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Isernia. La tenda del sindaco

Teresa Noce by Teresa Noce
Marzo 1, 2026
in Resistenza n. 3/2026
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Pubblichiamo questo contributo per due motivi.

Il primo è che si tratta di una sintetica ricostruzione della distruzione del sistema sanitario nazionale vista “dal Molise”.

Il Molise non ha alcuna particolarità “speciale” è come lo altre regioni. E la sanità molisana è come quella di altre regioni: ambito di devastazione e saccheggio per i capitalisti. E questo contributo lo fa emergere bene.

Il secondo motivo è che il contributo inizia ricordando l’iniziativa del sindaco di Isernia, Pietro Castrataro. Dal 26 dicembre dorme in tenda davanti all’ospedale per protesta contro l’annuncio di nuovi tagli alla sanità.

Non sappiamo molto di questo sindaco, sappiamo quanto basta per portarlo a esempio di quello che può fare un sindaco per opporsi alle decisioni dei molti “piani superiori”.

Non sono “le barricate”, ma la sua protesta dimostra quanto siano frasi di circostanza tutte le giustificazioni sul fatto che “un sindaco non può fare niente” biascicate dai primi cittadini di città ben più influenti di Isernia. Milano, Roma, Napoli, Torino… la questione non è avere dalla propria parte le leggi, ma avere fra i propri obiettivi gli interessi delle masse popolari.

***

Il sindaco di Isernia, Pietro Castrataro, dorme da più di 50 giorni in una tenda davanti all’ospedale F. Veneziale. È una immagine simbolica forte di una autorità istituzionale che pone il proprio corpo come ultima difesa di una struttura importante per la città ed è praticamente solo.

I diversi partiti che hanno accompagnato il sindaco nella fiaccolata del 18 gennaio, che ha coinvolto più di 7000 persone, sono tiepidi o assenti a livello istituzionale, nell’esprimere una posizione di contrasto alla destrutturazione della sanità pubblica.

Attendono tutti, come un muro di gomma, che possa spegnersi l’interesse intorno al sindaco e riprendere la solita gestione di progressiva demolizione del servizio sanitario pubblico per privatizzarlo.

Infatti l’azione di Castrataro ha un significato molto più ampio della difesa dell’ospedale isernino in quanto mette in luce la progressiva destrutturazione della sanità pubblica.

Proviamo a spiegare cosa è avvenuto a livello regionale e, poi, anche a livello nazionale nella gestione della sanità.

Bisogna partire da lontano per cercare di far comprendere l’attuale situazione e precisamente dagli anni Ottanta del secolo scorso, subito dopo l’emanazione della legge 833 che istituiva il servizio sanitario uguale per tutti i cittadini. In quella legge c’era una norma, voluta dai liberali di allora, contrari a un servizio universalistico, per cui dei privati potevano, tramite convenzione, attingere allo stesso fondo sanitario che finanziava il servizio pubblico.

In Molise, in quegli anni, per 300.000 abitanti, c’erano 6 ospedali più altre strutture pubbliche a disposizione. Quindi non ci sarebbe stato bisogno di alcun privato convenzionato. Tuttavia, la politica, che aveva nei fondi sanitari il grosso dei trasferimenti dei fondi statali alle regioni, per motivi clientelari appaltò a una struttura privata convenzionata tutta la diagnostica d’avanguardia di allora: Tac, ecografia, scintigrafia, ecc.

In pratica, gli ospedali facevano da serbatoi e con ambulanze e pulmini portavano i pazienti in quella struttura privata, drenando denari pubblici per vantaggi privati. Quella stessa diagnostica si sarebbe potuta tranquillamente posizionare in una struttura pubblica.

Questa scelta di accreditare privati è continuata nel tempo con due grossi istituti di ricerca ed una miriade di altre piccole strutture, creando, di fatto un ingorgo strutturale.

Fino a che lo Stato ripianava a piè di lista i debiti regionali, questo era un modo, per i politici, di avere più soldi per gestire queste e altre clientele. Quando, con l’introduzione dell’euro, si pose un blocco nella possibilità regionale di fare debito, il sistema sanitario, diventato pletorico, entrò in crisi.

Romano Prodi, nel suo ultimo governo, ripianò quasi del tutto il debito sanitario molisano, ma questo, con la gestione del centrodestra di Iorio come presidente e Di Giacomo, attualmente subcommissario, ma allora assessore alla sanità, si rideterminò subito, portando la sanità molisana al commissariamento nel 2009.

Il commissariamento è la gestione diretta dello Stato, scavalcando la regione, e avrebbe dovuto portare a una risoluzione del debito e alla riorganizzazione della sanità in tempi brevi.

In questo commissariamento si è proceduto alla chiusura di ospedali e servizi pubblici, mentre sono aumentati i convenzionamenti con le strutture private. Sotto la gestione del centrosinistra di Frattura, con il Pd ed altri satelliti, si è arrivati ad avere che il 40% dei posti letto regionali e il 40 % dei fondi regionali andassero a strutture private.

In tutta questa gestione commissariale non è stato individuato il motivo del debito, non ci è stato detto dove finiscono i soldi, ma abbiamo un debito sempre presente, un aumento delle tasse che pagano i cittadini molisani, una chiusura di strutture pubbliche e un aumento delle convenzioni con i privati.

I privati utilizzano i mezzi regionali per promuovere servizi che danno loro più profitti e non quelli di cui necessita la popolazione. Per cui abbiamo il paradosso di una notevole mobilità attiva extraregionale, i cui profitti vanno ai privati convenzionati, ma, nello stesso tempo, abbiamo una altrettanto notevole mobilità passiva verso altre regioni di cittadini che non trovano risposte nel Molise perché quei fondi e posti letto dati ai privati vengono utilizzati per altro.

In questo contesto abbiamo la destrutturazione in fase avanzata dell’ospedale di Isernia, a cui il sindaco cerca di opporsi.

La volontà politica di privatizzare la sanità, che è trasversale e riguarda tutte le formazioni politiche e mostra chiaramente la dipendenza della politica dal potere finanziario, la si può chiaramente vedere da alcuni atti governativi che si sono susseguiti nel tempo:

– la trasformazione delle Usl in Asl, aziende che hanno un interesse essenzialmente economico;

– la riduzione dei posti letto ospedalieri dal 6 per mille al 3 per mille senza alternative territoriali per la popolazione;

– il blocco del turnover del personale ed il numero chiuso universitario che appare, quanto meno, programmato male;

– il progressivo definanziamento del fondo sanitario, che è passato da più del 7% a quasi il 6% del Pil. Mentre chiudono strutture pubbliche, aumentano i privati convenzionati.

Non è un caso che la spesa sanitaria privata abbia superato i 50 miliardi, che si parli di assicurazioni private integrative e che più di 5 milioni di cittadini rinuncino alle cure. Tutto questo avviene mentre aumentano a dismisura le spese per gli armamenti.

L. Pastore
Isernia, 16 febbraio 2026

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Tags: Movimenti
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