Il 19 febbraio a Washington si è svolta la riunione inaugurale del Board of peace di Trump alla quale erano presenti leader e rappresentanti di oltre 40 paesi.
Il governo Meloni ha deciso di partecipare in qualità di “paese osservatore” inviando il ministro degli esteri Tajani; infatti non può essere un membro effettivo poiché lo statuto dell’organizzazione presenta profili di contrasto con l’articolo 11 della Costituzione. Il governo Meloni con questa presenza, pur non avendo di fatto voce in capitolo, mostra il suo asservimento agli imperialisti Usa e all’Amministrazione Trump e cerca di raccogliere le breiciole per alcune imprese italiane nei progetti di ricostruzione di Gaza per cui sono stati annunciati impegni per 17 miliardi di dollari: 10 miliardi dagli Stati Uniti e 7 miliardi da altri paesi membri del Board, tra cui Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Kuwait e Qatar.
Mentre nella sede dello United States Institute of Peace, che per l’occasione è stata rinominata “Donald J. Trump United States Institute of Peace”, si teneva un vero e proprio show all’americana, droni israeliani hanno causato feriti a Gaza City e a Khan Younis e un ragazzo palestinese di 19 anni, Abu Siyam, è stato ucciso da coloni israeliani durante un attacco nell’area di Ramallah, in Cisgiordania. Altro che fuoco cessato e piano per la pace!
Non solo nella Striscia di Gaza, la situazione è incandescente anche in Cisgiordania, dove oltre alle operazioni militari sono aumentate le violenze dei coloni sui palestinesi, sostenute direttamente dall’esercito sionista, come ha denunciato anche Hamdan Ballal, vincitore del premio Oscar per il documentario No Other Land.
Anche in ragione della diffusione mondiale del film e della precisa denuncia dell’azione dei coloni,il 15 febbraio Hamdan Ballal è stato nuovamente aggredito nella sua casa a Susiya e quattro dei suoi familiari sono stati arrestati.
Nel periodo dal 13 a 19 febbraio, il Centro di informazione palestinese ha registrato 1093 attacchi delle forze di occupazione e dei coloni in Cisgiordania: “3 persone assassinate, 52 feriti, 157 arresti, 19 deportazioni, 214 perquisizioni violente di appartamenti, 44 case demolite, 192 restrizioni attorno alle città e villaggi con posti di blocco, 57 chiusure delle città con tanto di coprifuoco, 48 spari con cecchini, 100 aggressioni dei coloni ebrei, 158 attacchi a case, 6 attacchi a luoghi di culto sia musulmani che cristiani, 41 confische di proprietà, 2 attacchi contro equipe mediche”. Tutto in nemmeno una settimana!
Ad alzare il tiro in Cisgiordania contribuiscono le misure del governo Netanyahu per rafforzare il controllo sui territori occupati.
Secondo le nuove disposizioni, le regole edilizie in vigore nell’Area C (sotto pieno controllo israeliano secondo gli Accordi di Oslo e pari a circa il 60% della Cisgiordania) verranno estese anche all’Area A (sotto il controllo politico e militare dell’Autorità Palestinese, pari al 17% del territorio) e all’Area B (a gestione condivisa – circa il 23%): Tel Aviv potrà così gestire permessi di costruzione e demolizione anche in aree che formalmente non sono sotto la propria giurisdizione.
È stata inoltre revocata la segretezza dei registri catastali in vigore fin dal periodo ottomano e approvato il censimento dei terreni delle Aree C. In questo modo viene imposta, con le buone o con le cattive, la vendita di terre palestinesi a cittadini israeliani, annullando la legge giordana del 1953 che ne vietava il trasferimento a persone non arabe o non palestinesi. Rendendo pubbliche le identità dei proprietari terrieri palestinesi, coloni e società immobiliari possono ora prendere di mira individui specifici per esercitare pressioni o estorsioni al fine di forzare la vendita dei terreni. Inoltre i palestinesi vengono obbligati a dimostrare la proprietà dei terreni, pena la confisca, ma il più delle volte è per loro impossibile, in quanto i dati catastali di solito non sono registrati ufficialmente proprio a causa della diffidenza verso il governo o per evitare tasse e coscrizione militare.
Questo pacchetto di misure pone di fatto fine agli Accordi di Oslo del 1993, privando l’Autorità Nazionale Palestinese (Anp) dei suoi restanti poteri civili, decretando l’annessione della Cisgiordania a Israele e l’istituzionalizzazione del sistema di “apartheid municipale” nelle principali città palestinesi.
In altre parole la farsa dei “due popoli e due stati” viene definitivamente smascherata…
A nulla servono le dichiarazioni del Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres che ha invitato Israele a “revocare immediatamente” tali misure, definendole “non solo destabilizzanti ma, come ribadito dalla Corte Internazionale di Giustizia, illegali”. A queste parole hanno fatto eco le condanne di Anouar el Anouni, portavoce della Commissione Europea per gli Affari Esteri e della Lega Araba, ma Israele fa “orecchie da mercante” e prosegue con la propria agenda politica e militare.
Un appello chiaro rivolto a tutte le forze della resistenza e al popolo palestinese arriva invece da Hamas che ha invitato “i giovani ribelli di tutta la Cisgiordania e di Gerusalemme a intensificare il confronto con l’occupazione e i suoi coloni con tutti i mezzi disponibili, al fine di ostacolare i progetti di annessione, giudaizzazione e sfollamento”.
Anche il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (Fplp) ha chiamato alla mobilitazione esortando tutte le fazioni palestinesi a superare le divisioni e a unirsi in una “lotta nazionale rivoluzionaria”.
Il futuro dei palestinesi della Cisgiordania, come per quelli di Gaza, dipende anzitutto dalla loro resistenza e dalla solidarietà internazionalista verso la loro eroica lotta.


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