le realtà promotrici hanno chiesto e ottenuto uno spazio comunale per il convegno e man mano che l’iniziativa ha preso forza e le adesioni crescevano, l’amministrazione comunale se ne è fatta lei stessa promotrice: la vicesindaca Federica Petti ha moderato l’iniziativa insieme a Fabio Gambone del P.Carc.
Anche altri rappresentanti delle istituzioni locali del territorio erano presenti: Andrea Tagliaferri, sindaco di Campi Bisenzio, Giuseppe Carovani, sindaco di Calenzano, e Damiano Sforzi, candidato sindaco a Sesto Fiorentino per M5s, Pd, Avs e Per Sesto.
Molto rappresentato il campo degli organismi operai e popolari. Li citiamo tutti perché l’elenco permette di intuire la ricchezza del confronto: Ferrovieri contro la guerra, Collettivo di Fabbrica Gkn, Gruppo Autonomo Portuali Livorno, Comitato Lavoratori Scuola Siena, Scuole Non Caserme, Rete Pace e Disarmo, Bds, Coordinamento Nazionale No Nato, Comitato No Comando Nato, Coordinamento fiorentino Contro il Riarmo, Comitato No Aeroporto, Rete No Gesi Amiata.
Presenti anche alcuni rappresentanti dei lavoratori e forze sindacali: Lorenzo Vieri (Rsu Fiom Bobst), Stefano Battolla (Rsu Uil Ginori), Lorenzo Robin Frosini (Rsa Usb aeroporto di Firenze), la Cub di Firenze e una rappresentanza degli operai della Leonardo Spa.
Presenti associazioni e forze politiche (Emergency, Anpi Campi Bisenzio, Federazione Toscana del P.Carc) e singoli esponenti della società civile: Mohamed (artista di Gaza), Danilo Conte (avvocato di Usb), Luca Saltalamacchia (l’avvocato che segue la causa contro Leonardo Spa), la giornalista Sandra Gesualdi e padre Bernardo, abate della basilica di San Miniato.
Più di tre ore di confronto che, per ovvie ragioni, riassumiamo riportando le questioni principali.
Anzitutto, il quadro emerso dagli interventi dei lavoratori: la Terza guerra mondiale è in corso, l’Italia è in guerra e i lavoratori sono più o meno direttamente arruolati tramite la logistica e la produzione bellica. Le leggi che regolano gli spostamenti di materiale bellico sono costantemente aggirate. La conversione bellica dell’industria avanza fagocitando produzioni strategiche e fabbriche in via di smantellamento.
I lavoratori che sono in prima fila nella lotta contro questo processo anziché ricevere sostegno da parte delle istituzioni, salvo rare eccezioni, vengono repressi. Per questo hanno espresso la necessità di misure anche legali che li tutelino e tra queste la legge per l’obiezione di coscienza: ad esempio, si potrebbe estendere la legge che permette di non arruolarsi in caso di leva militare anche ai lavoratori che non vogliono contribuire alla guerra con il loro lavoro.
Una legge simile sarebbe un tutela per chi si rifiuta di movimentare materiale bellico e sciopera.
Il legame tra la difesa dell’ambiente, la difesa dei posti di lavoro e la lotta contro la guerra è stato più volte ripreso.
Un lavoratore della Leonardo Spa ha raccontato dell’esperienza di organizzazione nel suo stabilimento, della loro opposizione all’invio di armi a Israele e dei tentativi di trovare la strada giusta per potersi rapportare con le organizzazioni operaie e popolari solidali con la Palestina per rompere la contraddizione da cui guadagnano solo i guerrafondai.
La Rsa dell’aeroporto di Firenze si è espressa contro il progetto di raddoppio della pista e ha manifestato solidarietà al comitato popolare che vi si oppone. Ha spiegato che in Toscana gli aeroporti sono gestiti dal console onorario di Israele Marco Carrai. Costui promuove il progetto di devastazione ambientale del raddoppio della pista di Firenze, per spostare i voli civili dall’aeroporto di Pisa e incrementare così i voli militari, cercando di alimentare la contraddizione tra i lavoratori e i comitati cittadini che si oppongono al progetto e all’esistenza stessa dell’aeroporto.
Il CdF Gkn e il Gap di Livorno hanno ribadito il loro impegno a sostegno alla Global Sumud Flotilla, in partenza proprio in quei giorni. Oltre a dare la loro adesione all’“equipaggio di terra”, alcuni di loro saranno anche sulle barche che forzeranno il blocco navale a Gaza.
Ovviamente gli organismi operai e popolari hanno avanzato proposte e sollecitazioni agli amministratori locali, a partire dalla necessità di mettere una marcia in più nel sostegno ai processi di riconversione industriale dal basso che escludono la produzione bellica: è il caso della ex Gkn, con l’avvio del consorzio pubblico industriale.
È chiaro che gli amministratori locali hanno molte strade per sostenere il movimento popolare; alcune di esse sono state esplicitamente indicate:
– prendere posizione pubblicamente a sostegno dei lavoratori che applicano l’art.11 della Costituzione, a partire da quelli che denunciano e bloccano i traffici di armi e che fronteggiano la militarizzazione delle scuole e delle università;
– produrre atti ufficiali (o comunque presentare mozioni e ordini del giorno in Consiglio comunale) contro la legge approvata dal parlamento della colonia di Israele che commina la pena di morte, su base etnica, ai “terroristi palestinesi”. Sostenere e pretendere la destituzione immediata di Marco Carrai dalla presidenza della Fondazione Meyer in quanto rappresentante politico di uno Stato che attua la pena di morte su tali basi;
– alimentare le campagne di boicottaggio di Teva e di altre aziende, sia israeliane che italiane, che operano nei territori dei tre comuni e che continuano a sostenere le politiche genocidiarie;
– sostenere con sedi, dati e altri mezzi l’istituzione di un Osservatorio sui traffici di armi, e materiale bellico in generale, che monitori la produzione, ma anche la logistica (quindi che abbia un occhio su strade, autostrade, ferrovie, porti e aeroporti): si tratta di una questione non solo etica, ma anche di sicurezza generale dei cittadini.






